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SVIZZERASanzioni svizzere alla Cina? «Non svegliamo il can che dorme»

12.08.22 - 23:59
C'è chi chiede una linea dura contro Pechino. E chi invece non vuole mettere a rischio la neutralità (e gli affari)
reuters
Fonte 20 Minuten/Reto Bolman
Sanzioni svizzere alla Cina? «Non svegliamo il can che dorme»
C'è chi chiede una linea dura contro Pechino. E chi invece non vuole mettere a rischio la neutralità (e gli affari)

BERNA - Dopo la pausa estiva, la Commissione Affari Esteri (APK) del Consiglio degli Stati si riunirà nuovamente lunedì prossimo. Importanti saranno le deliberazioni sulla legge sugli embarghi e sull'opportunità di consentire alla Svizzera di decidere autonomamente le sanzioni contro individui, organizzazioni e Paesi in futuro.

Sul tavolo, ci sono da tempo possibili sanzioni contro la Cina. Le operazioni militari attorno a Taiwan potrebbero dare una spinta al dossier? Come riporta SRF, le opinioni su quale debba essere la reazione elvetica alle tensioni nel Pacifico sono tutt'altro che concordi. 

Secondo il socialista Eric Nussbaumer occorre una presa di posizione forte: il consigliere nazionale auspica senza mezzi termini delle sanzioni economiche. Gli interessi svizzeri in Cina non devono prevalere sull'impegno nella promozione dei diritti umani nel mondo, di cui la Confederazione si fa da sempre portatrice. 

Il collega Andreas Glarner la vede in modo diverso. Per il consigliere nazionale Udc sarebbe «molto maldestro svegliare il can che dorme» in Cina. L'anno scorso, l'Ue ha imposto sanzioni a un'azienda cinese e a tre funzionari cinesi per violazione dei diritti umani. Tuttavia, la Svizzera ha sempre fatto bene a «non interferire negli affari esteri» e dovrebbe salvaguardare la sua reputazione di stato neutrale.

Come Nussbaumer e Glarner anche il consigliere agli Stati Erich Ettlin (Centro) è membro del gruppo parlamentare di amicizia Svizzera-Taiwan e del gruppo Svizzera-Cina. Auspica una via di mezzo: una Svizzera che non adotti tutte le sanzioni dell'UE ma decida autonomamente caso per caso. Ettlin sottolinea che l'adozione di sanzioni dell'UE contro la Cina in questo momento sarebbe intesa come una reazione diretta alla situazione di Taiwan, e la considera sproporzionata. Pertanto la tempistica di eventuali sanzioni andrebbe «valutata attentamente». 

 

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