"1899", un cubo di Rubik a forma di tetraedro

STREAMING"1899", un cubo di Rubik a forma di tetraedro

29.11.22 - 06:30
La nuova serie degli sceneggiatori tedeschi Baran bo Odar e Jantje Friese convince oltre ogni aspettativa
Netflix
"1899", un cubo di Rubik a forma di tetraedro
La nuova serie degli sceneggiatori tedeschi Baran bo Odar e Jantje Friese convince oltre ogni aspettativa

BERLINO - Freddo, ansiogeno e umano. È "1899". La nuova serie Netflix firmata Baran bo Odar e Jantje Friese, i due sceneggiatori tedeschi all'origine dell'enigma temporale di "Dark", sono tornati con un rompicapo che tiene incollati allo schermo, scandito dalle onde del mare e dalla lancetta di una bussola che ha perso ogni direzione.

Al centro della serie disponibile sulla piattaforma streaming dal 17 novembre ci sono nove personaggi. Sono passeggeri o parte dell'equipaggio di una nave salpata dal Regno Unito e che ha come destinazione New York. Tutti sono spinti in avanti dall'irrefrenabile paura di tornare indietro. Tutti sono costretti a confrontarsi l'uno con l'altro, nonostante il gap linguistico - molto riuscito grazie alle diverse nazionalità degli attori scelti. A bordo della nave si parlano inglese, hindi, spagnolo, tedesco, francese, portoghese, polacco, danese e svedese. Ma per non perdere questa ricchezza è necessario guardare gli otto episodi in lingua originale.

Chi ha apprezzato "Dark" avrà piacere di ritrovare nelle vesti del capitano il viaggiatore del tempo senza nome, interpretato da Andreas Pietschmann. L'attore tedesco, che mantiene una funzione di guida attraverso il rompicapo, ha però nel caso di "1899" anche un ruolo faro. E la sua interpretazione da uomo freddo di cui ogni certezza viene compromessa, è convincente. Come convince anche il ruolo enigmatico interpretato da Emily Beecham. Nelle vesti della dottoressa Maura Franklin ci conduce nei meandri del cervello ed è la voce che attende i vari personaggi a ogni risveglio.

"1899" è una serie introspettiva, in cui si scava nel dolore del passato e nell'estremizzazione di un onirico che sfocia in un'apparente follia, una condizione che i personaggi vorrebbero nascondere agli occhi indiscreti. Ma su una nave ferma in mezzo al mare, di fronte al relitto di se stessa, cercando di non perdersi dentro il proprio sé, i passeggeri finiranno per inciampare l'uno dentro l'altro, guardandosi come se non si vedessero per la prima volta. E scopriranno man mano, come detto nelle primissime battute, che dietro ogni mistero e morte umana non c'è un lupo, ma un altro essere umano.

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