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Non è andato tutto bene, ma c'è ancora speranza: Max Deste e il suo «pessimismo costruttivo»
NOEMI DESTE / EDRO21 - RENZO ROSSETTI
Lo sguardo sul mondo contemporaneo di Max Deste.
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12.11.2021 - 06:000
Aggiornamento : 26.11.2021 - 08:36

Non è andato tutto bene, ma c'è ancora speranza: Max Deste e il suo «pessimismo costruttivo»

"Innesca la felicità" è il nuovo singolo del cantautore ticinese

LUMINO - S'intitola "Innesca la felicità" il nuovo singolo di Max Deste, uscito su tutti gli store online e le piattaforme di streaming.

Con questo brano il cantautore e scrittore ticinese scatta una serie d'istantanee spietate, cupe e distopiche del nostro presente. Un lungo tunnel, ma in fondo al quale c'è ancora una luce. Ma lasciamo che sia lui a parlarcene.

Max, sentendo il tuo singolo viene da pensare che "tutto NON andrà bene": da cosa deriva questo pessimismo?
«Con il primo lockdown si aveva la sensazione che ne saremmo venuti fuori più forti e uniti. Ma è evidente, ora, che non è così. La gente soffre, c’è paura per il futuro, serpeggia il disagio, l’odio sociale. La tecnologia sta inoltre modificando radicalmente il nostro modus vivendi, le nostre esistenze sono di conseguenza accelerate, oltre che aumentate. Regna la distrazione di massa. Le prospettive climatiche, poi, sono allarmanti, per alcuni scienziati addirittura catastrofiche».

C'è poi l'emergenza pandemica...
«Che non aiuta. Sembra di vivere in un bolla o, per restare in tema con la copertina di questa canzone, in una palla di neve, dove la vita dell’uomo appare sempre più bloccata, in sospeso sul ciglio dell’abisso. Raccontare attraverso una canzone questo presente così oscuro è per me una potente catarsi, e spero che lo sia un po’ anche per chi ascolta il brano. E comunque lascio intravedere uno spiraglio di luce… Quindi direi che si tratta di un pessimismo per così dire costruttivo. Insomma, né troppo pessimista, né troppo ottimista.
Schopenhauer docet».

Cosa bisogna fare per "Innescare la felicità"? Hai una ricetta, un consiglio che ti senti di offrire a chi ti ascolta?
«Posso solo condividere il mio personale sentiero, ispirato dalla meditazione, in cui cerco di portare l’attenzione al presente, al mio corpo, alla mia mente, osservando, toccando e poi lasciando andare i pensieri e le emozioni più conflittuali. Ma per essere felici non è sufficiente lavorare solo con me stesso. La scintilla per innescare la felicità, a mio avviso, è quella di aiutare gli altri, in modo disinteressato. Dobbiamo capire che non siamo soli su questa Terra. Dovremmo vederci tutti come se fossimo una grande squadra. Se vogliamo superare le grandi sfide sociali, economiche e soprattutto climatiche, dobbiamo restare uniti. Ognuno di noi dovrebbe fare un piccolo sforzo nei confronti del prossimo, oltre che del Pianeta. Ognuno di noi dovrebbe fare il primo passo, senza aspettarsi nulla in cambio. Nella seconda parte di ogni ritornello, infatti, dico proprio questo, e cioè che “solo TU puoi rimettere in moto…”; per innescare la felicità, ad esempio, basterebbe ogni tanto alzare gli occhi dal display del telefono, mostrare un sorriso gentile, fare capire a chi abbiamo davanti che siamo pronti a sostenerlo, invece che scomparire in dimensioni virtuali».

Un esempio concreto?
«Qualche sabato sera fa ero al ristorante. C’era una famiglia composta da padre, madre, e tre bambini, il più piccolo era nel passeggino. L’uomo ha trascorso il tempo guardando YouTube sul computer portatile, con le cuffie e il telefono in mano. I tre bambini avevano pure sempre il telefono in mano. La moglie guardava fisso nel vuoto. Una “bella” istantanea della società attuale…».

Cosa caratterizza il brano sul versante musicale?
«È un brano carico di sentimenti contrastanti, puntellati ritmicamente da un groove lento ma incalzante, caratterizzato da sonorità rock e innervato da arpeggi sintetici, rappresentando icasticamente alcune tra le dicotomie più significative della società attuale, vale a dire quelle tra analogico e digitale, tra corpo fisico e profilo virtuale. Non posso che ringraziare di cuore Roberto Colombo e Riccardo Di Filippo per la produzione. Con loro c’è una notevole intesa artistica che dura ormai da diversi anni.

Cosa rappresenta l'esplosione che sentiamo alla fine?
«Riprende il senso della copertina, in cui vediamo una palla di neve che rappresenta un po’ il mondo attuale, cioè ovattato, in cui le persone sembrano incapaci di reagire, incapaci d'immaginare un nuovo orizzonte. Imprigionato nella palla c’è simbolicamente un cuore, che con l’esplosione viene liberato. Il mio auspicio è dunque che gli umani ritornino con i piedi per terra, nella realtà fisica, riprendendo in mano il loro destino, e soprattutto aiutandosi a vicenda».

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