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14.06.2021 - 08:070
Aggiornamento : 11:05

Dopo il “no” alla Legge sul CO2, altre vie per raggiungere gli obiettivi climatici

Un deputato PS ritiene che servano più incentivi, un parlamentare UDC afferma che non è necessaria un'azione massiccia

A seguito del risultato della votazione, il Governo federale ha affermato che ora sarà più difficile rispettare l'accordo di Parigi

Fonte 20 Minuten / Bettina Zanni
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

BERNA - La lotta alle emissioni di CO2 ha subito un brusco rallentamento: il 51,6% dei cittadini ha infatti respinto la Legge sul CO2. Uno strumento che aveva, come obiettivo il dimezzamento, entro il 2030, del livello del 1999 dei gas serra. La Svizzera si è comunque impegnata a rispettare l'accordo di Parigi sul clima. Ma come potrà fare? Durante la campagna in vista della votazione, il Governo federale aveva anticipato che un “no” alle urne avrebbe impedito di raggiungere l'obiettivo. L'attuale Legge su CO2 non permetterebbe infatti di effettuare investimenti ecocompatibili.

A seguito del risultato della votazione federale di ieri, la consigliera federale e ministra dell'ambiente Simonetta Sommaruga ha dichiarato che l'obiettivo climatico del 2030 sarà difficile da raggiungere. «A breve termine si tratterà di estendere la misura».

«Adottare misure settoriali» - «Per mettere in atto l'accordo di Parigi abbiamo sicuramente perso tre anni» afferma, da parte sua, il consigliere nazionale PS Roger Nordmann. La Legge suL CO2 respinta dai cittadini ha comunque mostrato che una politica climatica che va a toccare il portafoglio non ha nessuna possibilità. Sul fronte delle spese supplementari è stato raggiunto un limite. «Ora possiamo soltanto adottare delle misure settoriali che non prevedano delle tasse».

Il deputato socialista si aspetta che singole e specifiche proposte climatiche abbiano maggiori possibilità di essere accettate dai cittadini. «Il popolo dovrebbe per esempio potersi esprimere sulla necessità o meno d'introdurre degli standard più severi sulle emissioni per gli importatori di automobili».

E visto che non è più possibile introdurre ulteriori tasse, l'obiettivo climatico deve essere raggiunto con aiuti pubblici: «Soldi che potrebbero essere impiegati per l'installazione di stazioni di ricarica e il risanamento di edifici». Non c'è infatti consenso per una tassa su biglietti aerei o per il Mobility Pricing. E quindi il trasporto pubblico va reso più interessante con incentivi statali. «La Svizzera ha il vantaggio di potersi indebitare». E se ora si fa troppo poco per raggiungere gli obiettivi climatici, si rischia - sempre secondo il consigliere nazionale - un danno d'immagine e la perdita di credibilità.

«Le emissioni di CO2 diminuiscono ogni anno» - La vede diversamente il deputato UDC Christian Imark, secondo cui non sarebbe necessario un intervento massiccio per il clima. La Svizzera avrebbe infatti già uno standard elevato di politica climatica. «Ogni anno stiamo riducendo le nostre emissioni di CO2 del 2,5%». 

Imark sottolinea, inoltre, che la Svizzera ha la possibilità d'impiegare molte nuove tecnologie per sgravare i cittadini dalle tasse. «Per esempio l'utilizzo di cemento che cattura il CO2». Un altro strumento sarebbe il recupero del CO2 attraverso gli impianti d'incenerimento. Secondo il deputato UDC la Svizzera potrà mantenere la rotta giusta anche estendendo determinate misure previste dall'attuale Legge sul CO2.

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