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«Qui niente obbligo di mascherina e si può fare sport di contatto»
Yannick Ilunga
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04.11.2020 - 17:070
Aggiornamento : 05.11.2020 - 08:45

«Qui niente obbligo di mascherina e si può fare sport di contatto»

Nato e cresciuto a Locarno, Yannick Ilunga oggi vive a Helsinki, in Finlandia. E spiega la "sua" pandemia.

Il 33enne specialista in podcasting è stato ospite di Piazza Ticino. E ha illustrato come il Paese nordico sta "sfidando" il nuovo coronavirus.

HELSINKI - Da quando è iniziata la pandemia, i Paesi del nord dell'Europa sono stati in un certo senso mitizzati. In particolare per il loro approccio soft nei confronti del Covid-19. Ma è davvero così? Ne abbiano parlato su piazzaticino.ch con Yannick Ilunga, classe 1987, specialista in podcasting, nato e cresciuto a Locarno, ma residente a Helsinki, in Finlandia, dove abita e lavora ormai da diversi anni. 

A nord vivete il Covid davvero in forma diversa?
«Questo "mito" nasce soprattutto dalle scelte della Svezia. Gli altri Paesi nordici si sono comportati diversamente. In Finlandia sono state comunque introdotte alcune misure importanti. Ad esempio, bar e ristoranti devono chiudere alle 23. E l'ultima ordinazione la puoi fare al più tardi alle 22. Poi, almeno fino alla fine del 2020, si raccomanda di lavorare da casa. Alcune scuole, inoltre, permettono agli studenti di decidere se seguire le lezioni dal vivo oppure online».

Si dice che la Finlandia abbia limitato l'arrivo di persone dall'esterno. Come funziona?
«Non è che in confini finlandesi siano chiusi. Ma ci sono paletti marcati. C'è la quarantena volontaria imposta a chiunque arrivi da una lunga serie di Paesi. Sono stati inoltre cancellati alcuni eventi importanti e per questo arriva meno gente. Anche il villaggio di Babbo Natale, a Rovaniemi, solitamente parecchio frequentato, quest'anno avrà un'attività decisamente limitata».

Affrontiamo un altro luogo comune. È vero che i nordici sono molto diligenti?
«Di per sé, sì. I finlandesi sono indipendenti, amano le libertà individuali, ma ascoltano e seguono le linee guida. Anche per questo la mascherina è solo raccomandata. Sui mezzi pubblici nessuno ha niente da dire se qualcuno non la indossa».

La Finlandia ha 5,5 milioni di abitanti. Come è messa a livello di contagi?
«Si parla di 16.637 casi totali, 359 morti, 70 ospedalizzati al momento di cui 13 in cure intense».

Numeri relativamente bassi...
«Ovviamente bisogna ricordarsi che la Finlandia ha una posizione geografica defilata. Non è come la Svizzera che è al centro dell'Europa. Abbiamo anche una minore densità di popolazione. Alcune persone vivono a chilometri di distanza tra loro. E poi c'è proprio lo stile di vita finlandese che non va dimenticato. Già di per sé i finlandesi non tendono ad ammassarsi». 

Le attività di contatto possono essere praticate in Finlandia? 
«Sì. Io gioco regolarmente a calcio e a pallavolo. L'unica restrizione è legata al fatto che a fine partita non si stringe la mano agli avversari e non si beve insieme. Fa un po' sorridere come limitazione. Nelle ultime settimane, tra l'altro, ci hanno consigliato di usare la mascherina negli spazi comuni. Ma non ci sono mai imposizioni in tal senso».

Pensando a questi mesi di pandemia, c'è qualche aneddoto finlandese curioso che vale la pena di ricordare?
«Alcuni immigrati italiani in primavera hanno fatto una quarantena volontaria come gesto di solidarietà verso i loro compatrioti e famigliari che vivono in Italia. Si sentivano "a disagio" per il fatto di potere vivere senza restrizioni particolari. Una persona che conosco, invece, nei mesi più complicati ha deciso di staccare dalla città e andare a vivere in un cottage in mezzo alla natura, isolata da tutti. In questo modo non avrebbe dovuto rispettare regole di alcun genere». 
 

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