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Berna«Arrivano meno profughi in Svizzera dalle zone di guerra»

16.09.22 - 10:50
La Consigliera federale Karin-Sutter: «E per la revoca dello stato di protezione, in 2700 hanno lasciato il Paese».
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Fonte ATS
«Arrivano meno profughi in Svizzera dalle zone di guerra»
La Consigliera federale Karin-Sutter: «E per la revoca dello stato di protezione, in 2700 hanno lasciato il Paese».

BERNA - Una fine nel breve periodo del conflitto in Ucraina non è prevedibile: il mondo dovrà prepararsi a una guerra di lunga durata. È l'opinione espressa dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter in un'intervista pubblicata oggi dai giornali di Tamedia. Sul fronte dei rifugiati la situazione si è stabilizzata e non dovrebbero esserci nuovi grandi afflussi in Svizzera.

La ministra non esclude che la Russia, confrontata con una serie di sconfitte sul terreno, cerchi di evitare di perdere la faccia ricorrendo a un'escalation. Sarà interessante vedere cosa succederà internamente nel paese: se ci dovesse essere una mobilitazione generale l'umore della popolazione potrebbe cambiare.

Malgrado il protrarsi dei combattimenti, il numero di persone in fuga dalle zone calde è andato via via scemando, stabilizzandosi su livelli medio bassi. I nuovi sviluppi del conflitto e il sopraggiungere dell'inverno saranno decisivi sul fronte dei profughi: attualmente le organizzazioni internazionali attive sul campo stanno lavorando affinché i rifugi in Ucraina stessa possano essere utilizzati anche con l'arrivo del freddo, in modo da consentire agli sfollati di rimanere nel loro Paese.

Secondo Keller-Sutter, anche se il numero dei profughi dovesse tornare a crescere, non si raggiungerebbero probabilmente i livelli dell'inizio del conflitto, quando ogni giorno in Svizzera arrivavano fino a 1'800 persone in cerca di protezione.

Nel frattempo diversi rifugiati hanno nuovamente lasciato la Confederazione: in più di 2'700 casi lo status di protezione S è stato revocato e altri 1'300 dossier sono attualmente all'esame. Riguardo alla validità dello statuto - ha precisato la consigliera federale - vi è ancora una certa incertezza: il Governo dovrà decidere se prorogarla per sei mesi da marzo 2023 o se abrogarla.

Si tratta in ogni caso di una questione che la Svizzera non può affrontare da sola, dato che lo status si applica a tutta l'area Schengen.

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