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30.11.2021 - 13:570

Turismo e politica chiedono di abolire la quarantena

Con la diffusione della variante Omicron, in Svizzera sono scattate norme d'ingresso più severe per 23 paesi

Fonte 20 Minuten / Daniel Graf e Daniel Krähebühl
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

BERNA - Con la comparsa della variante Omicron, la Svizzera ha reintrodotto norme d'ingresso più restrittive per chi arriva da determinati paesi. Sono attualmente 23 quelli presenti sulla lista allestita dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Tra questi si contano anche paesi europei, come Regno Unito, Danimarca, Repubblica Ceca e Paesi Bassi. Tutti gli over 16 devono presentare un test negativo (PCR o antigenico) e mettersi in quarantena per dieci giorni, anche se vaccinati o guariti. E poi tra il quarto e il settimo giorno dopo l'arrivo, deve essere effettuato un secondo test-Covid.

Sono innumerevoli i cittadini svizzeri che sono colpiti dall'improvvisa introduzione dell'obbligo di quarantena. Per esempio la ventottenne Janine, che due settimane fa è partita col partner per una vacanza in Egitto: «Quando siamo venuti a sapere dei provvedimenti, siamo caduti dalle nuvole». Inizialmente non ci credevano, vista la distanza dal Sudafrica. Ma poi «abbiamo fissato gli appuntamenti per i test PCR necessari per il rientro, previsto per venerdì» racconta a 20 Minuten.

Nessun controllo - Il venticinquenne D.H.* è invece stato, nel weekend, a Manchester per un concerto. Soltanto sabato sera è venuto a conoscenza delle nuove misure per i viaggiatori diretti in Svizzera: «Ero confuso, non sapevo se sarei riuscito a tornare a casa». Domenica mattina è comunque corso in aeroporto per poter effettuare un test PCR ancora prima della partenza. «Ma è stato uno sforzo inutile, perché al mio arrivo in Svizzera nessuno ha voluto vedere il risultato».

Un'altra cittadina svizzera, la ventiquattrenne J.R.*, si trova da tre settimane in Sudafrica. Il suo volo di rientro con la compagnia KLM è stato cancellato poche ore prima del previsto decollo. «Ora ho prenotato il rientro con Swiss e spero di riuscire a partire» afferma, spiegando di essere fondamentalmente d'accordo coi provvedimenti adottati. «Tuttavia sono stati introdotti all'improvviso, mi sono sentita abbandonata a me stessa».

Le preoccupazioni del settore turistico - Le più restrittive norme d'ingresso in Svizzera non hanno colto di sorpresa soltanto i cittadini elvetici in viaggio all'estero, ma anche i turisti che avevano previsto di raggiungere il nostro paese. Turisti che stanno già annullando le loro prenotazioni. «La nuova variante e le conseguenti contromisure giungono in un momento sfavorevole per il turismo svizzero» afferma Markus Berger di Svizzera Turismo. Si tratta di una situazione che sta generando incertezza negli ospiti provenienti da tutto il mondo. «I visitatori stanno quindi sospendendo la pianificazione e la prenotazione dei loro viaggi, proprio poco prima dell'inizio della stagione invernale».

Berger è molto critico nei confronti dell'obbligo di quarantena per la Svizzera: «Si tratta di una misura ormai superata, in quanto la variante Omicron è già stata rilevata in molti paesi». Una tale restrizione di viaggio non avrebbe quindi senso e andrebbe immediatamente sostituita, secondo Berger, da una rigorosa strategia di test.

La quarantena per rallentare il virus - Anche il consigliere nazionale UDC Thomas Aeschi chiede una rigorosa strategia di test, come pure più controlli alla frontiera: «Non può essere che si possa ancora entrare in Svizzera in auto e in treno senza essere sottoposti a un controllo». La Confederazione dovrebbe pertanto seguire l'esempio di Israele, che ha chiuso ermeticamente i confini. Per Aeschi è inoltre frustrante che il meccanismo di controllo non funzioni nemmeno per i viaggiatori che arrivano in aereo.

«La variante Omicron è probabilmente già presente in tutti i paesi confinanti - dice il consigliere agli Stati obvaldese Erich Ettlin (Centro) - ora è soltanto possibile intensificare i controlli alla frontiera e puntare sui test». Ma non pensa che la chiusura delle frontiere sia una misura realistica: «In questo modo si soffocherebbe completamente il settore turistico. Non ci resta che rinunciare all'obbligo di quarantena e testare tutti i visitatori in arrivo».

La direttrice dell'UFSP Anne Lévy ha difeso, in una recente conferenza stampa, la decisione d'introdurre la quarantena: «Siamo consapevoli del fatto che anche in questo modo non sarà possibile tenere la variante fuori dalle frontiere elvetiche per sempre. Ma possiamo rallentarne la diffusione». Prima di tutto bisogna contrastare la nuova ondata dovuta alla variante Delta. «Una compresenza di Omicron e Delta in Svizzera porterebbe a un sovraccarico del sistema sanitario» ha detto Levy.

*Nomi noti alla redazione

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