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SVIZZERALavoratori del sesso contro il divieto di prostituzione

08.06.22 - 09:09
Il Parlamento discute una norma che vieta l'acquisto di prestazioni sessuali. Tra favorevoli e contrari
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Lavoratori del sesso contro il divieto di prostituzione
Il Parlamento discute una norma che vieta l'acquisto di prestazioni sessuali. Tra favorevoli e contrari

BERNA - Chi compra prestazioni sessuali deve essere punito. È quanto chiede, per mezzo di una mozione, la consigliera nazionale Marianne Streiff-Feller (Centro). La prostituzione - afferma la deputata - è quasi sempre associata a un obbligo, che sia nei confronti di un protettore, di un clan, del proprio partner o dovuto a una situazione di necessità. «Secondo degli studi del Parlamento europeo, l’89% delle donne lascerebbe tale attività se ne avesse la possibilità» sottolinea Streiff-Feller. Lo rende possibile il modello nordico, che non prevede soltanto il divieto di acquistare prestazioni sessuali, ma consente anche alle donne interessate di uscirne.

Tuttavia, si contano professionisti del sesso e organizzazioni che sono contrari alla richiesta avanzata in Parlamento. Tra questi, per esempio, il 45enne Nick Laurent, che da anni è attivo come gigolò. Secondo lui si tratta soltanto di «una sciocchezza». Con un divieto si otterrebbe l’effetto contrario a quello desiderato: la richiesta di prestazioni calerebbe in maniera insignificante.

«Non ci protegge, ma ci rende ricattabili» - Con l’introduzione di tale norma, le prostitute saranno inoltre meno protette dalla violenza e dallo sfruttamento: «Senza una base legale per il lavoro sessuale, le persone interessate vorranno collaborare meno con le autorità, rendendosi così ricattabili» afferma Laurent. Il settore avrebbe invece bisogno di una maggiore accettazione e di un sostegno finanziario più forte. «Gli abusi vengono puniti soltanto quando le organizzazioni sono sul posto con degli operatori di strada. E per questo servono soldi».

Anche la professionista del sesso Maîtresse K.* critica il modello nordico: «Con un divieto di acquistare prestazioni sessuali, le lavoratrici del sesso sono costrette a lavorare nell’ombra, perché dobbiamo continuare a lavorare nonostante il divieto. La proposta non è onesta ed è ingiusta». Non si punirebbero infatti soltanto i clienti, ma anche - seppur indirettamente - le professioniste del sesso, afferma ancora Maîtresse K.*: «Alla fine non siamo noi che teniamo il coltello dalla parte del manico, e temo che ci costerà caro».

Sofferenza fisica e psichica - Tuttavia si contano anche professioniste del sesso che approvano il modello nordico, come sottolinea Olivia Frei della Frauenzentrale di Zurigo. «Sono donne che ne soffrono mentalmente e fisicamente, che hanno maggiori probabilità di finire in una dipendenza da droga e hanno un tasso di mortalità relativamente alto».

Lo conferma Huschke Mau, un’ex prostituta che ha smesso dopo molti anni di attività. Le persone interessate dal fenomeno si trovano spesso in una situazione di dipendenza nei confronti del proprio protettore e devono consumare droga per fare fronte agli abusi che subiscono ogni giorno. «Quello che i protettori fanno vivere alle prostitute è tremendo. Ma che la nostra società si comporti come se la prostituzione fosse normale è ancora peggio». Huschke Mau chiede quindi che la prostituzione sia abolita.

Il parere delle organizzazioni - Anche la Frauenzentrale sostiene la mozione. «La prostituzione va intesa come un sistema che è intrinsecamente violento e costituisce un ostacolo all'uguaglianza di genere». Inoltre, la legislazione liberale del nostro paese sarebbe attrattiva per la tratta di esseri umani e renderebbe difficile il perseguimento penale. «Col modello nordico, aumenta il rischio per i trafficanti di esseri umani e i loro affari sono meno redditizi».

Si dice invece contraria ProCoRe, la rete nazionale per la difesa degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici del sesso in Svizzera. «La mozione è irrealistica e danneggia le persone interessate» afferma Rebecca Angelini, responsabile di ProCoRe. Il modello proposto spingerebbe i lavoratori del sesso a proseguire l’attività nell’illegalità. Ad Angelini non sarebbero noti professionisti del sesso favorevoli a un tale divieto. In quanto - conclude - si tratta di un’attività che permette loro di vivere e l’hanno scelta consapevolmente per diversi motivi.

*Nome noto alla redazione

Che la prostituzione sia un fenomeno da contrastare sono tutti d'accordo. Il problema resta il modo. L'approccio della Svezia, che multa il cliente ma non chi vende il proprio corpo, ha trovato credito in una mozione che il Consiglio nazionale affronterà nella sessione estiva. In attesa, ecco quali sono i modelli adottati dalle principali nazioni per il mestiere più vecchio del mondo:

Italia: legale ma non per il fisco - In Italia la prostituzione è stata deregolamentata con la Legge Merlin nel 1958, che ha decretato la chiusura delle cosiddette "case di tolleranza" (le case chiuse) e l'introduzione dei reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Oggi la prostituzione è quindi legale, ma le sex workers non sono messe in condizione di aprire una posizione all'INPS e pagare le tasse, dunque si trovano in un limbo fiscale all'interno però di una professione totalmente legale.

Svezia: punito il cliente, non la ragazza - Il Paese è il capofila del cosiddetto "modello nordico". Dal 1999 è illegale comprare servizi sessuali, ma non è illegale venderli. La Svezia ha depenalizzato l’attività di chi si prostituisce, ma ha vietato l’acquisto di sesso. In altre parole, a commettere un reato è il cliente: un modo alternativo per scoraggiare il commercio sessuale. Secondo alcuni studi, gli effetti sono stati evidenti. Nel Paese il numero di persone che si prostituiscono sarebbe un decimo rispetto alla vicina Danimarca.

Germania: la piaga del mercato nero - In Germania la prostituzione è stata legalizzata nel 2002, con lo scopo di mettere nelle mani delle prostitute il controllo della loro attività, attraverso contratti legali e coperture assicurative. Ma in pochi hanno aderito all'iniziativa e il "mercato nero" è ancora molto florido. I bordelli devono essere registrati, ma lo sfruttamento della prostituzione è ancora considerato un reato: difficilmente assumono le prostitute, ma stipulano con loro individuali contratti di affitto camere.

Francia: multe salate per i recidivi - La prostituzione nel Paese transalpino è legale, ma lo sfruttamento no. Una misura recentemente approvata in parlamento introduce multe per i clienti che rischiano sanzioni salate, in Francia da 1.550 fino a 3.750 euro per i recidivi. La legge mira a criminalizzare i fruitori dell'industria del sesso. Parigi prima puniva il meretricio e le prostitute rischiavano multe di quasi 4mila euro e due mesi di prigione in caso tentassero di 'abbordare' un cliente, ma le cose sono cambiate nel 2016.

Spagna: l'abolizione promessa - Meno di un anno fa il premier spagnolo Pedro Sánchez annunciò che la Spagna avrebbe abolito la prostituzione, colpevole di essere un'attività che «schiavizza le donne». Ad oggi, in Spagna, la legge prevede soprattutto sanzioni per gli sfruttatori, ma non per chi offre prestazioni a pagamento di propria volontà (purché non il meretricio non venga praticato in luoghi pubblici). La volontà del premier sarebbe quella di multare anche i clienti e chi affitta o mette a disposizione i locali.

Olanda: nuvoloni sulle luci rosse - Da molti considerato un “paradiso” delle libertà pensando al quartiere a luci rosse di Amsterdam, l'Olanda ha regolamentato il settore dell'industria del sesso a pagamento nel 2000, con case chiuse e attività di prostituzione considerate legali. Ma quest'anno è stato presentato un nuovo progetto di legge al Senato che, qualora passasse, renderebbe illegale ottenere permessi per attività sessuali, a meno che non si abbia una particolare "dispensa" dalle autorità locali. 

Danimarca: niente sussidi, ma tasse - In Danimarca la prostituzione è stata decriminalizzata nel 1999 per coloro che hanno più di 18 anni. Ma lo sfruttamento è tuttora illegale. Coloro che operano nel settore del sesso non possono avere accesso ai sussidi statali, perché la loro non è riconosciuta come una "professione" legittima, però sono obbligate a pagare le tasse. In Danimarca prostitute e sfruttatori pagano multe molto salate e il governo sta valutando un progetto di legge per punire anche i clienti delle lucciole.

Stati Uniti: la morale non basta - Gli Stati, ad eccezione del Nevada, hanno tutti previsto l’illegalità della prostituzione, essenzialmente in base ai valori morali di matrimonio, castità e dignità della donna; una severità il cui fondamento risale essenzialmente all’inizio del XX secolo e che classifica la prostituzione alla stregua di un’offesa alla pubblica decenza. Sulla base di ciò, alcuni studiosi hanno criticato come inefficace la normativa, soprattutto alla luce della persistenza e dell’ampiezza del fenomeno.

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