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25.03.2020 - 06:080

In Ticino l'aria è già pulita, niente effetto coronavirus

In Cina e in Lombardia l'inquinamento atmosferico è diminuito, in Ticino no

Secondo un esperto, in Cina, i due mesi di riduzione dell'inquinamento hanno probabilmente salvato la vita di oltre 70'000 persone

LUGANO - In Cina, come anche in Lombardia, l'aria è diventata gradualmente più pulita. L'inquinamento atmosferico è infatti diminuito a causa dello stop generale della routine e delle attività umane per arginare la diffusione del coronavirus.

Invece, in Ticino, non si nota nessuna particolare differenza rispetto alle classiche fluttuazioni stagionali, presenti ogni anno.

Ne abbiamo parlato con Ivan Maffioli, dell'Ufficio dell'Aria, del Clima e delle Energie rinnovabili. «Si sta seguendo il classico andamento stagionale, è stato un inverno positivo grazie alle condizioni atmosferiche, con poche precipitazioni e una situazione ventilata. Non è possibile notare nessuna diminuzione dovuta al coronavirus. Non abbiamo notato niente fuori dalla norma» conferma Maffioli.

Maffioli ci ha anche spiegato la tendenza degli ultimi anni: «Nel 2019 siamo arrivati ai minimi storici, è stato un anno particolarmente positivo. C'è una chiara tendenza alla diminuzione sul lungo termine. È vero che aumentano i veicoli, ma tutti i modelli emettono sempre meno». Un ottimo risultato per il Ticino quindi, che dimostra che si sta lavorando nella giusta direzione.

L'inquinamento dell'aria

Le principali sostanze inquinanti dell'aria sono il diossido d'azoto (NO2), l'ozono, e le polveri fini.

In Ticino, come conferma l'Osservatorio ambientale della Svizzera Italiana (OASI), la fonte principale di NO2 è il traffico stradale, responsabile di circa il 70% delle emissioni di questo inquinante. D'altra parte, la formazione di polveri fini avviene tramite combustioni incomplete (incendi, traffico motorizzato, impianti, industrie) e processi di erosione (agricoltura, pavimentazione stradale, usura di freni/pneumatici). L'ozono è invece principalmente dovuto a condizione meteorologiche di un certo tipo: giornate secche e ventose.

Le considerazioni riguardanti l'inquinamento atmosferico sono però iniziate con l'esempio della Cina. Il professore di Scienze del sistema Terra Marshall Burke ha infatti calcolato il calo dell'inquinamento nel Paese asiatico, elaborando la seguente ipotesi: I due mesi di riduzione dell'inquinamento hanno probabilmente salvato la vita di 4'000 bambini sotto i 5 anni e 73'000 adulti oltre i 70. L'esperto ha spiegato la propria tesi sul blog G-Feed.

L'obbiettivo di Burke è di evidenziare le conseguenze, spesso nascoste, del modo di fare attuale dell'umanità ("status quo") sulla salute di tutti noi. Un effetto collaterale del coronavirus sarà infatti la diminuzione dei decessi per inquinamento atmosferico a livello globale. La stessa tesi è confermata anche dal Centro per la Ricerca sull'Energia e l'Aria pulita (CREA).

«Questa riduzione dell'inquinamento in poco più di un mese potrebbe significare decine di migliaia di morti evitate» ha twittato il Centro, e questo dimostra quanto sia facile trascurare le minacce croniche e a lungo termine per la salute, come appunto l'inquinamento atmosferico.

Malgrado ciò, le ultime immagini provenienti dalla Cina ci mostrano che la situazione sta tornando ad essere quella di prima. Chissà, forse tutto ciò non ci insegnerà niente.

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