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SVIZZERAI datori di lavoro sono disposti ad assumere i rifugiati, ma c'è incertezza

18.08.22 - 14:12
La lingua è l'ostacolo più importante, ma anche la durata limitata del diritto di soggiorno
Archivio Keystone
Fonte ats
I datori di lavoro sono disposti ad assumere i rifugiati, ma c'è incertezza
La lingua è l'ostacolo più importante, ma anche la durata limitata del diritto di soggiorno
Inoltre, secondo i datori di lavoro, «gli uffici di collocamento dovrebbero fare di più per avvicinare i rifugiati alle aziende»

BERNA - Gli imprenditori svizzeri vogliono poter pianificare con più sicurezza l'assunzione di rifugiati ucraini. La durata limitata dello statuto S è a volte problematica. E anche gli uffici regionali di collocamento (URC) dovrebbero fare di più.

Richieste in tal senso sono state avanzate oggi dall'Unione svizzera degli imprenditori (USI), che in una conferenza stampa Berna ha presentato come base delle rivendicazioni un sondaggio rappresentativo condotto dall'istituto di ricerca Sotomo presso le aziende elvetiche.

Il 56% degli imprenditori ha mostrato interesse per l'assunzione dei profughi ucraini. Il 10% ha già compiuto questo passo e in gran parte si è detto soddisfatto delle prestazioni delle persone assunte. Oltre alla solidarietà, un terzo delle aziende interpellate ha citato fra i motivi per ingaggiare i rifugiati anche la carenza di manodopera e di lavoratori qualificati. Sovente gli ucraini hanno inoltre una buona formazione.

La lingua è l'ostacolo più importante
L'indagine di Sotomo ha pure identificato i motivi che rendono difficoltosa l'occupazione dei profughi. La padronanza linguistica insufficiente è la più importante, soprattutto nell'industria alberghiera e della ristorazione, ma anche nei settori dell'assistenza sociale e sanitaria.

Tuttavia sono proprio questi i rami che hanno il maggior bisogno di personale, afferma l'Unione degli imprenditori. Il 62% delle aziende chiede quindi a Confederazione e Cantoni di intensificare gli sforzi per offrire corsi di lingua.

Serve prospettiva a lungo termine
Un altro motivo di preoccupazione è il diritto di soggiorno limitato a un anno garantito dallo statuto S: per i primi rifugiati giunti dall'Ucraina esso scadrà tra sei mesi, nota l'USI. L'81% degli imprenditori che hanno già assunto rifugiati ucraini vedrebbe perciò di buon occhio un'estensione del diritto di soggiorno.

«Una prospettiva a lungo termine (...) incoraggerebbe le aziende a promuovere ulteriormente o addirittura a intensificare l'integrazione attraverso stage e apprendistati», ha dichiarato il presidente dell'USI Valentin Vogt, citato in un comunicato.

Un bacino di forza lavoro consistente
Secondo l'associazione dei datori di lavoro i profughi ucraini costituiscono un bacino di forza lavoro da non sottovalutare: sugli oltre 60'000 registrati in Svizzera, 33'000 sono in età lavorativa. In base ai dati della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM), il 10% di loro lavora.

Il sondaggio di Sotomo rileva poi che un'azienda su tre auspica un ruolo più attivo degli uffici regionali nel collocamento delle persone con lo statuto di protezione S. È infatti estremamente difficile per gli imprenditori raggiungere direttamente i rifugiati. E le responsabilità decentrate e su piccola scala rendono tutto ancora più difficile.

L'indagine ha anche rivelato che spesso i profughi non conoscono il mercato del lavoro svizzero. Gli URC dovrebbero quindi fornire loro un maggiore aiuto in questo senso.

Il sondaggio
Sotomo ha intervistato 367 aziende con cinque o più dipendenti nella Svizzera tedesca e francese tra il 18 e il 25 luglio. L'indagine è ponderata in base alle dimensioni dell'azienda. L'USI è l'organizzazione mantello che riunisce circa 90 associazioni padronali regionali o settoriali e singole aziende. In totale, rappresenta circa 100'000 imprese con un totale di due milioni di dipendenti.

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