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SVIZZERA
05.12.2021 - 08:100
Aggiornamento : 15:07

La presidenza ci mostrerà un nuovo Ignazio Cassis?

Ne è convinto l'amico Fulvio Pelli in attesa della data storica (per il Ticino) dell'8 dicembre

BERNA - Se mercoledì per il Ticino sarà nuovamente un momento storico, per Ignazio Cassis che dopo un anno di vicepresidenza si appresta a diventare il prossimo presidente della Confederazione, potrebbe invece essere un momento di rinascita.

Gli ultimi 12 mesi, annota il TagesAnzeiger che dedica al ticinese un profilo, non sono stati affatto facili per il consigliere federale nostrano.

Dopo lo smacco dell'accordo quadro, e una trattativa con l'UE mai tenuta davvero in pugno, la sensazione diffusa che il ticinese - a Berna - sia solo e non particolarmente stimato malgrado una forte presenza sul web e un impegno a largo spettro su diverse tematiche sensibili. Non aiuta, inoltre, la batosta subita dal PLR a livello svizzero, che ne vede a rischio il seggio nel Consiglio Federale.

Tutto potrebbe cambiare con l'investitura di mercoledì, anche se in Ticino non si festeggerà a causa della preoccupazione per la variante Omicron. Ne è davvero convinto l'amico e commilitone Fulvio Pelli, che cita come esempi persone come Didier Burkhalter e Guy Parmelin entrambi «percepiti in maniera assai più dinamica di quando erano solo Consiglieri».

«Come presidente potrà mostrare il suo lato migliore», conferma Pelli sempre al Tagi, «potrà prendere le sue iniziative è impostare il discorso. Il dossier europeo? Non è andata bene, ma quel fallimento cade sulle spalle di tutto il Consiglio Federale».

Dopo Flavio Cotti, eletto nel 1998, Cassis sarà solo il quinto ticinese a essere presidente della Confederazione. 

Secondo alcune indiscrezioni, citate dal quotidiano zurighese, durante la sua presidenza Cassis avrebbe intenzione «di mostrare le diversità della Svizzera, ma in un modo nuovo». La parola d'ordine per il suo anno dovrebbe essere «coesione».

Secondo alcuni osservatori, inoltre, la presidenza potrebbe giovargli anche nella sua veste di capo del Dfae, incontrando in prima persona i capi di Stato delle altre nazioni.

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