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SVIZZERA«Il picco di Omicron è alle nostre spalle»

06.02.22 - 12:00
Gli esperti sono concordi che la curva «sia in flessione» e la tendenza al ribasso sia «chiara e osservabile ovunque».
Keystone / TiPress
Fonte ats
«Il picco di Omicron è alle nostre spalle»
Gli esperti sono concordi che la curva «sia in flessione» e la tendenza al ribasso sia «chiara e osservabile ovunque».
Andreas Cerny apre agli allentamenti ma scaglionati ogni due settimane. Ancora più ottimista il medico cantonale di Zugo: «Un grande allentamento da metà febbraio è una reale possibilità». Ma poi avverte: «Lo spauracchio di nuove varianti è reale».

BERNA - Gli esperti sono convinti che l'ondata di Omicron in Svizzera abbia ormai raggiunto il suo picco. «È indiscutibile che la curva sia in flessione», afferma all'edizione odierna della SonntagsZeitung l'epidemiologo Andreas Cerny. Il presidente dell'associazione dei medici cantonali Rudolf Hauri è d'accordo: «La tendenza al ribasso è chiara e osservabile ovunque».

Le cifre dell'epidemia sono incoraggianti, riassume il domenicale. Negli ultimi giorni, la media dei contagi appare in discesa e lo stesso si può dire per i numeri relativi ai ricoveri in ospedale. Il peggio dovrebbe quindi essere alle spalle e lo si nota anche dai dati di altri Paesi europei e degli Stati Uniti, aggiunge Cerny.

Il direttore dell'Epatocentro Ticino, storicamente uno degli esperti più prudenti, apre inoltre a un «lento allentamento degli obblighi di certificato sanitario e mascherina» da metà febbraio, che il Consiglio federale ha già ipotizzato. Tuttavia, ritiene che l'ideale sarebbe non revocare tutte le misure in un colpo solo, bensì toglierle a tappe ogni due settimane. Omicron porta a un numero di ospedalizzazioni significativamente inferiore rispetto alle altre varianti, ma non si può escludere un nuovo sovraccarico del sistema qualora il virus si diffondesse rapidamente una volta abolite le restrizioni, spiega l'esperto.

Hauri ottimista
Ancora più ottimista Hauri, secondo cui «lo sviluppo è davvero molto positivo. Un grande allentamento da metà febbraio è una reale possibilità». Il medico cantonale di Zugo preferisce però non sbilanciarsi eccessivamente, invocando una certa cautela: «Non si interrompe prematuramente il trattamento antibiotico quando i sintomi sono scomparsi».

Hauri si è espresso sulla questione anche sul SonntagsBlick di oggi, precisando che non esiste una «fine» definita della pandemia, ma piuttosto un «passaggio progressivo dalla forma epidemica a quella endemica». Rimane comunque lo spauracchio di eventuali nuove varianti, che potrebbero potenzialmente tornare a destare preoccupazione. Per questo, evidenzia, le strutture di vaccinazione vanno mantenute, così da essere equipaggiati al meglio il prossimo autunno.

Ondate ricorrenti probabili
Il SonntagsBlick si sofferma pure sull'home office, il cui obbligo è caduto mercoledì scorso. Il settimanale è entrato in possesso del verbale di una riunione avvenuta venerdì fra rappresentanti di Confederazione, Cantoni, organizzazioni economiche e partner sociali. In particolare, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) avrebbe avvertito i datori di lavoro di non richiamare immediatamente sul posto tutti i dipendenti, soprattutto se appartenenti a categorie a rischio. Berna mette inoltre in guardia da uno smantellamento troppo repentino dei concetti di protezione.

Guardando al futuro, l'UFSP si aspetta che, anche quando il virus sarà diventato endemico, probabilmente vi saranno ondate ricorrenti della malattia, prevalentemente durante la stagione invernale. Sempre stando al Sonntagsblick, gli esperti della Confederazione suppongono che emergeranno nuove varianti e che vi sarà una recrudescenza di ceppi leggermente modificati.

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