Keystone
Giorgio Pardini
SVIZZERA
26.04.2021 - 14:240
Aggiornamento : 16:47

Tagli nell'organico di Sunrise UPC: «Un ottimo piano sociale»

Giorgio Pardini di syndicom: «La considerazione politica è una cosa, ma come sindacato dobbiamo trovare delle soluzioni»

Gli impieghi verranno soppressi soprattutto nella regione di Zurigo. Ma anche il Ticino sarà toccato

LUGANO - Un taglio occupazionale pesante, ma inevitabile. La notizia della cancellazione di 600 impieghi a seguito della fusione tra gli operatori telefonici Sunrise e UPC non può far felice syndicom, visto che qualsiasi licenziamento è evidentemente negativo. Il sindacato era tuttavia consapevole che la fusione di due aziende che lavorano nello stesso settore (e quindi con posizioni analoghe) avrebbe generato delle inevitabili soppressioni di posti di lavoro. 

Positivo per i collaboratori più anziani... - L’obiettivo era quindi concludere un buon piano sociale. Obiettivo che è stato raggiunto, in tempi celeri. «È uno dei migliori piani sociali che abbiamo concluso negli ultimi anni, equiparabile a quello concluso con Swisscom», spiega Giorgio Pardini di syndicom. Il personale con età superiore ai 58 anni avrà ad esempio la certezza di non essere licenziato, ma di usufruire di un contratto a tempo determinato fino ai 62 anni e in seguito del prepensionamento.

...e per quelli più giovani - Un altro elemento importante è il programma di ricollocamento (outplacement) previsto per i collaboratori che sono per lo più giovani e altamente qualificati: «Tutti quanti saranno obbligati a partecipare a questo orientamento professionale garantito da una ditta esterna, in modo da poter essere reintegrati il più presto possibile nel mondo del lavoro». Pardini, così come il sindacato, è infatti convinto che se una persona viene seguita professionalmente in questo percorso le possibilità di successo aumentano in modo deciso.

Qualche licenziamento anche in Ticino - Gli impieghi - aggiunge il sindacalista - verranno soppressi in particolare nella regione di Zurigo, dove entrambe le aziende hanno la sede principale e impiegano il 70-80% del personale. Anche il Ticino, comunque, sarà toccato con qualche licenziamento. «La considerazione politica è una cosa, ma come sindacato dobbiamo trovare delle soluzioni, che abbiamo discusso con le rappresentanze dei collaboratori delle due aziende e infine approvato all’unanimità», conclude Pardini.

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