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15.05.2020 - 16:490
Aggiornamento : 17:44

Nel 10% del personale sanitario trovati anticorpi al SARS-CoV2

I risultati del test sierologico effettuato su 4.728 volontari tra medici, infermieri e operatori sanitari

 Quasi il 10% degli operatori sanitari che hanno partecipato al test sierologico presentava anticorpi indicanti una probabile avvenuta esposizione al SARS-CoV-2, responsabile del COVID-19.  È questo l'esito del progetto, partito lo scorso 16 aprile, per testare, su base volontaria, il personale potenzialmente maggiormente esposto alla malattia. Coordinato dalla Clinical Trial Unit EOC (CTU-EOC), il progetto è svolto in collaborazione tra ospedali, centri COVID-19 in Ticino (Ente Ospedaliero Cantonale EOC e Clinica Luganese Moncucco), l’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB, affiliato all’USI) e Humabs BioMed (filiale di Vir Biotechnology). La partecipazione è stata molto elevata, segnale della grande collaborazione sul territorio: dai 4’728 campioni di siero prelevati è stato possibile effettuare i test sierologici e valutare i primi risultati in meno di un mese. Nel 9,73% (460) dei campioni di siero sono stati rilevati anticorpi. 

«L’adesione allo studio e la rapidità di esecuzione dello stesso è notevole e ci piazza bene nel confronto con altre iniziative simili a livello nazionale e forse di più» commenta Alessandro Ceschi, direttore della CTU-EOC. «Grazie agli operatori sanitari volontari disponiamo ora di dati, che approfondiremo ulteriormente nei prossimi giorni, che contribuiscono a chiarire la situazione epidemiologica del Cantone in una popolazione potenzialmente a rischio e che potranno contribuire a definire la strategia futura in questo contesto». 

Il test sierologico usato all’IRB, spiega Federica Sallusto, direttrice di laboratorio all'IRB, «misura gli anticorpi contro la porzione del virus che è responsabile dell’infezione delle cellule dell’ospite. Esperimenti di validazione hanno confermato l’elevata specificità e sensibilità del test. In ogni caso, è importante ricordare che la presenza di anticorpi specifici non ci permette ancora di stabilire se un individuo è protetto, parzialmente o totalmente, da una re-infezione. Per questo sarà importante continuare a seguire nel tempo i donatori che hanno sviluppato gli anticorpi».

Una possibilità che, osserva Paolo Ferrari, Capo Area Medica all’EOC, «ci permette un’unica opportunità di poter anche approfondire le conoscenze sulla risposta immunologica al SARS-CoV-2 analizzando la risposta immunitaria cellulare, che è un elemento altrettanto importante di difesa del corpo contro i coronavirus».

Questo lavoro, ricorda Emiliano Albanese, direttore dell’Istituto di salute pubblica dell’USI,  «si inserisce in un insieme di progetti sviluppati da ricercatori ticinesi per valutare e gestire le conseguenze dell'infezione COVID-19, in collaborazione con partner nazionali e internazionali, e con le autorità sanitarie. Tra questi figurano studi ‘popolazionali’ che permetteranno di situare nel contesto generale i risultati qui presentati».

Al progetto ha partecipato il personale medico-sanitario di EOC, Cardiocentro Ticino e Servizio Trasfusionale con complessivamente 4334 collaboratori, Clinica Hildebrand (294 collaboratori) e Clinica Moncucco (100).

 

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