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TargetAdvergame: quando il marketing incontra i videogiochi

20.07.21 - 10:00
Divertenti, mai invasivi e molto coinvolgenti: ecco in cosa consiste questa interessante categoria del gaming
Unsplash / Sam Pak
Advergame: quando il marketing incontra i videogiochi
Divertenti, mai invasivi e molto coinvolgenti: ecco in cosa consiste questa interessante categoria del gaming

Non è una novità che il marketing sia più efficace quando proposto senza invadenza: chi non è infastidito da pop-up, interruzioni, inserzioni ripetitive, poco personalizzate e banali? Se c’è una cosa che lavorare nell’ambito del marketing digitale ci ha insegnato, è che essere creativi e scegliere gli strumenti giusti può davvero fare la differenza, avvantaggiando il brand che veicola il messaggio pubblicitario, che può fornire all’utente contenuti di valore o esperienze interessanti.

Gli advergame, potremmo dire, seguono molto bene questa logica. Alla loro radice sta proprio l’intento di intrattenere i potenziali clienti, evidenziando mediante un gioco una promozione che, per quanto sia spesso palese, non è mai denotata da messaggi ridondanti e irritanti.

Come riescono a compiere questa missione - apparentemente - impossibile? Quanto è frequente che le aziende scelgano di promuovere un advergame? Partiamo dall’inizio, e scopriamo insieme che cosa sia, concretamente, un advergame.

 

Che cos’è un “advergame”?

L’etimologia del termine ti sembrerà già ovvia: si tratta di un composto dei termini anglosassoni “advertising” e “game”, ovvero “pubblicità” e “gioco”. Lo IAB, cioè l’Interactive Advertising Bureau degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, definisce advergame un gioco che non solo usa tecniche pubblicitarie per la promozione di un prodotto o un servizio, ma che è specificamente costruito attorno a questo obiettivo di marketing.

Gli advergame sono infatti diversi dal più generico in-game advertising, che si fonda sull’inserimento strategico di un logo o di un prodotto all’interno del gioco, senza che esso influenzi la storia in alcun modo. Pensate ad esempio a FIFA, PES e in generale i videogiochi sul calcio: avrete sicuramente notato che sui banner pubblicitari a bordo campo, proprio come nelle partite vere, possono comparire anche degli sponsor.

Anche la categoria degli advergame ha una serie di sottotipi, non solo in base all’esperienza che offre. Così come per tutti i videogiochi e i giochi, possono esserci advergame di ruolo, sparatutto, picchiaduro o puzzle. Ma essi si distinguono anche per il tipo di messaggio che veicolano e, per la precisione, per come lo veicolano.

 

Quanti tipi di “advergame” esistono?

Il portale “Inside Marketing” ne distingue due principali, caratterizzati dalle modalità con cui la presenza del brand viene proposta: gli advergame illustrativi e quelli dimostrativi.

Nei primi, la centralità del brand è data dal fatto che prodotti, loghi o caratterizzazioni visive dell’azienda sono molto presenti nella grafica del gioco, oppure perché gli stessi elementi rappresentano in qualche modo l’obiettivo dell’esperienza di gaming. Già nel 2002, la M&M’s ha prodotto “Flip the Mix”: si trattava di un gioco molto semplice, basato su logiche che lo accomunano anche ad altri mini-giochi, ovvero cercare di allineare un numero maggiore possibile di colori uguali su una griglia, totalizzando punti di conseguenza. Inutile dire che gli elementi da ordinare sulla griglia erano proprio le caratteristiche M&M’s, il celeberrimo prodotto che da sempre punta la propria identità grafica sul colore.

I secondi, d’altro canto, permettono al giocatore di vivere un’esperienza più immersiva e ingaggiante. Si tratta infatti di progetti più elaborati e interattivi, all’interno dei quali gli utenti possono ad esempio creare il proprio avatar o vestire i panni di un determinato personaggio, per poi esplorare il “mondo” del gioco in prima persona. Un esempio popolare di questa modalità è un’iniziativa promossa da Nike in occasione dell’uscita delle Nike Shox: per il lancio il brand ha prodotto il videogioco “3D Vince Carter”, grazie al quale i giocatori potevano impersonare virtualmente il campione di pallacanestro Vince Carter in una sfida di schiacciate, facendo indossare a questo avatar d’eccezione i diversi modelli di Nike Shox, e testarne di conseguenza le performance.

 

Sarebbero numerosi gli esempi di advergame di successo promossi da altrettanti brand, da Pepsi a Ferrero, da Burger King a delle eccellenti case histories di LEGO, che da anni fa del proprio brand un tema centrale sia nell’industria del gaming, che in quella cinematografica e televisiva. Proprio la loro popolarità ti aiuta già a comprendere quanto gli advergame si stiano integrando alla nostra cultura quotidiana, promuovendo un tipo di marketing più alto, originale e interattivo.

Con un po’ di creatività e le risorse giuste, qualsiasi marchio locale può trovare la strategia perfetta per crescere, aumentare le vendite della propria impresa, espandere il proprio bacino di clienti. Con il nostro aiuto, puoi cominciare a farlo da subito: se hai un’attività, contattaci per una consulenza gratuita.

 

Articolo a cura di Linkfloyd Sagl, agenzia di marketing e comunicazione in Ticino.

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