Keystone
SVIZZERA
02.02.2021 - 08:050
Aggiornamento : 13:18

Quanto dureranno ancora le chiusure di negozi e ristoranti?

I Paesi vicini allentano le misure, la Svizzera non ancora. Si attendono le decisioni per marzo.

L'UDC preme per un piano di riapertura, ma c'è chi frena: «Le misure devono essere determinate dai risultati epidemiologici, non politici».

BERNA - Mentre le chiusure di negozi e ristoranti in Svizzera proseguiranno almeno fino alla fine di febbraio, in Italia e in Austria le misure vengono pian piano allentate. Ma cosa succederà a marzo? Il Consiglio federale non si è ancora sbilanciato.

Secondo il capo del dipartimento delle finanze Ueli Maurer le chiusure costano alla Confederazione 150 milioni al giorno. Pertanto l'UDC chiede di agire subito, con un piano di riaperture anche in Svizzera, possibilmente entro il primo marzo. «Non ha senso che le persone possano stare vicine sul tram o in treno, ma non nei negozi o nei centri fitness, che sono chiusi. A differenza dei mezzi pubblici, lì le distanze possono essere rispettate» ha dichiarato il capogruppo UDC Thomas Aeschi. «Inoltre il calo dei casi e dei ricoveri dimostra che siamo sulla strada giusta. La fine delle misure il primo marzo è un compromesso. Mi auguro che il Consiglio federale segua la nostra proposta e non continui con le attuali misure». 

Anche l'industria spinge - Anche l'Associazione svizzera delle arti e mestieri preme per porre fine alle chiusure forzate. «Per alcuni negozi le misure sono state un colpo mortale» ha spiegato il presidente e consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi. «Se le decisioni del Consiglio federale dovessero essere riconfermate, per molte aziende sarebbe la fine». 

La commissione frena - Per arrivare al Consiglio federale, l'UDC si è confrontato con la Commissione economica. Tuttavia alcuni rappresentanti non condividono la stessa visione, e mettono in guardia dal commettere gli stessi errori dell'anno scorso. «Capisco tutti coloro che sono stufi, anche emotivamente, delle misure. Anche io mi sento così. Ma la richiesta dell'UDC è sconsiderata» ha dichiarato Cédric Wermuth, co-presidente del PS. «L'autunno ha dimostrato quanto i risultati possano essere devastanti se si agisce in modo scoordinato e distratto». Anche la consigliera nazionale dei Verdi Regula Rytz non è d'accordo con le richieste dell'UDC, e ritiene che le chiusure e le riaperture debbano essere determinate dai risultati dell'epidemia, e non dalla politica. «La tempistica deve seguire il numero dei casi e l'occupazione dei letti in terapia intensiva. E bisogna tenere in considerazione anche le mutazioni».  

Quando la situazione è sotto controllo - L'UFSP ha fissato l'obiettivo dei nuovi casi a meno di 300 al giorno. Stando all'infettivologo Christian Garzoni, è fondamentale che i casi continuino a diminuire: «Più bassi sono i numeri quando si allentano le misure, e più è facile avere la situazione sotto controllo poi». E non bisogna sottovalutare le varianti, che possono far collassare il sistema sanitario, come in Portogallo. «Attualmente in Svizzera le mutazioni non sono ancora un grosso problema, perché il numero dei casi è in calo. Ma dobbiamo essere consapevoli che le mutazioni potrebbero diffondersi molto rapidamente se le misure vengono allentate». 

 

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