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20.01.2022 - 16:540

Trapianti, “no” al consenso presunto per la donazione di organi

Un comitato referendario ha depositato oggi oltre 64'000 firme. Si voterà il prossimo 15 maggio

BERNA - Gli Svizzeri non sono tutti donatori di organi. Con questa motivazione, un comitato referendario ha inoltrato oggi alla Cancelleria federale più di 64'000 firme, due terzi delle quali già verificate, contro la revisione della legge sui trapianti che introduce il consenso presunto in senso lato. La votazione, qualora il referendum dovesse riuscire, è prevista per il prossimo 15 maggio.

In Svizzera mancano organi e donatori. Per porvi rimedio il Parlamento si è deciso per un cambiamento di paradigma: chi non intende donare i propri organi dopo la morte dovrà dichiararlo formalmente quando è ancora in vita. In mancanza di una dichiarazione, la facoltà di prendere una decisione andrà conferita agli stretti congiunti o a una persona di fiducia.

Stando al comitato apartitico che ha lanciato il referendum, presentatosi oggi davanti ai media, un simile cambiamento di paradigma va sottoposto al giudizio del popolo. La Costituzione garantisce a ogni essere umano il diritto all'integrità fisica e mentale e all'autodeterminazione. Tali principi sarebbero messi in forse dalla riforma.

«Non si tratta di una decisione a favore o contro la donazione di organi, ma solo ed esclusivamente delle condizioni legali di come ci si arriva» ha affermato davanti ai media l'ostetrica e infermiera specializzata Susanne Clauss, tra i promotori del referendum. A suo avviso, il cambiamento di paradigma deciso dal parlamento rappresenta un'intrusione massiccia nei diritti fondamentali delle persone.

«Chiunque non si esprima esplicitamente in vita contro una donazione, lascia ad altri il diritto di farlo», ha rincarato la professoressa Franziska Sprecher. Per il comitato, in questo modo viene violata la Costituzione federale e, in particolare, il diritto all'integrità fisica. Il Parlamento pretende ora che tale diritto fondamentale venga richiesto esprimendo la propria volontà per iscritto.

Attualmente, la donazione di organi è possibile solo se la persona deceduta ha acconsentito quando era ancora in vita. Se non c'è l'espressione di una volontà, i parenti sono chiamati a decidere. Poiché ci sono troppo pochi donatori di organi è stata lanciata un'iniziativa popolare che auspicava il passaggio dal sistema del consenso esplicito, oggi in vigore, al consenso presunto.

Il Parlamento ha preferito quindi elaborare un controprogetto indiretto, meno radicale, ciò che ha portato al ritiro dell'iniziativa. A suo avviso, una persona deve dichiarare per iscritto se non vuole donare gli organi. In caso contrario, il consenso all'espianto è presunto. I parenti possono ancora rifiutare la donazione se credono che ciò rifletta meglio la volontà del defunto.

Secondo il comitato referendario, questa soluzione del consenso presunto in senso lato viola diversi principi fondamentali. Uno di questi prevede che gli interventi sul corpo umano possano essere effettuati solo se la persona interessata è stata adeguatamente informata sulle conseguenze. Si tratta del principio del «consenso informato», ha spiegato Franziska Sprecher.

Tuttavia, non è possibile che tutti siano sufficientemente informati sul trapianto di organi, ha spiegato Alex Frei, medico e tra i promotori della consultazione. Alcune persone non conoscono la lingua, altre semplicemente non vogliono affrontare la morte, ha aggiunto. Insomma, queste persone diventerebbero inconsapevolmente dei donatori senza essere stati informati. Con la soluzione del Parlamento, il principio del consenso informato viene «violato» in maniera «lampante».

Oggigiorno, molti credono che gli organi vengano presi da cadaveri ormai freddi, ma tale impressione è errata, ha spiegato Clauss. Per esempio, cinque minuti dopo la morte cerebrale, il corpo può venir alimentato artificialmente o ventilato affinché gli organi non si rovinino. Quando si parla di trapianti, ha puntualizzato, la nostra attenzione non dovrebbe essere rivolta solo al ricevente, ma anche al donatore o ai suoi parenti. Oltre al trauma della perdita, i parenti devono affrontare un dilemma etico esacerbato da una situazione emotivamente difficile.

Per il comitato la soluzione elaborata dal Parlamento non è eticamente giustificabile. Il prelievo di organi deve necessariamente essere un atto volontario e consapevole, ha sottolineato Alex Frei.

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