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SVIZZERA«La Svizzera ci ha deluso»

13.04.22 - 17:23
Le ong attive nei paesi arabi criticano la decisione di Berna di restituire 400 milioni alla famiglia Mubarak
reuters
Fonte ATS
«La Svizzera ci ha deluso»
Le ong attive nei paesi arabi criticano la decisione di Berna di restituire 400 milioni alla famiglia Mubarak

BERNA - Alliance Sud è delusa dalla decisione della Svizzera di chiudere l'indagine sui fondi dell'ex presidente egiziano Hosni Mubarak. Per l'associazione delle opere assistenziali svizzere, questo episodio dimostra ancora una volta che la legislazione elvetica sul denaro dei potentati di fatto è inapplicabile.

Le prove richieste all'Egitto, come alla Tunisia nel recente passato, sono praticamente impossibili da fornire, ma la quantità impressionante di denaro in gioco non lascia dubbi sulla sua origine, ha indicato a Keystone-ATS la comunità di lavoro, che riunisce Swissaid, Azione quaresimale, Helvetas, Caritas, Aiuto delle Chiese evangeliche svizzere, Solidar Suisse e Terre des hommes.

Il Ministero pubblico della Confederazione afferma che non è possibile dimostrare che i fondi bloccati in Svizzera abbiano un'origine illecita. È quindi impossibile individuare un'eventuale corruzione. "Nessuno dà una ricevuta quando riceve una tangente", dice ironicamente il direttore Andreas Missbach.

Inasprire la legge - Per Alliance Sud, la Svizzera dovrebbe cambiare la sua legge per invertire l'onere della prova. Spetterebbe a coloro che sono sospettati di riciclaggio provare che il denaro non proviene dalla corruzione, e non il contrario.

All'ultimo Forum sociale mondiale di Tunisi nel 2018, Alliance Sud ha potuto constatare la frustrazione della popolazione tunisina per l'inazione della Svizzera. Oggi, le speranze dei popoli dei paesi della primavera araba sono ancora una volta deluse dal legalismo elvetico.

I 400 milioni di franchi bloccati in Svizzera torneranno nelle tasche della famiglia Mubarak, proprio quando il popolo egiziano ne ha più che mai bisogno. Il paese sta sprofondando sempre di più nella crisi economica, resa ancora più acuta dalla guerra in Ucraina, che sta facendo salire il prezzo dei cereali.

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