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22.12.2020 - 06:000
Aggiornamento : 09:07

«Con noi la gente può urlare e disperarsi»

Telefono Amico assediato nelle ultime settimane a causa del Covid. La portavoce Claudia Cattaneo: «Non giudichiamo mai».

Regna l’incertezza tra la popolazione. È quanto emerge dai colloqui di aiuto del 143. Colpa anche di alcune strategie politiche poco efficaci.

LUGANO - Mai come in occasione delle imminenti festività le linee del Telefono Amico sono state tanto roventi. La pandemia in corso sta facendo crescere le chiamate verso il 143. Lo conferma Claudia Cattaneo, portavoce per la Svizzera italiana. «È così. Mentre in primavera ci si rivolgeva soprattutto alle hotline per il Covid, ora diversa gente chiama noi. Soprattutto per sfogarsi. Con noi può urlare e piangere, anche in maniera non convenzionale».

I numeri abituali – Nel 2019 sono stati 12.123 i colloqui d'aiuto del Telefono Amico a sud delle Alpi, oltre 181.000 a livello nazionale. Cattaneo non ha dubbi: «Quest’anno queste cifre saranno più alte, per forza di cose. Nelle ultime settimane le telefonate sono aumentate considerevolmente, anche se non siamo ancora in grado di fornire delle statistiche. Il tema ricorrente è quello del Covid». 

Il peso della stagione – Perché in primavera no, e adesso sì? Cattaneo ha una sua spiegazione. «In primavera si trattava della prima volta. Si andava anche verso la bella stagione, si poteva uscire un po’ più di casa. Adesso alle 17 è buio e da lì in poi chi è solo non vede praticamente più nessuno. Ci sono anche più incertezze, stanchezza, paura».

Traumi non elaborati – E c’è anche chi non riesce a elaborare i propri traumi. «Come la perdita di una persona cara. Il fatto di non avere potuto celebrare un funerale normale ha un peso. Così come ce l’ha il fatto di non potere vedere una persona ricoverata. O semplicemente si fa sentire la lontananza dai propri affetti, dalle attività ricreative. Di regola il mese di dicembre è quello che più fa emergere le nostre angosce, stavolta lo è ancora di più».   

Pronti a tutto – Una cinquantina i volontari nella Svizzera italiana. A volte si ritrovano al telefono con persone disperate. «Si sente la fatica che ci si trascina dalla primavera. Nemmeno la prospettiva del vaccino sembra calmare la mente di alcuni. La regola numero uno per i nostri turnisti è quella di essere aperti, di lasciare sfogare la persona con cui si sta parlando. A volte c’è chi urla e ci attacca il telefono in faccia. Per fortuna è raro, ma non ce la prendiamo. Può essere una reazione umana, siamo preparati a tutto».

Un sostegno alle emozioni – Secondo alcuni, il Telefono Amico rappresenterebbe una pura illusione. In fondo si potrebbe pensare che chiamandolo non si risolve granché dal punto di vista pratico. «Ma dal profilo emotivo invece sì – precisa Cattaneo –. Ci sono persone che hanno bisogno di buttare fuori la loro rabbia, la loro frustrazione. Noi le ascoltiamo e cerchiamo di fare in modo che trovino, dentro di loro, le risorse necessarie per andare avanti. Non giudichiamo mai, l’empatia è la nostra forza, lo mostriamo anche nel servizio chat, attivo già da qualche anno, con circa 200 consulenze all’anno».

Tra le mura di casa – Le telefonate durano in media tra i 20 e i 30 minuti. «Per alcuni il fatto di dovere stare chiusi in casa è problematico anche dal profilo relazionale. Magari perché ha problemi di coppia. O perché non riesce a gestire la famiglia. Non a caso sta aumentando anche la violenza domestica. E constatiamo anche una certa tendenza verso le dipendenze, come ad esempio il gioco online. È lì che si veicolano tante frustrazioni».

La responsabilità individuale che traballa – Durante tutto l’arco della pandemia in Svizzera si è pensato tantissimo alla salute fisica e all’economia. Meno alla salute mentale. Cattaneo chiude con una considerazione personale. «La politica, con continui cambiamenti di regole, non ha aiutato la popolazione. Sarebbero state meglio regole chiare e ferree per tutti. Sentire direttive che vengono modificate ogni tre giorni aumenta il senso di insicurezza. Così come il continuo rimbalzare di responsabilità tra Confederazione e Cantoni non aiuta nessuno». 


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