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30.07.2020 - 14:000
Aggiornamento : 21:16

La Confederazione vuole la mascherina obbligatoria

È la richiesta dell'UFSP ai Cantoni: «Unificate le misure». Il presidente dei medici cantonali: «Valuteremo»

A Berna è stato fatto il punto sulla pandemia in Svizzera. Oggi i contagi sono tornati sopra la soglia dei duecento. Il 10% dei casi è d'importazione

BERNA - In Svizzera i nuovi contagi sono tornati sopra la soglia dei duecento. Più precisamente, nelle ultime ventiquattro ore ne sono stati registrati 220, come comunicato oggi dall'Ufficio federale della sanità pubblica. Un dato che sta crescendo anche a causa delle vacanze: il 10% dei casi accertati - secondo le autorità sanitarie federali - nel nostro paese sono infatti d'importazione.

Ed è proprio per evitare un'esplosione dei casi d'importazione, che dallo scorso 6 luglio la Confederazione mantiene aggiornato un elenco dei paesi con rischio elevato di contagio (attualmente sono 42): chi rientra da uno di questi deve obbligatoriamente rispettare una quarantena di dieci giorni. Attualmente sono quasi 9'000 le persone che si sono auto-isolate di ritorno dalle vacanze.

Oggi a Berna è stato fatto il punto della situazione in un incontro coi media a cui hanno preso parte Pascal Strupler (direttore dell’Ufficio federale della sanità pubblica UFSP), Barbara Büschi (direttrice supplente della Segreteria di Stato della migrazione SEM), Patrick Mathys (responsabile della sezione Gestione delle crisi e collaborazione internazionale dell'UFSP) e Rudolf Hauri (medico cantonale zughese).

Un aumento «notevole» dei casi - Oggi è partita una nuova campagna contro il coronavirus: «L'obiettivo è di ricordare che il virus non è andato in vacanza» ha affermato Pascal Strupler, nel suo intervento iniziale. «Si ricorda anche il comportamento che bisogna adottare per evitare che la malattia si diffonda: è più che mai necessario ricordarlo, considerando che oggi si registrano 220 nuovi contagi». Strupler ha parlato di un «notevole» aumento dei casi. E ha sottolineato che la situazione «si sta aggravando». Questo considerando che il numero dei test, ha aggiunto Mathys, è più o meno costante: «Da alcune settimane siamo sotto i 10'000 al giorno». Sale il tasso di positività, che attualmente è al 3% (nelle scorse settimane era a 2,3-2,5%).

«I Cantoni uniscano le forze» - È dallo scorso mese di aprile che in Svizzera non si registravano così tanti casi. Il direttore dell'UFSP ha sottolineato che determinati Cantoni hanno già adottato misure supplementari contro il virus. «Ma riteniamo che i Cantoni debbano uniformare le misure, in modo che la popolazione sia in chiaro su come comportarsi». L'UFSP propone quindi ai Cantoni di valutare l'obbligo d'indossare la mascherina nei negozi o in tutti i locali chiusi, l'obbligo di registrare i dati degli avventori di bar e ristoranti, e limitare a cento le presenze nei locali notturni.

Questione di solidarietà - «Non abbiamo ancora superato la pandemia, per questo non bisogna abassare la guardia». Secondo Strupler bisogna quindi agire adottando un comportamento solidale. E quindi rispettare le accresciute norme igieniche, in modo da evitare che il virus si diffonda ulteriormente.

Ricoveri in aumento - Lo ha ribadito anche Patrick Mathys: «Duecentoventi casi sono davvero molti. E si contano anche nuove ospedalizzazioni. Nelle ultime ventiquattro ore si registra anche un decesso». Se si considerano i dati settimanali, Mathys ha detto che siamo passati da 170 a 822. Le ospedalizzazioni sono salite da 13 a settimana a 40. «Questi dati permettono sicuramente di comprendere che la situazione è cambiata e che bisogna prenderla sul serio».

La situazione internazionale - Anche a livello internazionale, si constata una tendenza all'aumento dei casi. Mathys ha parlato in particolare degli Stati Uniti, dove in una ventina di stati i contagi sono tornati a crescere in maniera importante. Poi ha parlato - a titolo d'esempio - anche di Hong Kong, «una città che ha fatto molto contro il virus», che ora è minacciata da una nuova ondata. «L'80% delle stanze per le persone in isolamento sono occupate». I numeri sono molto bassi in Italia. E bisogna tenere sotto osservazione la Spagna, in particolare il nord del paese, dove potrebbero scattare nuove misure.

Virus e vacanze - Attualmente circa il 10% dei casi in Svizzera è d'importazione. Circa il 6% da paesi a rischio, ha reso noto Mathys. Sono quasi 9'000 le persone che si sono messe in quarantena al rientro da paesi a rischio. «È un buon numero - ha affermato Mathys - ma sappiamo che non tutti rispettano l'obbligo». Continueranno quindi le verifiche a campione. Anche il rispetto della quarantena, ha aggiunto Mathys, «è una questione di solidarietà». Perché ci troviamo, inoltre, in una situazione in cui diventa sempre più difficile il contact tracing.

Test negli aeroporti? «No» - In aeroporti tedeschi e austriaci è possibile effettuare un test rapido. E se questo risulta negativo, la quarantena può essere accorciata. «Noi non intendiamo introdurre uno strumento di questo tipo» ha annunciato Mathys. Innanzitutto perché un risultato negativo potrebbe soltanto essere un falso negativo: «Il viaggiatore potrebbe trovarsi nei primi giorni dell'infezione».

I paesi a rischio - Per quanto riguarda l'aggiornamento dell'elenco dei paesi a rischio elevato di contagio, Mathys ha spiegato che si tratta di quei paesi in cui negli ultimi quattordici giorni si registrano oltre sessanta contagi per centomila abitanti. L'aggiornamento avviene, normalmente, una volta al mese. «Ma potremmo inserire nuovi paesi con maggiore frequenza se si rende necessario per un aggravarsi della situazione».

La sfida dei cantoni - «I Cantoni si trovano davanti a una grande sfida» ha afferma il medico cantonale zughese Rudolf Hauri, che è anche presidente dei medici cantonali. E ha sottolineato che con un aumento esponenziale dei contagi, il contact tracing arriva al limite. Anche Hauri ha quindi invitato la popolazione «a prendere sul serio la situazione». I Cantoni non mancano di segnalare le persone che non si notificano, pena la multa fino a 10'000 franchi.

Cantoni più colpiti di altri - In alcuni cantoni ci sono misure più severe che in altri. Come mai? «È chiaramente più facile confrontarsi con decisioni che riguardano tutta la Svizzera, ma poi magari ci si ritrova con situazioni non commisurate a determinati cantoni» ha detto Mathys, ricordando che ci sono attualmente regioni più colpite di altre. E pertanto ci sono cantoni che hanno deciso d'introdurre un obbligo di mascherina nei negozi, altri hanno stabilito nuove limitazioni per le discoteche. Ora - per quanto riguarda la richiesta dell'UFSP, «la questione sarà valutata». E ha ricordato che le norme accresciute d'igiene «sono valide dappertutto». Da parte sua Strupler ha aggiunto che «ci troviamo con dei numeri in aumento e quindi intendiamo scuotere le autorità cantonali: vedremo come sarà accolta la nostra richiesta».

Partner da uno Stato terzo - Si parla anche di ricongiungimento di coppie che hanno una relazione internazionale al di fuori dell'area Schengen: dal 3 agosto - ha spiegato Barbara Büschi del SEM - è nuovamente ammessa l’entrata in Svizzera di cittadini di Stati terzi che visitano il proprio partner in Svizzera, tuttavia a condizione che possano dimostrare la loro relazione. È inoltre necessario un invito da parte del partner che si trova in Svizzera. In tutti i casi le persone provenienti da Stati e regioni con rischio elevato di contagio sottostanno all’obbligo di quarantena.

Grandi eventi: «Dipende dal virus» - Ieri era emerso che al vaglio del Consiglio federale ci sarebbe la possibilità di prolungare fino a marzo 2021 il divieto di grandi eventi con più di mille persone. «Sarà l'andamento della pandemia ha decidere il futuro dei grandi eventi e quindi dipende anche dal comportamento dei cittadini» ha detto oggi Strupler.

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