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Ponti sospesi nel nuovo parco.
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15.08.2021 - 09:560

Arosa Bärenland: la nuova casa degli orsi bruni

Reportage alla scoperta dei Grigioni: le perle di Coira, Arosa e Laax.

AROSA - Nuova vita per gli orsi: nel cuore delle montagne grigionesi si trova un parco chiamato “Arosa Bärenland”. Dall'agosto 2018, una fondazione gestisce, con collaborazione con l’associazone “Vier Pfoten”, un parco degli orsi con una superficie di quasi tre ettari. In questo spazio gli orsi, liberati da circostanze sfortunate - come gli orsi ballerini, gli orsi da circo, oppure esposti in ristorante - trovano una nuova ‘casa’ adatta alla loro specie.

Napa è stato il primo residente a trasferirsi durante l'estate del 2018. L'ex orso di un circo serbo aveva precedentemente condotto una triste esistenza in una minuscola gabbia di metallo dove non poteva nemmeno voltarsi. Mezzo anno dopo, nel gennaio 2019, i due orsi ristoratori albanesi Amelia e Meimo sono arrivati ad Arosa.

Nella loro nuova casa, gli orsi possono ora seguire i loro istinti naturali. Dopo una vita in cattività, riscoprono un piccolo pezzo di libertà. Rilassanti incursioni nei boschi, esuberanti schizzi negli stagni o l'attività di scavare una tana accogliente: nell'”Arosa Bärenland” ci sono diverse attività e opportunità.

Una visita a questo parco, aperto giornalmente da metà giugno a metà ottobre, è un'esperienza straordinaria per tutta la famiglia. Per raggiungere questa attrazione si prende la teleferica. Grazie a una esposizione introduttiva il pubblico può scoprire molto sull’habitat degli orsi bruni in Europa, sulla loro orgine e sul loro modo di vivere e sul comportamento. Ma gli orsi vanno in letargo? Cosa mangiano effettivamente gli orsi bruni? E come fanno gli orsi a crescere i loro piccoli? A tutte queste domande, e a molte altre, si trovano le giuste risposte. Inoltre, la presenza di “ranger” sul posto offre la possibilità di approfondire le proprie conoscenze e scoprire tutti i dettagli sul parco e sulle attività.

«L’idea di questo parco ci è venuta leggendo svizzero tedesco nel quale si cercava un posto dove piazzare un orso in difficoltà», spiega Hans Schimd, responsabile scientifico del parco ed ex collaboratore dello Zoo di Zoo di Zurigo. «Grazie a donazioni importanti siamo riusciti a costruire questo parco. Qui gli orsi posso ritrovare un ambiente naturale accogliente che permette loro di ritrovare un equilibrio e un comportamento normale. Pensate, quando arrivano qui gli orsi spesso non fanno altro che muoversi aventi e indietro per ore sulle stesso percorso, anche se avrebbero ampi spazi a disposizione. Dopo mesi, piano piano, ritrovano la normalità, ma lo fanno da soli, senza l’imposizione di noi guardiani», afferma lo specialista senza celare la propria soddisfazione.

Il parco “Arosa Bärenland” è un buon esempio di combinazione del benessere degli animali e con la promozione del turismo, offrendo quindi una situazione "win-win" per entrambe le parti. Ci permette di accogliere altri orsi salvati in modo adeguato alla specie. Allo stesso tempo, rappresenta un'opportunità per il comune di Arosa di promuovere il turismo in modo sostenibile. I temi della conservazione degli animali e della natura devono essere resi accessibili a un vasto pubblico in modo movimentato e naturale. Ultimo ma non meno importante, l'accettazione dell'orso tra la popolazione deve essere aumentata dal progetto.

Al termine della visita il mio interlocutore mi mostra le tane che gli orsi di Arosa hanno scelto per il loro ultimo letargo (anche se avrebbero a disposizione degli ampi spazio interni, appositamente costruiti per loro). Mi sorge la domanda: ma perché degli orsi che non hanno mai potuto fare un letargo, qui in natura lo fanno? «Il comportamento degli orsi bruni è orientato a costruire riserve di grasso durante il periodo ricco di cibo in estate per essere in grado di sopravvivere al periodo di scarsità di cibo in inverno. Per consumare meno energia possibile in inverno, gli orsi riducono il loro metabolismo nel tardo autunno. Riducono il loro appetito, diminuiscono le loro attività e mangiano solo ciò che possono trovare con il minimo sforzo. Poi, quando non c'è più cibo, vanno in letargo e hanno bisogno di quantità minime di energia. Questo ciclo metabolico è ereditario, cioè innato. Anche gli orsi maltrattati hanno un ciclo metabolico ereditario. Tuttavia, dato che venivano nutriti in inverno, nell'interesse dei loro proprietari, e non avevano un rifugio adatto, rimanevano attivi pur a un livello basso per poter essere osservati dai visitatori. Qui invece gli orsi ritrovano un ciclo naturale», conclude Hans Schmid.

Sono giunto al termine della seconda giornata del mio viaggio alla scoperta di alcune perle dei Grigioni. Ora salirò... a quasi trenta metri negli alberi. Un sogno? No, una realtà a Laax.

Testo a cura di Claudio Rossetti

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