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SVIZZERA/AFGHANISTAN
24.08.2021 - 18:150

Tutti i collaboratori della Dsc sono al sicuro

Lo ha annunciato Ignazio Cassis al termine delle operazioni di sfollamento

BERNA - Tutti i collaboratori della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e le loro famiglie hanno potuto lasciare l'Afghanistan o sono in sicurezza all'aeroporto di Kabul. Lo ha affermato oggi in conferenza stampa il consigliere federale Ignazio Cassis.

Una delle più grandi operazioni svizzere di sfollamento è quasi terminata e ringrazio coloro che hanno contribuito a rendere possibile tutto ciò, ha aggiunto il ministro degli esteri. «Siamo particolarmente grati ai nostri amici e vicini tedeschi per il loro grande sostegno». A tutt'oggi sono 292 le persone con legami con la Svizzera che hanno abbandonato il Paese.

Ancora 15 svizzeri

La scorsa notte un volo charter della compagnia Swiss proveniente da Tashkent è atterrato a Zurigo con a bordo 219 persone, tra cui 141 collaboratori locali della DSC insieme ai loro familiari e altri 78 passeggeri di cittadinanza afghana, tedesca e svedese.

L'ambasciata di Svizzera a Islamabad, responsabile dei servizi consolari anche per l'Afghanistan, mantiene contatti regolari con 15 connazionali che si trovano ancora nel Paese, ha aggiunto il consigliere federale, precisando che la Svizzera si adopera attivamente per garantire che anche queste persone possano lasciarlo.

Diversi controlli

Le persone arrivate stamane in Svizzera hanno effettuato tutti i controlli previsti all'aeroporto e sono state distribuite regolarmente tra i vari centri per richiedenti asilo della Confederazione. Le famiglie non sono state divise. Tutti sono stati sottoposti a un test per il coronavirus. Due persone risultate positive sono state immediatamente isolate.

Cassis ha poi aggiunto che controlli di sicurezza erano stati già effettuati in precedenza, al momento dell'assunzione delle persone in questione da parte del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Al momento dell'emissione del visto umanitario il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) ha svolto un ulteriore controllo da cui non è emerso nulla che ne sconsigliasse l'ingresso in Svizzera.

In caso di necessità, una terza verifica sarà effettuata durante il soggiorno nei centri per i richiedenti asilo della Confederazione, dove le famiglie trascorreranno verosimilmente diverse settimane prima di essere trasferite nei centri cantonali.

Statuto di rifugiati

Tra quelle giunte oggi in Svizzera, 132 persone saranno inserite nel programma di reinsediamento, sarà loro riconosciuto lo statuto di rifugiati e potranno rimanere nel nostro Paese, si legge in una nota diffusa dal DFAE. In quanto tali non dovranno effettuare tutta la procedura d'asilo regolare ma solo il processo di identificazione (impronte digitali, controlli di sicurezza, eccetera).

Una volta arrivate nel cantone di assegnazione seguiranno un programma di integrazione, per il quale il Consiglio federale ha fissato un contingente di 1900 rifugiati ammessi nel biennio 2022-2023.

Preoccupazione, apertura al dialogo

La Svizzera ha partecipato oggi a Ginevra a una sessione straordinaria del Consiglio dei diritti umani dedicata all'Afghanistan e ha espresso la sua grande apprensione in merito a possibili attacchi contro i difensori dei diritti umani e le persone che appartengono alle minoranze locali, sottolineando l'importanza di garantire inchieste indipendenti sulle violazioni dei diritti umani, prosegue la nota del DFAE.

Di fronte alla violenza e all'insicurezza, il DFAE sta valutando diversi appelli di grandi organizzazioni internazionali. Nei prossimi giorni deciderà in che modo aiutare al meglio la popolazione locale, i cui bisogni umanitari sono immensi: su 38 milioni di persone, 18 milioni dipendono attualmente dagli aiuti umanitari, una cifra raddoppiata dall'inizio dell'anno.

A livello diplomatico, la Svizzera è pronta a offrire i suoi buoni uffici, sia come Stato ospite sia nel quadro di una conferenza internazionale o facilitando le discussioni tra le parti. «Non c'è altra via se non il dialogo tra le parti per trovare soluzioni», ha affermato Cassis.

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