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19.04.2021 - 09:150

Tre quarti dei dipendenti elvetici registrano le ore di lavoro

Nell'Unione europea lo fa il 58,1% dei lavoratori, come emerge da un confronto dell'UST

BERNA -  

In Svizzera nel 2019, il 73,9% dei lavoratori dipendenti ha registrato le proprie ore di lavoro. È quanto fa sapere l'Ufficio federale di statistica (UST). Nell’Unione europea (UE) lo fanno poco meno di tre lavoratori dipendenti su cinque (58,1%). Sempre nell’UE, la registrazione automatica delle ore di lavoro è diffusa più del doppio rispetto a quanto succede in Svizzera (il 32,8% dei lavoratori dipendenti contro il 13,4%), dove d’altro canto un numero di lavoratori dipendenti tre volte superiore registra le ore di lavoro manualmente e autonomamente (il 53,1% contro il 15,8%). Mentre in Svizzera solo il 6,9% dei lavoratori dipendenti registra la propria presenza, nella media europea questo valore raggiunge il 19,6%. Circa un quinto dei dipendenti non registra né le ore di lavoro né la presenza (Svizzera: 19,1%; UE: 22,3%).

Orari di lavoro predeterminati: meno diffusi in Svizzera che nell’UE
Nel 2019, il 49,2% delle persone occupate in Svizzera lavorava a orari predeterminati (UE: 60,1%). Il 36,8% delle persone occupate poteva determinare l’orario di lavoro con qualche restrizione e il rimanente 14,0% lo poteva determinare in piena autonomia (UE: risp. il 21,3 e il 18,6%). Nei Paesi nordici, in particolare in Finlandia (29,9%) e in Svezia (34,7%), gli orari predeterminati sono rari, mentre Ungheria, Lituania e Bulgaria presentano a questo proposito percentuali quasi dell’80%.

Molta autonomia sul lavoro in Svizzera
Nel 2019, il 60,4% delle persone occupate in Svizzera godeva di un’elevata autonomia sul lavoro, vale a dire che aveva un grande o un certo influsso sia sul contenuto che sull’ordine in cui svolgere i propri compiti. Viceversa, il 13,5% delle persone occupate aveva poco o addirittura nessun influsso sul contenuto e sull’ordine in cui svolgere i propri compiti. In tutta Europa, a beneficiare di grande autonomia sul lavoro è il 50,6% delle persone occupate, con valori massimi riscontrati in Islanda (76,4%), Portogallo (75,5%) e Lussemburgo (73,3%). A Cipro e in Slovacchia sono rispettivamente solo il 19,8 e il 23,2%.

Un lavoratore dipendente su 20 lavora su chiamata
Nel 2020, il 5,5% dei lavoratori dipendenti ha svolto un lavoro su chiamata, una quota rimasta pressoché invariata rispetto al 2010 (5,6%). Il 45,8% di questi lavoratori dipendenti aveva un minimo di ore di lavoro garantite. Tra i lavoratori in età di pensionamento (25,0%) e tra quelli dai 15 ai 24 anni (9,8%) vi è una diffusione del lavoro su chiamata superiore alla media (nella fascia di età media le percentuali si situano al 4,4 e al 5,1%).

Calo del lavoro regolare il sabato e la domenica
Tra il 2010 e il 2020 si è assisto a un calo del lavoro nei fine settimana. Se nel 2010 complessivamente il 22,5% delle persone occupate lavorava regolarmente di sabato e l’11,3% regolarmente di domenica, nel 2020 le percentuali sono scese rispettivamente al 18,2 e al 9,3%. Le donne hanno lavorato durante i fine settimana più spesso degli uomini (di sabato: il 20,7% contro il 16,1%; di domenica: il 10,3% contro l’8,4%). Le persone in età di pensionamento (di sabato: 26,7%; di domenica: 15,8%) e quelle dai 15 ai 24 anni (di sabato: 24,3%; di domenica: 10,6%) lavoravano spesso durante il fine settimana. Si riscontrano quote elevate di lavoro nel fine settimana anche nei rami di attività «agricoltura e silvicoltura» (di sabato: 64,7%; di domenica: 47,7%) nonché nei «servizi di alloggio e di ristorazione» (di sabato: 50,6%; di domenica: 35,0%).

Forte aumento del telelavoro a domicilio nel 2020
Nel 2019 un quarto delle persone occupate ha fatto almeno occasionalmente telelavoro a domicilio (24,6%), vale a dire almeno una volta nelle quattro settimane precedenti l’intervista. Nel 2020, anno caratterizzato dalla pandemia di Covid-19 e dalle relative misure di protezione, il corrispondente valore medio annuo ha raggiunto il 34,1%, con picchi nel secondo e quarto trimestre (risp. il 39,7 e il 37,3%).

Nel 2020 il telelavoro a domicilio è stato praticato più di tutto nel ramo «informazione e comunicazione» (76,3%; secondo trimestre: 84,0%; quarto trimestre: 82,5%), seguito da quello delle «attività finanziarie e assicurative» (media annua 2020: 61,4%; secondo trimestre: 72,5%; quarto trimestre: 71,6%). Anche nei rami «istruzione» e «attività professionali, scientifiche e tecniche» nella media annua del 2020 oltre il 50% delle persone occupate ha fornito telelavoro a domicilio almeno occasionalmente (54,7% nel primo ramo, con un valore massimo del 62,8% nel secondo trimestre, e 54,2% nel secondo ramo, con un picco del 63,0% nel secondo trimestre).

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Ultimo aggiornamento: 2021-05-16 08:23:13 | 91.208.130.87