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Raoul Ghisletta12 parlamentari contro un massiccio impoverimento degli assicurati IPCT

24.09.22 - 19:00
Raoul Ghisletta, granconsigliere e segretario VPOD Ticino
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12 parlamentari contro un massiccio impoverimento degli assicurati IPCT
Raoul Ghisletta, granconsigliere e segretario VPOD Ticino

Lo scorso 19 settembre è stata depositata un’iniziativa parlamentare interpartitica per la modifica della Legge sull’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (LIPCT) del 6 novembre 2012, denominata “Mantenimento del livello delle pensioni di vecchiaia fissato nel 2013 e adattamento al carovita delle pensioni in primato di contributi senza garanzie”. I firmatari sono, oltre al sottoscritto, le/i granconsiglieri Massimiliano Ay, Anna Biscossa, Simona Buri, Nicola Corti, Maddalena Ermotti-Lepori, Lea Ferrari, Giorgio Fonio, Danilo Forini, Carlo Lepori, Daniela Pugno-Ghirlanda e Andrea Stephani.

L’iniziativa parlamentare elaborata 707 (IE 707) chiede di non tradire le promesse, che furono fatte dal Governo (in primis dall’on. Laura Sadis, PLR) e dal Parlamento a ca. 16'000 assicurate e assicurati dell’Istituto di previdenza del Canton Ticino il 6 novembre 2012 con il varo della LIPCT, la quale ha definito l’abbandono del piano assicurativo in primato delle prestazioni e l’introduzione del piano assicurativo in primato dei contributi. La LIPCT ha comportato a partire dal 2013 per le/gli assicurati in primato dei contributi senza garanzie transitorie una diminuzione delle pensioni di vecchiaia del 20% mediamente.

Pertanto un’ulteriore riduzione del 20% -con effetto progressivo dal 1.1.2024- porterebbe ad erogare da parte dell’IPCT pensioni di vecchiaia nel piano assicurativo in primato dei contributi, che sarebbero mediamente del 36% inferiori rispetto al valore delle rendite del piano assicurativo in primato di prestazioni. Questa riduzione delle pensioni di vecchiaia del 36% sull’arco di una quindicina di anni è contraria al principio della buona fede ed è irresponsabile, perché significa impoverire una fetta importante del ceto medio ticinese, (per il quale tutti i partiti si sciacquano la bocca prima delle elezioni): e lo è tanto più se fatta da un datore di lavoro pubblico che vuole essere normalmente attrattivo nelle sue condizioni di lavoro.

Il nuovo capoverso 6bis dell’articolo 11 LIPCT -proposto dall’IE 707- introduce una delega al Consiglio d’amministrazione dell’IPCT e segue la linea già tracciata di aumentare i contributi a carico dei datori di lavoro per finanziare il livello delle pensioni. Occorre comunque essere consapevoli che questo contributo, da solo, non consente da subito di erogare pensioni identiche in valore assoluto, perché tale effetto lo si avrà solo laddove il periodo di contribuzione sarà completo. Nel mezzo occorreranno altre misure, quali la prevista riduzione scalare del tasso di conversione tra il 2024 ed il 2031 e l’utilizzo di appositi accantonamenti fatti dal Consiglio d’amministrazione delI’IPCT (300 mio. Fr alla fine del 2021): questo è possibile solamente con un procedere ordinato nella gestione del problema, che eviti l’intervento dell’autorità federale di vigilanza (non mi dilungo su questo aspetto per ragioni di spazio).

Resta il fatto che l’aumento dei contributi richiesto dall’IE 707 è imprescindibile e gioca un ruolo importante nel perseguimento dell’obiettivo di sostenere il livello delle pensioni, come da anni va affermando il Sindacato VPOD, che ha già presentato il 18.10.2021 una petizione al Parlamento in tal senso: petizione firmata da 2'000 assicurati IPCT, ma finita in fondo ai cassetti.

L’IE 707 è un passo politico importante per smascherare le falsità degli avversari che osteggiano il risanamento dell’IPCT a carico del datore di lavoro e che, mentendo, asseriscono che si tratterebbe di una cassa pensioni di privilegiati.

La manifestazione delle assicurate e degli assicurati del prossimo 28 settembre a Bellinzona, indetta dalla Rete per la difesa delle pensioni e sostenuta attivamente dal Sindacato VPOD, sarà un altro passo importante, per far emergere le giuste preoccupazioni di una generazione del ceto medio pubblico e parapubblico, che non può e non deve essere sacrificata sull’altare di irrazionali pregiudizi politici.

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