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Le assenze non avrebbero causato lacune (immagine generica)
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FRIBURGO
25.07.2021 - 21:350
Aggiornamento : 23:42

Non mandano la figlia a scuola per paura del Covid, genitori a processo: «Riduceteci la multa»

L'importo: oltre 3'000 franchi. Il padre: «La salute prima di tutto». I concetti di protezione? «Insufficienti».

TAFERS - Erano pronti alle conseguenze, ma non ritengono di meritare una sanzione così dura due genitori del canton Friburgo che hanno ricevuto una multa di più di 3'000 franchi per violazione dell'obbligo scolastico. In tre occasioni dall'inizio della pandemia di Covid-19 hanno tenuto la figlia di 9 anni a casa senza giustificazione valida per timore del contagio.

«Ci aspettavamo di ricevere un decreto d'accusa ed eravamo altresì consci di essere colpevoli, nel senso che abbiamo violato l'obbligo scolastico», ammette il padre della bambina a 20 Minuten due giorni dopo essere comparso insieme alla moglie, giovedì, davanti al tribunale di polizia di Tafers. «Abbiamo però trovato sproporzionato l'importo della multa», aggiunge.   

I due genitori, entrambi di 42 anni, hanno tenuto la figlia a casa da scuola senza una giustificazione ritenuta valida in tre diverse occasioni e per 30 giorni d'assenza complessivi: nel maggio del 2020, nell'autunno dello stesso anno e nella primavera del 2021. A portarli a decidere di non mandare la figlia a scuola è stato, nel primo caso, l'elevato numero di contagi e «l'insicurezza» che regnava sul tema Covid e bambini. Negli altri due, il fatto che la madre della piccola fosse incinta e, vista l'età, si trattasse di una gravidanza a rischio. In questo anno e mezzo di pandemia la coppia ha inoltre perso due familiari a causa del Covid, due tragici episodi che hanno ulteriormente alimentato i loro timori.      

«Semplicemente non volevamo rischiare che succedesse qualcosa alla mamma o al nascituro a causa di una potenziale infezione», ha spiegato il padre dell'alunna. Decidere di tenere la figlia a casa per evitare che la piccola potesse eventualmente contagiare la madre non è stata del resto una scelta facile: «Non siamo fan dell'idea di fare scuola a nostra figlia a casa», ha assicurato l'uomo. Il timore era che la piccola potesse avere altresì delle ripercussioni dal punto di vista sociale, con le compagne, rimanendo assente a lungo: «Alla fine, però, abbiamo deciso così e nostra figlia ha potuto dire la sua».

A far scattare la denuncia, obbligata, da parte della scuola non è stato tanto il primo periodo d'assenza, tollerato viste le circostanze, quanto i successivi due. Per allora, infatti, gli istituti si erano dotati di concetti di protezione che avrebbero dovuto garantire la sicurezza di scolari, famiglie e docenti. Le restrizioni, però, non sarebbero state sufficienti, secondo il padre della bambina: «Se in classe vengono rispettate tutte le misure, ma poi i bambini si mischiano e hanno contatti sul cammino casa-scuola o nel cortile dell'istituto è solo un esercizio volto a garantirsi un alibi», ha sottolineato.

Oltre alle motivazioni, da lui ritenute legittime, delle assenze, a fargli denunciare la multa come troppo alta sono tuttavia anche le conseguenze, apparentemente inesistenti, sul profitto della bambina. Grazie al sostegno dei genitori che le facevano lezione ogni giorno a casa, infatti, la piccola non è rimasta indietro e non ha mostrato particolari lacune, circostanza riconosciuta e lodata anche dalla direzione dell'istituto.

«Innanzitutto speriamo che la multa venga ridotta», ha concluso il padre. «La cosa più importante è però che noi rispondiamo delle nostre convinzioni e abbiamo agito secondo i nostri principi - ha continuato -. Il bene più importante su questa Terra è la salute, per la quale faremmo tutto».

La sentenza è attesa nei prossimi giorni.   

 

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