Keystone
SVIZZERA
23.04.2021 - 19:430
Aggiornamento : 22:01

È la variante inglese a portare i giovani in ospedale

Sono aumentati i decorsi gravi che hanno portato al ricovero quarantenni e cinquantenni

Critiche da parte della Task Force: “Le aperture non andavano fatte”.

BERNA - Oltre il 90% delle infezioni è causata dalla variante inglese, la cosiddetta B117. Una fotografia che preoccupa seriamente gli esperti della Task Force anti Covid, il gruppo di studiosi e scienziati che ha il compito di monitorare e prevedere gli sviluppi della pandemia. Tra loro c’era Dominique de Quervain, professore di neuroscienze e direttore della Divisione di neuroscienze cognitive presso l'Università di Basilea, che se n’è andato via in maniera polemica dalla Task Force, accusando la politica e in particolare il Consiglio federale di imporre una serie di paletti che non lascerebbe libera la Task Force di esprimere liberamente le proprie idee. L’accusa generale è che il Consiglio federale stia prendendo decisioni senza consultare il gruppo di esperti.

La dimostrazione è nella recente apertura di terrazze e palestre. A metà marzo oltre il 90% dei contagiati presentava la variante inglese, come dimostravano i dati forniti dagli esperti. A distanza di cinque settimane si presume che ormai siano pochissimi i casi che non siano riconducibile alla variante britannica.

Cinquantenni a rischio - Il timore è che una grande fetta di popolazione, quella tra i 50 e i 60 anni, fetta che non ha ancora accesso alla vaccinazione, possa finire travolta da una terza ondata. La task force ha calcolato che una persona tra i 55 e i 64 anni, a dicembre aveva una possibilità del 4.3% di ammalarsi della variante inglese. Oggi questa percentuale è salita al 6.7%.

Lo evidenziano anche i dati giornalieri diramati dall’Ufficio federale della sanità pubblica: mentre il numero dei contagiati anziani sta diminuendo, sta crescendo invece quello delle altre fasce di età della popolazione. Nelle ultime settimane sempre più persone giovani sono state contagiate, mentre sono aumentati i decorsi gravi che hanno portato al ricovero tra i 40enni e i 50enni. Nel cantone di Basilea Città ad esempio attualmente 48 persone si trovano in ospedale, 14 di loro sono in terapia intensiva. "Effettivamente stiamo osservando che i nuovi malati sono più giovani di quelli della prima e seconda ondata" ha dichiarato il portavoce dell'ospedale, Nicolas Drechsler che ha confermato "un cambiamento demografico al ribasso" per quanto riguarda i contagi. 

Il capo dell’Ufficio federale della sanità pubblica, Patrick Mathys, ha espresso preoccupazione su questo “aumento giovanile” dei casi, sottolineando che qualsiasi aumento dei contatti o della mobilità comporterà inevitabilmente un ulteriore aumento delle infezioni ".

Il caso del Cile - Emma Hodcroft è un'epidemiologa molecolare presso l'Istituto di medicina sociale e preventiva dell'Università di Berna, e anche lei sul portale svizzero tedesco Republik.ch, ha espresso critiche alla politica di riaperture della Svizzera. “Guardate al Cile. Lì sono state vaccinate tantissime persone, hanno allentato le misure e il risultato è stato una nuova esplosione di casi”. Il monito è che la Svizzera non dovrebbe credere di avere il virus sotto controllo grazie alle vaccinazioni. “Dobbiamo guardare ciò che sta accadendo altrove e reagire di conseguenza. Non basta sperare di non subire la stessa sorte" ha dichiarato la virologa.

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