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19.08.2021 - 20:020
Aggiornamento : 22:01

Gli ospedali lanciano l'allarme per il numero crescente di pazienti Covid

La situazione potrebbe diventare un problema già nell'arco di pochi giorni.

Il mondo sanitario chiede alla politica di affrontare l'argomento: «Bisogna intervenire per tempo».

ZURIGO - A circa una settimana dall'inizio della fase di normalizzazione, la Svizzera sta vivendo una battuta d'arresto nell'uscita dalla pandemia. Martedì e mercoledì, il numero di nuovi casi corona ha superato quota 3000. E la curva non sembra voler arrestare la propria ascesa.

Il capo della task force Tanja Stadler, ha sottolineato martedì che il numero di nuovi ricoveri ospedalieri giornalieri è raddoppiato tre volte in un mese. Se ci fossero altri tre raddoppi, si raggiungerebbero gli stessi livelli di occupazione dei letti toccati al culmine della seconda ondata. Se tutti i non vaccinati venissero infettati nei prossimi sei mesi, l'onere per il sistema sanitario sarebbe almeno pari a quello della seconda ondata.

«Il paziente più giovane ha meno di 30 anni» - In alcuni ospedali la situazione è già drammatica: «In totale, sette degli attuali otto posti sono occupati allo Spital Thun», afferma Pierre Hagmann, responsabile della comunicazione e del marketing di Simmental-Thun-Saanenland. Da una settimana l'ospedale registra un aumento relativamente importante dei pazienti Covid. Fino a martedì di una settimana fa non ne avevano nemmeno uno. Ad essere ricoverati sono prevalentemente non vaccinati e persone che rientrano dalle vacanze.

Secondo il portavoce Philipp Lutz, anche all'ospedale cantonale di San Gallo il carico dato da positivi al Covid è in aumento: «La situazione è peggiorata drasticamente negli ultimi giorni».

Al momento, dieci dei 32 posti letto di terapia intensiva attualmente in funzione sono occupati da casi Covid. Inoltre, i pazienti sono sempre più giovani rispetto alle ondate precedenti: «Nella nostra unità di terapia intensiva abbiamo persino un degente con meno di 30 anni».

La situazione è tale che l'ospedale sta già ricevendo richieste da altri cantoni per accogliere pazienti in terapia intensiva, prosegue il portavoce. Al momento, tuttavia, questo non è un problema a San Gallo: «Ma se la richiesta dovesse continuare ad aumentare così rapidamente, presto avremo noi stessi un problema. Non stiamo parlando di settimane, ma di giorni». La situazione è talmente delicata che si ipotizza già un rinvio degli interventi non urgenti. «Non è ciò che vogliamo naturalmente, ma stiamo camminando sul filo del rasoio», sottolinea Lutz.

La situazione è simile anche nell'ospedale di Svitto. Il numero crescente di casi di Covid è evidente, afferma Didier Naon, capo anestesista e a capo dell'unità di terapia intensiva della struttura svittese. Qui, i posti di terapia intensiva riservati ai pazienti Covid nella fase di normale operatività sono già occupati. «Un ulteriore aumento dei ricoveri porterebbe inevitabilmente ai rinvii delle operazioni programmate».

«Il personale ne paga le conseguenze» - C'è poi un'altra questione non di minore importanza: la carenza di personale specializzato. «C'è sempre più penuria di infermieri di terapia intensiva», aggiunge Lutz. Anche all'Inselspital Berna quello del personale è un problema: «Le possibilità di ampliare i reparti di terapia intensiva sono limitate a causa della carenza di personale altamente specializzato».

Solo un mese fa, gli ospedali riferivano di infermieri ancora provati dalla seconda ondata. Per Yvonne Ribi, Ceo dell'Associazione per il personale infermieristico, una cosa è chiara: «Le conseguenze della quarta ondata peseranno sui pazienti e sul personale sanitario. È importante che i politici prendano sul serio gli avvertimenti. Ora tutti sono chiamati a prevenire una nuova ondata vaccinandosi e aderendo alle misure». «Ci consulteremo con i nostri partner e vedremo se sarà necessario avanzare richieste precise alla politica», conclude Ribi.

Anche la Conferenza dei direttori sanitari vede la necessità di un intervento. «La situazione epidemiologica si sta attualmente sviluppando in modo sfavorevole per tutta la Svizzera, motivo per cui è indicata un'interazione tra Confederazione e Cantoni», afferma Tobias Bär, responsabile della comunicazione.

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