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ZURIGOVacanze a St. Moritz? Il portafogli ne risente

31.05.22 - 15:26
La località alpina è la destinazione turistica più costosa di tutto l'arco alpino, seguita da Jungfrau e Zermatt
imago
Fonte ats
Vacanze a St. Moritz? Il portafogli ne risente
La località alpina è la destinazione turistica più costosa di tutto l'arco alpino, seguita da Jungfrau e Zermatt
I prezzi sono lievitati del 10%, il rincaro più marcato dal 2008.

ZURIGO - St. Moritz rimane la destinazione turistica di gran lunga più costosa dell'arco alpino: nel 2021 un'abitazione secondaria di fascia superiore costava circa 19'500 franchi al metro quadro, quasi l’11% in più rispetto all'anno precedente, rivela uno studio periodico pubblicato oggi da UBS.

La classifica - Al secondo posto segue Gstaad (BE), con 17'000 franchi al metro quadrato, al terzo la regione della Jungfrau (BE), con quasi 16'000 franchi; a Zermatt (VS) e a Davos/Klosters (GR) le abitazioni secondarie costano 15'000 franchi al metro quadro.

Cali? Nessuno - Nel 2021 nessuna regione delle Alpi ha registrato un calo dei prezzi delle case di vacanza: è la prima volta dall'inizio dei rilevamenti della banca, 15 anni or sono. Rispetto al 2020, osservando tutte le destinazioni elvetiche i prezzi sono lievitati del 10%, il rincaro più marcato dal 2008. Arosa (GR), Engelberg (OW), Flims/Laax (GR) e la regione della Jungfrau (BE) hanno registrato gli aumenti di prezzo più consistenti, con oltre il 15%. Il valore più basso è stato osservato ad Adelboden/Lenk (BE), con +1%. Non sono state prese in considerazione località ticinesi.

Colpa di pandemia e telelavoro - Secondo gli esperti di UBS le restrizioni di viaggio durante la pandemia e il telelavoro hanno scatenato una corsa alle abitazioni secondarie. L'aspirazione ad avere una casa in montagna è stata alimentata anche dal buon andamento economico nel 2021, visto che, parallelamente, sono progrediti anche il patrimonio e il reddito delle economie domestiche. Il disaccoppiamento tra luogo di residenza e luogo di lavoro ha anche fatto sì che molti nuclei familiari abbiano deciso di stabilire il domicilio principale in montagna. Di conseguenza per la prima volta da oltre 15 anni l'incremento demografico nei cantoni di montagna è stato superiore alla media di tutti gli altri cantoni.

Il mercato è inaridito: in virtù della legge nelle regioni turistiche praticamente non è consentito costruire nuove abitazioni secondarie. Inoltre molti proprietari di case per le vacanze hanno rinviato o persino rinunciato a una vendita già in programma, perché grazie al telelavoro hanno potuto sfruttare molto più spesso il proprio immobile. L'offerta di immobili disponibili è quindi diminuita ulteriormente. Attualmente nelle regioni dei Grigioni, di Berna e della Svizzera centrale viene messo in vendita meno del 1,5% del patrimonio immobiliare. Nel Vallese e a Vaud le quote di offerta sono molto più elevate, con in media il 6%, ma ancora nettamente al di sotto dei valori dell'anno precedente.

Secondo gli specialisti di UBS alla luce dei prezzi al momento elevati, la domanda di case per le vacanze dovrebbe diminuire. Pesano i criteri di sostenibilità per un finanziamento con fondi di terzi, l'aumento dei tassi d'interesse, nonché i costi dell'energia.

Sul lungo periodo lo stop alla costruzione introdotto di fatto dalla legge sulle abitazioni secondarie può essere una garanzia del valore sul mercato delle case. Tuttavia stando a UBS ciò non deve far dimenticare che la normativa non protegge dalle correzioni degli eccessi di prezzo e non impedisce fluttuazioni dell'offerta. Quest'ultima dovrebbe aumentare di nuovo già nel corso del 2022: alcuni proprietari di case sfrutteranno infatti l'attuale fase rialzista per realizzare utili da capitale e sottrarsi ai costi per i prossimi risanamenti. In tale contesto i proprietari stranieri traggono anche benefici dalla forza del franco.
 
 

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