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19.01.2021 - 08:040
Aggiornamento : 10:44

«Il virus mutato è un'ulteriore minaccia per la scuola»

Istituti e classi in quarantena a causa delle più contagiose varianti. E si torna a parlare di insegnamento a distanza

La presidente dell'associazione dei docenti (LCH): «A un certo punto il controllo della pandemia deve essere prioritario»

Fonte 20 Minuten / Daniel Waldmeier e Pascal Michel
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

ZURIGO - Ristoranti e negozi che non vendono beni di prima necessità sono chiusi. Un lockdown “light” che ha risparmiato le scuole. Perlomeno sinora. In questi giorni sono infatti stati registrati diversi episodi in cui una nuova e più contagiosa variante del coronavirus è entrata in aula, mettendo in quarantena centinaia di allievi. Per esempio la scuola media di Morbio Inferiore. Ma casi analoghi si contano anche a Bremgarten bei Bern (BE), Frauenfeld (TG) e Oberwil (BL), dove la misura è scattata per una o più classi.

E si torna dunque a parlare del settore scolastico. La situazione preoccupa Dagmar Rösler, presidente dell'Associazione dei docenti (LCH): «I virus mutati sono una minaccia supplementare. Se la situazione peggiora, si dovrà pensare all'insegnamento a distanza». La sua speranza è che non si debba effettivamente arrivare a questo punto. Ma: «In un determinato momento il controllo della pandemia viene prima di tutto». Si potrebbe però, per esempio, pensare di passare all'insegnamento a distanza perlomeno nelle scuole superiori o professionali, per un periodo limitato, in quanto si tratta di studenti che percorrono un tragitto più lungo.

Genitori preoccupati - Con un aumento di scuole o classi poste in quarantena, diventerà difficile svolgere le lezioni con regolarità. E questo anche a causa della mancanza di insegnanti. La presidente della LCH osserva che già nella situazione attuale ci sarebbe molto malcontento tra docenti e genitori. «Ci sono genitori che si preoccupano per i loro figli». Altri si troverebbero invece in difficoltà per il loro accudimento, nel caso che questi non potessero più frequentare le aule scolastiche.

Ma la responsabilità è della politica, sottolinea ancora Rösler. Se le scuole restano aperte, vanno adottate ulteriori misure per proteggere il personale docente: «Gli insegnanti dovrebbero rientrare tra i gruppi a rischio che ricevono il vaccino in via prioritaria».

«I bambini contagiano i genitori che lavorano da casa» - Secondo Franziska Iff, co-presidente dell'associazione “Bildung Aber Sicher CH” (Istruzione, ma in sicurezza), gli attuali piani di protezione scolastici sarebbe insufficienti. «Purtroppo i bambini trasmettono il virus, come mostrano anche esempi e dati attuali dall'estero. È un fatto che autorità cantonali e federali devono finalmente riconoscere».

E fintanto che le scuole non saranno davvero sicure e quindi il virus continuerà a circolare nelle aule, anche l'attuale obbligo di telelavoro sarebbe inutile: «I genitori possono lavorare da casa, ma poi vengono contagiati dai figli che il virus lo portano a casa da scuola». Una situazione insostenibile, in particolare considerando ora la presenza delle varianti. L'associazione chiede quindi l'insegnamento a distanza per tutti gli allievi.

In questo modo si avrebbero a disposizione alcune settimane per elaborare piani di protezione che consentano una riapertura graduale e sicura degli istituti. Come modello, Iff propone Israele, dove la mascherina è obbligatoria anche nelle scuole elementari e il rientro in classe è avvenuto a più fasi. L'associazione ritiene che l'argomento secondo cui l'insegnamento a distanza non sia efficiente non è sostenibile: «Non sappiamo quasi nulla sugli effetti a lungo termine sui bambini, non possiamo correre rischi».

Per i Cantoni la scuola a distanza è l'ultima ratio - Il fatto che in determinati cantoni vengono messe in quarantena intere classi a causa del virus mutato è soltanto la dimostrazione che vengono applicati i piani di protezione, secondo la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE): «In casi estremi, si può procedere a una chiusura temporanea delle scuole, com'è il caso dall'inizio della pandemia» afferma il responsabile della comunicazione Stefan Kunfermann.

All'inizio di gennaio, il Consiglio federale ha chiesto ai Cantoni di «valutare quali misure potrebbero essere adottate nell'ambito della scuola dell'obbligo, in caso che provvedimenti supplementari diventino inevitabili». Nel frattempo il direttori cantonali della pubblica educazione hanno inoltrato le loro risposte, come fa sapere ancora Kunfermann.

La CDPE è d'accordo sul fatto che l'insegnamento a distanza dovrebbe essere l'ultima ratio. Le scuole hanno infatti una responsabilità sociale. «Sono un luogo di stabilità, continuità e integrazione. Con il virus che si è nuovamente diffuso, molte famiglie si trovano in una situazione difficile. Allo stato attuale le conseguenze di una chiusura delle scuole si farebbero sentire a vari livelli». Questo mercoledì si saprà verosimilmente se anche il Consiglio federale è di questa opinione.


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