ti.mammePiccoli egoisti crescono… o no?

01.12.22 - 08:00
L’egocentrismo infantile è una fase da superare con l’esempio e la gentilezza
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Piccoli egoisti crescono… o no?
L’egocentrismo infantile è una fase da superare con l’esempio e la gentilezza

Può bastare anche solo uno sguardo per suscitare l’interesse di un bambino nei confronti di un oggetto che potrà facilmente diventare suo per acquisizione diretta. Al grido di «tutto mio!», infatti, i piccoli conquistatori portano avanti una fase di crescita che sembra la storia di Alessandro Magno mentre è solo espressione di una fase definita egocentrismo infantile dallo psicologo e pedagogista svizzero Jean Piaget. È questo il periodo in cui i bambini, dai 18 mesi compiuti, si relazionano con tutto ciò che li circonda solo ed esclusivamente dal proprio punto di vista senza comprendere la diversità tra la visuale propria e quella degli altri. Nulla di strano, in fin dei conti: il piccolo non conosce la distinzione tra se stesso ed il resto del mondo, quindi considera propria anche la coda del cane senza comprendere l’impossibilità di questa convinzione. Man mano che l’esperienza di vita si affina, il pargolo impara a riconoscere ciò che davvero può appartenergli e quello che fa parte del resto del mondo, basandosi sull’acquisizione di concetti che evidenziano le differenze tra dentro e fuori, se stesso e gli altri, per esempio, e che contribuiscono al processo di autoidentificazione. È un processo che inizia tra i 18 ed i 24 mesi e segna anche l’inizio della percezione personale distinta dai genitori, manifestandosi anche con i primi rifiuti che diventano espressione della propria volontà o, almeno, la sperimentazione di essa.

Il vessillo di battaglia rimane però l’affermazione dell’io e del mio, visto che il pupetto è sempre animato dalla convinzione che tutto il mondo sia un suo feudo e tutto ciò che contiene gli appartenga. Per quanto possa essere divertente osservare il piccolo monarca nell’affermazione dei suoi possessi, bisogna cogliere anche l’aspetto più serio della situazione e, quindi, l’apprendimento del concetto di legame invisibile verso le cose, l’acquisizione di un livello superiore di maturazione conoscitiva e di formazione della personalità. La possessività spiccata legata a questo periodo dura qualche anno e non risparmia difficoltà agli adulti che interagiscono con il tenero Gengis Khan e si trovano al cospetto dei contrasti che nascono con i coetanei animati dagli stessi sentimenti di accaparramento. Al di là della fase transitoria e fisiologica nella crescita di ogni bambino, però, al fine di evitare che il proprio mini accaparratore diventi un vero egoista, con sfumature da accumulatore seriale, è necessario insegnargli a condividere, fissando delle regole chiare e semplici. Nei momenti di aggregazione, sempre importanti anche per una corretta socializzazione dei piccoli, i bisogni di tutti entrano in contatto e spesso si scontrano visto che tra coetanei si attraversa più o meno nello stesso momento la stessa fase di crescita. Come mettere un branco di pastori tedeschi (i cani!) in un recinto con un’unica pallina: scintille come ad un ritrovo di saldatori!

Il conflitto che inevitabilmente si scatenerà tra i piccoli bipedi diventerà un’ottima palestra per sperimentare possibili soluzioni del contrasto in atto e consentirà all’adulto presente di introdurre concetti risolutivi come la condivisione (giocare insieme), l’attesa o l’alternanza (usare a turno il giocattolo conteso). Fissando il concetto di giusto e sbagliato, si potranno evitare le ramanzine che ad un bambino di due anni passano da un orecchio all’altro senza lasciar traccia. Meglio aiutare l’aspirante egoista bonsai a capire ciò che è suo e ciò appartiene agli altri: il suo pupazzo, la palla dell’altro bimbo all’asilo, il notebook di papà, la borsa della maestra, la maglietta preferita del fratellone. Ove previsto si potranno fissare anche delle regole per l’utilizzo degli oggetti altrui, recuperando l’idea di condivisione e scongiurando quella di possesso. Il tutto senza costrizioni, perché obbligare un frugoletto di 2 anni a condividere il suo peluche preferito con chicchessia è del tutto controproducente diventando irrispettoso delle fasi della sua crescita. Ancora una volta l’esempio tornerà utile per instillare nella mente assorbente del novello Napoleone Bonaparte il giusto modo di comportarsi. Se mamma e papà – insieme a tutti gli adulti di riferimento del piccolo – saranno attenti a mostrarsi disposti alla condivisione ed alla generosità, aiuteranno il pargolo a comprendere l’importanza dello scambio e della gentilezza nel dare o nel chiedere le cose agli altri. E questo eviterà di farlo crescere egoista e possessivo migliorando la vita sua e quella degli altri.

COMMENTI
 
Lucia69 2 mesi fa su tio
egoisti, maleducati e narcisisti... per colpa delle mamme pancine che fan di tutto tranne che educare le loro bertucce.....