Keystone
Il luogo della tragedia: l'area di Chassoure sopra a Nendaz
VALLESE
06.02.2021 - 18:000
Aggiornamento : 07.02.2021 - 10:19

«Linciato» online dopo essere morto sotto una valanga: «Non lasceremo infangare così papà»

Le figlie di una guida alpina uccisa dalla neve in Vallese reagiscono al livore che hanno dovuto subire in rete.

«Quelle persone ci hanno messo pochi secondi a scrivere i loro odiosi messaggi, ma noi li conserveremo nella nostra memoria per tutta la vita».

SAVIèSE - Che alcuni utenti dei social media sappiano essere poco sensibili verso gli altri è cosa nota. Se si accaniscono contro qualcuno che, a loro avviso, ha commesso un errore, poi, la gogna può essere spietata.

Questo è spesso il caso quando si parla di sciatori in fuoripista che vengono travolti dalle valanghe. Ed è stato puntualmente il caso quando Christophe Gay-Crosier, guida alpina vallesana di 56 anni, è stato sepolto e ucciso dalla furia della neve due settimane fa sopra a Nendaz.

Confrontata ai messaggi d'odio e di biasimo che, puntuali, sono comparsi sotto gli articoli che riferivano della tragedia, però, la famiglia dell'esperto alpinista ha deciso di reagire. Intervistate da Le Nouvelliste, le figlie del 56enne hanno spiegato di non poter «permettere che papà sia infangato così».

«Quelle persone ci hanno messo pochi secondi a scrivere i loro odiosi messaggi, ma noi li conserveremo nella nostra memoria per tutta la vita», afferma Coline, la figlia maggiore. «Abbiamo letto cose orribili come "Avrebbero dovuto lasciarlo marcire sotto la neve" o "Ben gli sta, ha avuto quel che si meritava"», aggiunge.

Secondo la giovane, però, portare i clienti fuori pista «è il fondamento stesso del mestiere di guida di montagna»: «I clienti si rivolgevano a papà in particolare per questo», ricorda. La gente però «confonde tutto»: «Giudicano immediatamente anche se non sanno niente delle circostanze della tragedia».

E il 56enne, assicurano, era un vero professionista, con trent'anni di carriera alle spalle. Certe di essere considerate «accecate» dall'amore per il padre scomparso, però, lo fanno dire al presidente dell guide di Verbier, intervistato insieme a loro: «Quando abbiamo saputo che c'era stata una valanga non avremmo mai potuto immaginare che sotto ci fosse Christophe - confessa Daniel Coquoz -. Era noto per essere molto prudente, uno che non è lì per aprire piste, ma per condividere una bella esperienza con i suoi clienti.  Se quel giorno avesse avuto il benché minimo dubbio sulla sicurezza, non si sarebbe fermato in quel posto ad aspettare il suo cliente».

E quel 23 gennaio 2021 il suo cliente si è salvato. Lui è morto.

Oltre al dolore, alle figlie rimane ora l'amarezza per i commenti che hanno dovuto leggere sui social. E che in molti non hanno ritrattato nemmeno quando la figlia maggiore della vittima ha provato in prima persona a far smettere quel rigurgito d'odio online: «Solo una persona ha cancellato il suo messaggio e si è scusata con me - rivela Coline -. Tutti gli altri, però, non hanno reagito né hanno preso coscienza dei danni che provocano queste esternazioni offensive. Una internauta mi ha persino bloccata».

Il presidente delle guide di Verbier si chiede se queste persone si sentano almeno meglio dopo «il linciaggio» di un'intera categoria professionale: «Sappiamo che facciamo un lavoro pericoloso e che potremmo avere tutti un incidente un giorno, ma prendiamo tutte le precauzioni possibili per evitare una tragedia», sottolinea. «Tuttavia, rimane un margine di fatalità», conclude.

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