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PARTITO COMUNISTABloccare il rincaro: stop alle sanzioni e alla speculazione, per un intervento pubblico regolatore e programmatore!

14.08.22 - 14:15
Partito Comunista
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Bloccare il rincaro: stop alle sanzioni e alla speculazione, per un intervento pubblico regolatore e programmatore!
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La forte crescita dell’inflazione che sta investendo tutto il mondo occidentale costituisce una seria e grave minaccia al potere d’acquisto e alle condizioni di vita delle classi popolari. Conscio della gravità che potrebbe assumere questa dinamica nel corso dei prossimi mesi, il Comitato Centrale del Partito Comunista – riunito in Capriasca – formula le seguenti considerazioni.

Un’inflazione dettata dall’eccezionalità e aggravata dalla speculazione
Lo scoppio della pandemia e l’aggravarsi del conflitto in Ucraina hanno innescato una spirale inflattiva di portata da tempo sconosciuta in Occidente, con punte vicine alla doppia cifra in vari paesi dell’Eurozona. Il regime di sanzioni contro la Russia imposto da Washington e Bruxelles (e recepite passivamente da Berna) sta colpendo in particolare svariati beni essenziali come luce e gas, con gravi conseguenze sui redditi più bassi. L’eccezionalità della congiuntura economica, caratterizzata da varie strozzature delle catene di approvvigionamento e da un generale rincaro di energia, materie prime e prodotti semilavorati, non è però la causa unica dell’aumento dei prezzi al consumo. I grandi monopoli costituitisi in decenni di concentrazione capitalistica hanno infatti approfittato largamente di questa situazione per imporre dei prezzi maggiorati spesso del tutto ingiustificati. Con l’obiettivo di salvaguardare (e se possibile anche accrescere) i propri profitti, i grandi gruppi economici speculano sui prezzi dei beni essenziali (il cui consumo non può essere ridotto da un giorno all’altro) e si oppongono ad un adeguamento dei salari corrispondente al rincaro.

Un controllo pubblico del tutto insufficiente: a perderci sono lavoratori e PMI!
A fronte di questa dinamica, il controllo dello Stato sul livello dei prezzi, sull’approvvigionamento economico del Paese e sulla distribuzione dei redditi appare gravemente insufficiente. Decenni di liberalizzazioni, privatizzazioni e laissez faire fanno ora emergere una generale incapacità da parte dell’ente pubblico nel fare fronte a questi gravi sconvolgimenti economici. Per loro stessa ammissione, i funzionari federali preposti al controllo dei prezzi e a garantire le scorte di beni essenziali sono privi del potere e degli strumenti per garantire la stabilità economica e sociale. Il principio della libertà economica e gli accordi internazionali in vigore lasciano le principali variabili economiche in balia delle velleità padronali e degli Stati esteri, da cui dipendiamo in misura decisamente eccessiva per l’approvvigionamento di beni essenziali che non siamo in grado di stoccare in Svizzera (si veda l’esempio del gas, per cui la Svizzera non dispone di strutture di stoccaggio proprie e dipende completamente dalle importazioni, in particolare dalla Germania). Ancora una volta, l’arretramento dello Stato in campo economico si traduce in una estensione del potere e dei profitti dei grandi monopoli, a scapito delle classi popolari e della piccola impresa, strangolate dal rincaro e probabilmente in futuro confrontate anche con razionamenti e contingenti dei propri consumi.

Le proposte dei comunisti contro il rincaro
Sulla base di questa analisi, il Comitato Centrale del Partito Comunista rivendica:

    1. La fine delle sanzioni contro la Russia e della dipendenza da USA e UE: la Svizzera deve sviluppare relazioni commerciali diversificate senza cedere a pressioni politiche contrarie all’interesse nazionale.
    2. L’indicizzazione dei salari, a partire da un innalzamento del salario minimo cantonale, come richiesto dell’iniziativa popolare “Per un salario minimo sociale”, un suo regolare adeguamento all’inflazione che non sia vincolato agli stretti limiti della forchetta stabilita dalla legge, ma anche l’introduzione di precisi vincoli salariali per le aziende beneficiarie di aiuti pubblici, che devono provvedere ad indicizzare le remunerazioni al rincaro.
    3. L’adeguamento degli aiuti sociali e delle pensioni al rincaro: i sussidi versati da Cantone e Comuni alle famiglie a basso reddito devono essere indicizzati all’inflazione, così come le rendite AVS versate ai pensionati.
    4. Il blocco dei prezzi dei beni essenziali: la Confederazione deve fissare un tetto massimo per un paniere di beni di prima necessità (a partire dalla benzina, dal gas e dall’elettricità, ma non solo), in modo da contrastare la speculazione in atto.
    5. Una diversa distribuzione del carico fiscale tra lavoratori e imprese: la riduzione dei prezzi può avvenire attraverso la soppressione di tasse antisociali come l’IVA e la tassazione dei sovrapprofitti realizzati dai grandi monopoli (in primo luogo nel campo dell’energia, come in discussione in diversi paesi europei).
    6. La revisione del metodo di calcolo dell’Indice nazionale dei prezzi al consumo (IPC), sulla cui base vengono fissati gli adeguamenti salariali e delle prestazioni sociali: nel calcolo vanno integrati i premi di cassa malati e va rivista la proporzione di reddito attribuita alle diverse spese domestiche (in primis ad alloggio ed energia) basandosi sulla reale composizione di spesa di un budget famigliare.
    7. Il potenziamento e l’estensione degli strumenti e degli enti pubblici di controllo sull’economia: le competenze del Sorvegliante federale dei prezzi (“Mister prezzi”) vanno ampliate, garantendo sanzioni più severe a chi fissa prezzi speculativi ed un controllo preventivo sul processo di formazione dei prezzi, mentre va introdotta la nuova figura del Sorvegliante federale dei salari e dei profitti che vigili sulla corretta distribuzione del reddito nelle aziende, garantendo la possibilità di sanzionare quelle grandi aziende che accumulano profitti e parallelamente riducono l’occupazione.
    8. La riforma dell’Ufficio federale dell’approvvigionamento economico (UFAE): esso deve garantire la costituzione di scorte di beni essenziali all’interno del Paese (e non all’estero come è il caso oggi), sotto il diretto controllo della Confederazione (e non dei grandi gruppi economici privati), grazie ad un più ampio potere d’intervento che preveda ad esempio il diritto di requisizione e il blocco delle esportazioni.
    9. La nazionalizzazione delle aziende strategiche per l’approvvigionamento del Paese e il rafforzamento del controllo sulle imprese a partecipazione statale: i gruppi produttori e distributori di energia vanno ad esempio posti sotto uno stretto controllo democratico, contrastando le privatizzazioni comunali, rafforzando il controllo parlamentare su AET ed estendendo le partecipazioni pubbliche ad altri enti.
    10. La distribuzione a Confederazione e Cantoni delle riserve della Banca Nazionale: 50 degli oltre 100 miliardi di riserve ripartibili ma mai distribuite vanno messi immediatamente a disposizione per l’acquisizione di partecipazioni statali in aziende strategiche nel campo delle materie prime e dell’energia e misure a sostegno del potere d’acquisto delle classi popolari.
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