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28.05.2021 - 16:090

Creator Economy: come monetizzare la nostra presenza online

Da utenti a realizzatori di contenuti il passo è breve. Ed è possibile (facilmente) costruirne un mestiere. Vediamo come

C’è stato un tempo in cui la comunicazione che arrivava alle case delle persone era gestita solamente da pochi, grandi media. Ciò significava che, per contribuire a queste produzioni, bisognava entrare a far parte delle relative - di nuovo, poche - aziende competenti. Funziona così tutt’oggi per la televisione, la cui programmazione è organizzata e gestita indipendentemente dagli spettatori, così come per la radio o il cinema.

C’è stato un tempo così, finché non è arrivato il web a cambiare il modo in cui le persone, nelle loro case, consumano (e creano) i contenuti. Con l’introduzione di internet, infatti, i media si sono progressivamente decentrati e le loro proposte si sono frazionate tra centinaia di migliaia di soggetti diversi. Un bel cambiamento, in confronto alla rigidità del palinsesto radiofonico e televisivo, o del menabò dei giornali cartacei.

“Invece di dieci programmi tv consumati da miliardi di persone, ora abbiamo centinaia di milioni di programmi che soddisfano miliardi di persone. Potresti essere solo una delle dieci persone al mondo interessate a un argomento di nicchia, ma è probabile che troverai dei contenuti per questo argomento. Inoltre, le persone che creano contenuti per quell’argomento ne sono veramente e autenticamente appassionate”: questa osservazione è stata fatta da Eric Freytag, Product Manager della piattaforma streaming Streamlabs, proprio riguardo a questo epocale cambiamento, che molti di noi hanno visto accadere di fronte ai propri occhi e sui propri display.

Ebbene, la cosiddetta Creator Economy nasce e prospera proprio in questo contesto.

 

Che cos’è la Creator Economy?

Si tratta di un settore economico - non ancora definito o delimitato ufficialmente - che si focalizza sulle persone che creano contenuti destinati alla fruizione mediante piattaforme online, e parallelamente proprio sui servizi che permettono a queste di ricevere un sostentamento.

Innanzitutto, la Creator Economy non coincide con l’avvento del web: dopo la prima introduzione di internet, agli utenti è servito un po’ di tempo, prima di cominciare a sperimentarne e comprenderne l’enorme potenziale.

Potremmo d’altro canto associarlo a una fase successiva della vita di internet, ovvero il cosiddetto Web 2.0: un momento di sviluppo molto importante, in cui l’attenzione è virata su siti che favorissero i contenuti generati dagli utenti, la semplicità dell’utilizzo, una cultura di partecipazione. Starete sicuramente pensando - e fareste bene - ai social media: proprio grazie a queste piattaforme i content creator hanno oggi uno spazio in cui esprimersi senza dover dipendere da alcun organo media.

Anche qui, sebbene il cambiamento fosse avviato già dai primi anni del 2000, il primo sistema di monetizzazione su Youtube è arrivato soltanto nel 2007. Negli ultimi anni, tuttavia, si è verificata un’accelerazione di tali servizi volti a incentivare economicamente chi crea contenuti, sintomo di una maggior consapevolezza riguardo gli strumenti a disposizione.

 

Come si fa a “monetizzare” i contenuti?

Negli anni, il web ha dunque messo al centro gli utenti, le persone, sempre più creatori di contenuti. Che si tratti di autori, di musicisti, di videomaker o di amatori, condividere ciò che si realizza con i propri fan e followers è piuttosto semplice.

In che modo, tuttavia, questo materiale può trovare riscontro in una vera e propria entrata? Come si fa a guadagnare grazie alle proprie creazioni? La risposta dipende in parte dalla piattaforma che si sceglie di utilizzare per pubblicare i contenuti. YouTube, ad esempio, uno dei portali più lungimiranti in questo senso, dà la possibilità a chi gestisce un canale di inserire degli annunci pubblicitari prima, dopo e durante i video: grazie alle inserzioni, lo youtuber riceverà poi una parte di questi guadagni.

Moltissime altre piattaforme, come Twitter o TikTok, purtroppo non funzionano in questo modo. Chi crea contenuti è quindi propenso a reinventarsi anche come influencer, organizzando degli accordi di sponsorizzazione e intessendo collaborazioni con i brand interessati a raggiungere le community dei creator.

D’altro canto, stanno anche nascendo piattaforme consapevoli di questo impasse, il cui funzionamento si basa proprio sul favorire la “retribuzione” dei content creator. Onlyfans, ad esempio, permette ai propri iscritti di pubblicare contenuti in cambio di “tips” - intesi in questo caso come mance - o di abbonamenti a pagamento.

 

Per quanto questo trend si stia ancora sviluppando, è ormai impossibile ignorare la Creator Economy e negare che stia a proprio modo contribuendo a un nuovo settore industriale, quasi esclusivamente digitale. Creare contenuti, diffonderli e riceverne un compenso economico non è mai stato così semplice: dalle piattaforme di cui abbiamo parlato alla possibilità di girare un video di ottima qualità semplicemente utilizzando uno smartphone.

Le opportunità che offre internet per promuovere se stessi e la propria attività non hanno davvero limiti: con una strategia di comunicazione online ideata e gestita da esperti, tutti hanno la possibilità di dare una svolta al proprio business. Potete cominciare quando volete: basta contattarci per una consulenza gratuita per iniziare a capirlo concretamente.

 

Articolo a cura di Linkfloyd Sagl, agenzia di marketing e comunicazione in Ticino.


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