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SVIZZERA
17.01.2022 - 11:200

Borse e analisti reagiscono negativamente alle dimissioni al vertice di Credit Suisse

Le dimissioni di António Horta-Osório sono un altro evento negativo dopo gli scandali del 2021

ZURIGO - Reazioni negativa in Borsa alle dimissioni del presidente del consiglio di amministrazione (Cda) António Horta-Osório, sostituito con effetto immediato dall'ex top manager di UBS Axel Lehmann: in mattinata a Zurigo l'azione della banca perdeva circa il 2%, in un mercato generalmente orientato al rialzo.

Le analisi - Le dimissioni sono un altro evento negativo, dopo una serie di scandali nel 2021, tra cui le vicende Greensill e Archegos, commentano gli analisti di JPMorgan. I continui cambiamenti nella dirigenza hanno portato ulteriore insicurezza in seno al gruppo e creano incertezza anche riguardo alla strategia aziendale.

«Non è esattamente il ritorno a una situazione tranquilla», si legge in un'analisi di Zürcher Kantonalbank, la banca cantonale di Zurigo. Il nuovo presidente del Cda porta in dote una vasta esperienza del panorama bancario svizzero. «Ma bisognerà aspettare per vedere se riuscirà a riportare rapidamente Credit Suisse in acque più calme, in modo che la banca possa concentrarsi di nuovo completamente sulle sue attività operative, considerati i molti tentativi in questa direzione negli ultimi anni».

Dopo solo otto mesi Horta-Osório ha già perso la fiducia, affermano gli analisti di Bank Vontobel. Per qualcuno che voleva introdurre una cultura della responsabilità personale il mancato rispetto delle regole delle quarantene è diventato un problema di credibilità. Spetterà ora al successore stabilizzare il gruppo.

Gli investitori scalpitano - Gli investitori intanto scalpitano, perché il 2021 è stato un anno da dimenticare: l'azione Credit Suisse (CS) è scesa del 23% nel corso dell'anno, a fronte di un SMI che è salito del 20% e con i "cugini" di UBS a +32%.

Storicamente il titolo CS valeva ancora 96 franchi nel 2007. Poi è arrivata la crisi finanziaria, con un primo minimo a 22 franchi nel 2009, ma non è finita lì: il titolo è andato ancora calando e per anni si è mosso sui 12-15 franchi. Nel marzo 2020, al momento dello scoppio della crisi del coronavirus, ha toccato il suo minimo a poco più di 6 franchi.

Il 2022 era peraltro cominciato bene, con una progressione del 6%. Il corso si muove comunque a livelli talmente bassi da rendere la banca teoricamente appetibile per acquisizioni: teoricamente perché non pochi si chiedono chi voglia sobbarcarsi un istituto alle prese con seri problemi.

Oggi in pratica in mani prevalentemente straniere, Credit Suisse - l'attuale ragione sociale del gruppo risale al 1997 - è stato a lungo un simbolo della Svizzera moderna: la banca venne infatti fondata nel 1856 a Zurigo quale Schweizeriche Kreditanstalt (Credito Svizzero, CS) da Alfred Escher (1819-1882), l'imprenditore che come noto ebbe un ruolo di primissimo piano anche nella costituzione di altri pilastri epocali elvetici quali il Politecnico federale e la ferrovia del San Gottardo.

Il nome CS è anche legato a uno dei più grandi scandali bancari della Confederazione, quello che interessò la filiale di Chiasso - riciclaggio di capitali in fuga dall'Italia - e che scoppiò nel 1977, con profonde ripercussioni sull'intero settore elvetico. Oggi Credit Suisse è uno dei maggiori fornitori di servizi finanziari a livello mondiale, una realtà con oltre 49'950 dipendenti.

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