VIPFabrizio Moro: «Vivevamo in 25 metri quadri, la periferia la mia forza»

30.11.22 - 20:00
Il cantante ha parlato della sua infanzia e degli inizi di carriera
IMAGO / Pacific Press Agency
Fabrizio Moro: «Vivevamo in 25 metri quadri, la periferia la mia forza»
Il cantante ha parlato della sua infanzia e degli inizi di carriera

ROMA - Da quando è diventato famoso, Fabrizio Moro non ha mai nascosto le sue origini umili, la provenienza dalla periferia romana che, come affermato anche nell’ultima intervista concessa al Corriere della Sera, ha rappresentato per il cantante un elemento chiave del suo processo di crescita. «Gli artisti che arrivano dalla periferia si contano sulle dita di una mano. Per me è un punto di forza. Bisogna smettere di pensare che siano luoghi disastrati in cui crescere», ha spiegato Moro, pronto a lanciare il suo primo film da regista, “Ghiaccio”.

Moro ha un ricordo dolce della periferia e dell’infanzia trascorsa in una famiglia non esattamente benestante. «Ho avuto una bellissima infanzia - le sue parole -. Vivevo nelle case popolari di San Basilio, a Roma, in un appartamento che era un loculo, di 25 metri quadrati: un ingressino, dove dormivamo io e mio fratello, una cucina sulla sinistra, una camera da letto e un bagno. In quel palazzetto abitava tutta la mia famiglia che si era trasferita dalla Calabria. Sono cresciuto lì fino a 12 anni, con cugini e parenti. Quando ci trovavamo per Natale, Pasqua, o la domenica eravamo almeno in 15. Le difficoltà economiche c’erano. Ma ho sempre dato poca importanza ai soldi anche quando non ne avevo».

Da ragazzino, in quella casa, iniziò ad appassionarsi alla musica, grazie a una vecchia chitarra. «Avevo 13 anni, la trovai in cantina, era di mio cugino, aveva solo tre corde e pure di plastica - ha continuato -. Ero un bambino sereno ma chiuso, un po’ complessato, fragile. Iniziai a mettere in musica le parole del mio diario e per la prima volta mi sentivo compreso». Poi la lunga gavetta, tra matrimoni e feste di piazza, fino al palco di Sanremo e alle collaborazioni con artisti affermati come Renato Zero. «Mi piace Renato. Ma quando abbiamo fatto le prove era pignolo, fermava l’orchestra ogni tre secondi - ha raccontato Moro -. Ho sbroccato: “Rega’ io la voce la butto un po’ lì”. Renato mi si è avventato contro: “Non mi far sentire queste cose. Tu devi cantare”. Ho imparato più in quelle due ore di prove che in dieci anni di concerti».

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