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CANTONEQuanti in pensione (anche frontalieri)... In Ticino mancheranno lavoratori?

26.09.22 - 14:15
Nei prossimi anni si rischia una penuria di manodopera. Sarà capace il Cantone a continuare ad attrarre?
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Quanti in pensione (anche frontalieri)... In Ticino mancheranno lavoratori?
Nei prossimi anni si rischia una penuria di manodopera. Sarà capace il Cantone a continuare ad attrarre?
Le considerazioni emergono da uno studio di Credit Suisse sul tessuto economico del nostro Cantone

LUGANO - I lavoratori sono sempre più vecchi - anche quelli frontalieri, i giovani sembrano meno attratti dal nostro Cantone - e per questo il Ticino potrebbe dover affrontare una forte penuria di lavoratori nei prossimi anni.

È quanto è emerso dall'ultimo studio sul Canton Ticino ("prospettive economiche regionali") di Credit Suisse, presentato oggi dalla responsabile dell'analisi politico-economica dell'istituto, Sara Carnazzi Weber. 

«Trovo sia importante questo studio, che mette il focus sul Ticino, Cantone che a volte risulta essere un po' un'eccezione a livello nazionale» ha dichiarato in una breve introduzione Marzio Grassi, responsabile Regione Ticino di Credit Suisse.

«Più posti di lavoro che persone attive»
In generale, il Ticino si presenta come un importante centro per il mercato del lavoro svizzero, la cui densità occupazionale è superiore alla media svizzera. «Ciò significa che presenta un numero di posti di lavoro più elevato rispetto alla popolazione residente. Nella Regione di Mendrisio ci sono addirittura più posti di lavoro che persone attive, e ciò equivale a un economia che soffre, in un contesto - come quello attuale - di forte ripresa», ha spiegato l'esperta.

Il Ticino ha infatti reagito bene allo shock dovuto alla pandemia - anche grazie alla sua spiccata diversificazione economica - e già a metà del 2021, «l’occupazione ha ritrovato in Ticino il livello di pre-pandemia e la disoccupazione, con un tasso del 2,4%, si situa attualmente al di sotto dei valori del 2019», ha aggiunto Carnazzi Weber. 

Il numero di posti vacanti è poi aumentato, ma non ha raggiunto livelli record come in altre zone del Paese (e le aziende ticinesi denotano al momento minori difficoltà nel reclutamento di nuovi collaboratori). Queste difficoltà di reclutamento meno pronunciate sono da ricondurre anche al bacino di frontalieri: è una delle ragioni per le quali il Cantone registra una minore difficoltà di reclutamento rispetto alla media del Paese. 

Il futuro, però...
È da notare come i frontalieri siano sempre più anziani: sembrerebbe quindi esserci una minor attrattiva del Canton Ticino come posto di lavoro per i giovani (potenziali) frontalieri. A medio termine - con il nuovo accordo che dev'essere approvato dall'Italia - il Ticino potrebbe diventare ancor meno attrattivo dal punto di vista fiscale. «Si potrebbe andare incontro a una situazione dove ci sarà un apporto minore di manodopera proveniente da oltre confine» ha quindi affermato Carnazzi Weber.

In tal senso, «la questione generale della disponibilità di manodopera potrebbe cambiare notevolmente», anche visto il problema demografico, spinto dall'uscita dei baby-boomer dal mercato del lavoro. Dal 2021 il numero di neo-pensionati è superiore alle nuove entrate sul mercato del lavoro. È poi in corso un declino demografico: Il grado d'invecchiamento è il più alto della Svizzera, ma c'è anche da notare un calo dell'immigrazione. Il Ticino perde inoltre da anni abitanti e forza lavoro - giovani in primis - che vanno in altri Cantoni. 

Sembra che ci si stia quindi dirigendo verso un deficit di manodopera, ciò che potrebbe intaccare l’attrattiva del Cantone, in un trend che anticipa quanto avverrà a livello nazionale.

Abitudini di vita e modalità
Dallo studio di Credit Suisse emerge però anche che il Ticino presenta una «forte attrattiva residenziale finanziaria». In altre parole, «abitare in Ticino, finanziariamente parlando, conviene», ha chiarito Carnazzi Weber, spiegando che a rivelarlo è l'indicatore del reddito liberamente disponibile (ovvero l'importo a disposizione delle economie domestiche dopo aver pagato tutti gli oneri e i costi fissi): che mette il nostro Cantone al decimo posto (addirittura al quarto se si guardano soltanto le famiglie con figli).

Inoltre, per le economie domestiche si sono aperte nuove opportunità per ottimizzare il proprio luogo di domicilio, che la diffusione del telelavoro e quindi la possibilità di ridurre i tragitti pendolari ha ulteriormente aumentato. I crescenti movimenti migratori interni dai centri verso i comuni rurali, che presentano costi abitativi inferiori, hanno rispecchiato queste considerazioni. A trarne profitto negli ultimi anni sono state soprattutto le regioni di Bellinzona e della Mesolcina. Nettamente più debole è stata invece la dinamica demografica nelle regioni di Locarno, Lugano e Mendrisio.

Per il suo sviluppo futuro, il Cantone dovrà quindi chinarsi sulla questione, sfruttando i suoi (attuali e futuri) punti di forza, tra cui l'attrattiva finanziaria - oltre alla componente paesaggistica - e il crescente orientamento verso attività a forte creazione di valore. Il fatto che la pandemia abbia modificato le nostre abitudini di vita e di lavoro e incrementato il desiderio di un rifugio sicuro potrebbe inoltre giovare al Canton Ticino in questo contesto, ma anche il fatto che nel 2021 l'immigrazione abbia mostrato un sussulto: potrebbe esserci un'inversione di tendenza?

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