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«Dobbiamo fare tutti la nostra parte contro il coronavirus»

Il consigliere federale risponde alle domande dei colleghi di 20 Minuten e dei lettori

Oggi in Svizzera sono scattate le nuove misure stabilite dal Governo


«È l'ultima occasione per evitare un lockdown». Così il consigliere federale Alain Berset, che ieri ha annunciato le nuove misure per contrastare la diffusione del coronavirus in Svizzera. Si tratta, in particolare, della chiusura anticipata per bar e ristoranti, dell'obbligo di mascherina anche all'aperto e dello stop ai grandi eventi.

Queste misure sono davvero sufficienti per evitare un nuovo lockdown? O si potevano fare scelte più severe? Il ministro della sanità Berset risponde alle domande dei lettori di 20 Minuten.

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L'intervista con il consigliere federale Alain Berset è terminata. Grazie di averla seguita su tio/20minuti.

14:30

Quindi ci saranno festeggiamenti ridotti anche per la famiglia Berset?
Berset: «Sì, al momento pianifico una festa con al massimo dieci persone».

14:30

Agli eventi privati non ci possono essere più di dieci persone. Pensa che sarà così anche a Natale?
Berset: «Non lo so. Dipende tutto da come si sviluppano i numeri relativi alla pandemia. Ma per ora pianificherei festeggiamenti con al massimo dieci persone».

14:28

Oggi era in giro per Berna. Ha la sensazione che ci siano ancora in giro troppe persone?
Berset: «Non sono stato molto in città. Ma d'altronde è ancora tutto aperto. È chiaro che la gente è in giro. Ma molti indossano la mascherina all'aperto».

14:27

Sandy: Presto saranno disponibili i test veloci: lo potrà fare chiunque? E chi lo pagherà?
Berset: «Sono previste delle condizioni affinché il costo venga assunto dalla Confederazione. Chi non ha sintomi, non può farsi semplicemente testare. I test vanno impiegati in maniera efficiente».

14:25

Andrin: Se in un futuro prossimo ci sarà un vaccino contro il coronavirus, come si procederà? Ritiene che si dovrà introdurre un obbligo di vaccino per determinati gruppi a rischio?
Berset: «Le regole sono le stesse degli altri vaccini che vengono approvati in Svizzera. Ci sarà però una strategia affinché vengano dapprima vaccinati i gruppi a rischio. Ma non ci sarà un obbligo. Sono però convinto che le persone sono interessate al vaccino».

14:23

Può immaginare che in un futuro la popolazione vada alle urne per esprimersi sulle misure contro il coronavirus?
Berset: «È pensabile. C'è stata una raccolta di firme contro Swisscovid. Ma il referendum non è riuscito. È chiaro come funziona la nostra democrazia. Non è comunque possibile votare perché la Svizzera non sia protetta. Al momento sono necessari determinati provvedimenti».

14:21

I cittadini si sentono insicuri o rassegnati anche perché sono troppe le persone che dicono la loro sulla questione: direttori sanitari, epidemiologici, medici cantonali, esperti della Confederazione, consiglieri federali. Pensa che sia effettivamente un problema?
Berset: «Ho già letto dei commenti, che ho trovato non necessari. Non va diffuso il panico. Dobbiamo trovare il modo di superare questa crisi senza panico».

14:18

Sui social media si discute molto di coronavirus. E non mancano le critiche. La infastidisce?
Berset: «Lo capisco. E forse è una situazione che si è venuta a creare anche per il fatto che in molti sono stufi di questa situazione. Ma sappiamo come funzionano i dibattiti in Svizzera. Sono anche convinto che molte persone vedono che la strada che stiamo seguendo è quella giusta per fare meno danni possibili. Comunque le critiche cambiano: fino ad alcune settimane fa si diceva che non ci vuole un obbligo di mascherina. E ora si dice che le misure non sono abbastanza severe. Il nostro lavoro è di trovare il compromesso».

14:16
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Janine: Non ho nessuna domanda. Sono soltanto felice che il Consiglio federale abbia ripreso in mano la questione. Signor Berset, le auguro molta forza. Lei sta lavorando bene.
Berset: «È molto gentile. Grazie mille. Da diversi giorni ricevo molti feedback, positivi o negativi. Tra questi ci sono anche suggerimenti. Non abbiamo sempre tempo per rispondere velocemente. Ma leggiamo tutti i messaggi».

14:14

Ana: Cosa succede se la regola delle dieci persone non viene rispettata? Sono previste multe?
Berset: «Sì, sono previste multe! Non è nemmeno il momento di fare grandi feste. Quindi: fate per favore la vostra parte! Sarebbe meglio rinunciare. Penso comunque che le persone rispettino questa regola. I festeggiamenti si possono rimandare. È stata la stessa cosa la scorsa primavera: la gente ha rimandato le feste private all'estate. Ora sarà nuovamente così».

14:12

Celine: Come mai licei e scuole professionali non devono passare all’insegnamento a distanza?
Berset: «Sì, questa è una buona domanda. A livello universitario tutte le lezioni devono avere luogo online. Ma nelle scuole superiori c'è un buon piano di protezione. La scorsa primavera avevamo chiuso le scuole. Ma ora abbiamo l'impressione che i piani di protezione possano funzionare per permettere le lezioni in presenza. Per le scuole è comunque una sfida».

14:10

Samuel: Le attività sportive in luoghi chiusi con più di quindici persone sono vietate: vale anche per le palestre? Possono quindi allenarsi al massimo quindici persone contemporaneamente? E devono indossare una mascherina?
Berset: «Sì, l'attività è limitata. In particolare per le attività cardio si respira molto di più e quindi il virus si può diffondere meglio. Per questo ci vuole una mascherina e vanno mantenute le distanze. Naturalmente due persone che giocano a tennis all'interno di un grande campo coperto non devono indossare una mascherina. È difficile. Ma è quello che ci vuole perché i centri fitness possano restare aperti. Si può quindi anche pensare di praticare più sport all'aperto, nella natura».

14:07

Thomas: Si raccomanda di limitare allo stretto necessario gli spostamenti all’interno del paese. Per contro non viene vietato il turismo degli acquisti? Non è un controsenso?
Berset: «Non promuoviamo gli acquisti all'estero. Ma comunque non è proibito farli. Però invitiamo i cittadini a fare acquisti nella propria regione».

14:06

Philippe: La Francia e la Germania hanno adottato misure più severe di quelle elvetiche. Come mai il nostro paese non fa un ulteriore giro di vite?
Berset: «Dobbiamo adattare le misure al paese. In Svizzera la partecipazione dei cittadini è molto importante».

14:04

Dominic: Per guadagnare la fiducia dei cittadini, la Confederazione non dovrebbe forse ammettere che lo scetticismo della scorsa primavera nei confronti della mascherina era dovuto a una mancanza di scorte?
Berset: «Sì, avevamo troppe poche mascherine. E durante il lockdown era tutto chiuso, quindi non serviva un obbligo di mascherina».

14:03

Markus: Come mai ora l’obbligo di mascherina è diventato così importante?  Durante la prima ondata della scorsa primavera era stato detto che le mascherine non servivano a nulla. Il Consiglio federale e l’UFSP non sono stati sinceri con la popolazione?
Berset: «La scorsa primavera era tutto chiuso. E non aveva molto senso indossare una mascherina. Ma allora avevamo anche detto che non appena i negozi avrebbero potuto riaprire, avrebbe avuto senso indossare la mascherina in quelle situazioni in cui non è possibile mantenere le distanze. Quindi sì: siamo sempre stati sinceri».

14:01

Ritiene che certi Cantoni non abbiamo adottato dei provvedimenti abbastanza severi?
Berset: «Ritengo che ora i provvedimenti che valgono in tutto il paese siano molto severi. Che determinati cantoni decidano di andare oltre, va bene, se necessario».

14:00

Il federalismo è adatto per affrontare una crisi? La gente non riesce a comprendere per quale motivo in vari cantoni si applichino ancora regole diverse...
Berset: «Sì, il federalismo ha funzionato. È così che funziona la nostra Svizzera. La collaborazione coi cantoni ha funzionato. Dobbiamo avere una base solida per poter prendere delle decisioni. E per questo ci vuole del tempo».

13:58

Il Consiglio federale ha atteso molto prima d'introdurre ulteriori misure a livello nazionale. Come mai è stato dato un margine così ampio ai Cantoni?
Berset: «Lavoriamo tutti assieme. Siamo stati allertati dalla taskforce e un giorno dopo abbiamo avuto una seduta del Consiglio federale. Questa è la dimostrazione che va tutto molto più velocemente».

 

13:55

Se osserva la situazione attuale, con questo numero di casi continua ad affermare che «la situazione è sotto controllo»?
Berset: «Sì. Ora su tutti i semafori scatta il rosso. Dobbiamo agire. Non è infatti una sorpresa che le nuove misure siano state introdotte ora. Queste decisioni ora devono essere applicate. Tutti devono fare la loro parte. Questo vale per tutta la popolazione».

13:53

Lei parla di misure più severe. Si parla di un secondo lockdown?
Berset: «Sì, e lo vediamo nei paesi confinanti con la Svizzera. Ma chiedo a tutti quanti di rispettare le misure. Rispettatele!»

13:52

Oggi sono stati segnalati molti nuovi casi. È preoccupato?
Berset: «Sì, naturalmente. Ma ora c'è bisogno di tutti. Anche le generazioni più giovani devono rispettare le misure. Soltanto così potrà funzionare. E spero davvero che funzionerà».

13:51

C'è già un piano B?
Berset: «Noi speriamo che le misure funzionino. E questo è il nostro obiettivo. Però se non sarà così, la situazione peggiorerà rapidamente. E allora dovremo adottare misure più severe. Ma spero che non sarà così».

13:50

Avrebbe preferito che le misure sinora introdotte avessero già avuto effetto?
Berset: «Gli effetti dipendono dalle persone e si vedranno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. E speriamo che le misure funzionino. Se non sarà così, dovremo introdurre nuove misure, che non saranno piacevoli».

13:49

Come fare perché la gente segua nuovamente le indicazioni per rallentare la diffusione del coronavirus?
Berset: «È ancora possibile andare al ristorante ed è ancora possibile uscire di casa. Se si vuole continuare a vivere così anche durante la stagione invernale, bisogna rispettare le misure. Lo sappiamo fare. E lo dobbiamo fare».

13:47

Ieri ha annunciato nuove misure, non troppo severe. Come può essere certo che in questo modo si potrà evitare un nuovo lockdown?
Berset: «Dobbiamo nuovamente comportarci così come abbiamo imparato a fare. Non è che il virus ci salta addosso. Ma quando abbiamo dei contatti con altre persone senza prestare attenzione, il rischio di contrarlo aumenta. Dobbiamo mantenere le distanze e lavarci sempre le mani. Queste misure sono estremamente importanti».

13:45

Ci sono momenti in cui vorrebbe non doversi più occupare della pandemia e dedicarsi quindi ad altro?
Berset: «Sì, certo. Cerco di trascorrere del tempo anche con la mia famiglia. Per distrarmi ascolto anche della musica».

13:44

Ci siamo. L'intervista con Berset è cominciata.

Molte persone sono stufe del coronavirus. Vale anche per lei?
Berset: «Sì, è così da tempo. Ed è una cosa che capisco. Sono molte le persone che domandano quando sarà finita. Anche per me è impegnativo. È anche impressionante come cambia il modo di lavorare. E spesso il carico di lavoro è molto alto».

13:33
20M
13:22

Sandro Spaeth, della redazione di 20 Minuten, è a tu per tu col consigliere federale Alain Berset per parlare della pandemia in Svizzera.


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Ultimo aggiornamento: 2020-12-05 06:33:50 | 91.208.130.89