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29.01.2021 - 07:050
Aggiornamento : 10:33

Verso il "sì" per il divieto al burqa

Il sondaggio di SSR conferma le tendenze emerse in quello di Tamedia. Scenari aperti per gli altri due oggetti

Per il voto sull'identificazione elettronica gli indecisi sono all'11%. Per l'accordo di libero scambio con l'Indonesia si arriva al 13%.

BERNA - Se si fosse votato a metà gennaio tutti i tre oggetti sui quali il popolo è chiamato a esprimersi il 7 marzo - l'iniziativa popolare "Sì al divieto di dissimulare il proprio viso", la Legge federale sull'identificazione elettronica e l'accordo di libero scambio con l'Indonesia - sarebbero stati accolti. Tuttavia sugli ultimi due oggetti i giochi restano più che mai aperti. È quanto rivela il primo sondaggio realizzato dall'istituto di ricerca gfs.bern su mandato della SSR, che mette in evidenza tendenze generalmente in linea con quelle rilevate nel sondaggio di Tamedia.

L'iniziativa sul divieto del burqa raccoglie il 56% di voti a favore e il 40% di contrari. Oltre i due terzi degli intervistati (69%) sono già sicuri della loro scelta, mentre il 4% ancora non si è fatto un'idea.

Questa iniziativa del comitato di Egerkingen, sostenuta in particolare dall'UDC, è segnata da una forte polarizzazione sinistra/destra: le persone vicine al PS e ai Verdi sono chiaramente contrarie al divieto di dissimulare il viso.

A livello regionale, l'iniziativa registra un maggiore sostegno in Ticino (68%) e nella Svizzera francese (63%) che nella Svizzera tedesca (54%). Accoglie inoltre più consensi nelle zone rurali che nelle città, così come tra gli ultra 40enni.

L'argomento che più convince i favorevoli è quello della parità dei diritti (76%), seguito dalla lotta contro il terrorismo e i criminali (65%) e il simbolo oppressivo del velo integrale per le donne (59%). L'argomentazione dei contrari è invece il rischio che le donne siano escluse dalla vita pubblica (59%).

Questi primi risultati potrebbero suggerire che l'iniziativa sia accettata il 7 marzo. Tuttavia, l'istituto gfs.bern è cauto sul risultato del voto. Il sostegno all'iniziativa all'interno del PLR, del Centro (PPD, PBD e Evangelici) e del PVL non è completamente assicurato. "È qui che la decisione sarà presa", sottolinea il gfs.berna.

Identificazione elettronica: una maggioranza risicata
La Legge federale sui servizi d'identificazione elettronica, mostra una maggioranza a favore, ma debole (52%), mentre il 37% è deciso a votare contro. Ma le opinioni sono ancora lontane dall'essere definite: l'11% degli intervistati è infatti ancora indeciso a livello nazionale e tale percentuale è addirittura del 21% nella Svizzera francese. Il Ticino, dove i favorevoli a questo oggetto sono il 66% (contrari il 23% e indecisi l'11%), si distacca nettamente dalla Svizzera tedesca (54% sì) e dalla Svizzera francese (47% di sì).

La maggioranza degli elettori del PLR, del PVL e del Centro (PPD, PBD e Evangelici) voteranno a favore del progetto. La base dell'UDC lo sostiene di misura, mentre PS e Verdi sono in gran parte contrari.

Libero scambio con l'Indonesia: giochi ancora aperti
Infine, l'accordo di libero scambio con l'Indonesia è accolto attualmente al 51% e respinto al 36%. Il 13% degli intervistati si è detto ancora indeciso.

I contrari sono soprattutto maggiori tra le fila dei Verdi e del PS, mentre i sostenitori sono predominanti tra i simpatizzanti del PLR. La quota di indecisi è ancora grande tra i giovani, le donne e nelle piccole e medie città.

Per due terzi di coloro che sono a favore di questo accordo, l'argomento chiave è la soppressione dei diritti doganali e altri ostacoli al commercio. Per gli oppositori, l'ecologia e i diritti dell'uomo sono al primo posto (83%). Un altro 63% pensa che l'olio di palma troppo economico faccia concorrenza agli oli indigeni. Il 56% si aspetta che il piccolo effetto dell'accordo sull'economia svizzera non compensi il danno causato dalla produzione di olio di palma.

L'istituto gfs.bern ha condotto il sondaggio dall'11 al 24 gennaio tra 9'067 persone con diritto di voto. Il margine di errore è di +/- 2,8 punti percentuali.

Commenti
 
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nordico 11 mesi fa su tio
In Ticino questo divieto esiste già, ma non viene fatto rispettare. Infatti alle manifestazioni dei Molinari le mummie vengono graziosamente e bellamente tollerate. Che i partecipanti mascherati siano magari figli/e di notabili ... ?
Tato50 11 mesi fa su tio
Si parla solo di "Burqa" ma il divieto di nascondere il viso vale anche per quelli che si divertono a rompere vetrine !!!
pillola rossa 11 mesi fa su tio
Sì al divieto delle mascherine
Don Quijote 11 mesi fa su tio
@pillola rossa In fondo sono comode, quando ti fanno la foto in auto puoi dire che era la nonna a guidare!
pillola rossa 11 mesi fa su tio
@Don Quijote Due religioni, due misure...
Tato50 11 mesi fa su tio
@pillola rossa Per gli atei cosa è previsto ?
Lore61 11 mesi fa su tio
@Tato50 Il rogo per blasfemia in piazza pubblica... XD
seo56 11 mesi fa su tio
Ogni tanto gli svizzeri votano con la testa!! Si al divieto del burqua 👏🏻👏🏻👍🏼👍🏼
negang 11 mesi fa su tio
Vi sono 2 ragioni per cui il burqua deve essere vietato. 1) l'identificazione della persona deve essere fattibile per ragioni di pubblica sicurezza. Infatti sotto una copertura totale si potrebbe nascondere di tutto, compreso un uomo invece di una donna, armi e quant'altro. 2) se fossi una donna mi sentirei profondamente offeso se un simbolo di oppressione della libertà' della donna stessa fosse tollerato in un paese libero. Infatti nei loro paesi e' imposto ed anche brutalmente se non si rispetta l'imposizione. Questo vale per l'Islam e qualsiasi altra religione che mi imponga regole a livello vestiario o di altro tipo. Senza contare che per come l'islam si interfaccia nelle società' in cui prende piede sarebbe da mettere fuori legge completamente perché' le sue leggi cozzano palesemente con le leggi di qualsiasi stato liberale all'occidentale come inteso oggi, frutto di rivoluzioni colturali, di costumi e di rispetto degli uni verso gli altri. In nessuno stato islamico la donna e' libera come un uomo. Gia' solo questo dovrebbe risvegliare un profondo senso di repulsione verso qualsiasi simbolo che derivi da questa religione, come di altre presenti sul territorio. Lo stato deve essere laico ed indipendente da qualsiasi religione.
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