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L'ibrido casa-ufficio s'imporrà come la nuova normalità nel mondo del lavoro

SVIZZERAL'ibrido casa-ufficio s'imporrà come la nuova normalità nel mondo del lavoro

03.09.21 - 10:04
Un lavoratore su due vuole continuare a lavorare in remoto, secondo uno studio di Adecco.
Depositphotos (IgorVetushko)
L'ibrido casa-ufficio s'imporrà come la nuova normalità nel mondo del lavoro
Un lavoratore su due vuole continuare a lavorare in remoto, secondo uno studio di Adecco.
Emerge anche un preoccupante rovescio della medaglia: i temi della salute mentale e della carenza di leadership.

ZURIGO - La pandemia di coronavirus ha stravolto moltissime cose nell'ultimo anno e mezzo, a partire dal mondo del lavoro.

The Adecco Group, leader mondiale nelle soluzioni HR, ha presentato oggi i risultati del suo ultimo e più completo studio globale dal titolo “Resetting Normal: Defining the New Era of Work”, che esamina come sono cambiati gli atteggiamenti di manager e dipendenti nell'arco di 12 mesi, evidenziando le questioni chiave che le aziende devono gestire per adattarsi con successo in questo periodo di transizione. Un anno dopo che la pandemia ha cambiato per sempre il nostro modo di lavorare, questo rapporto si basa sulla ricerca del Gruppo fatta nel 2020, concentrandosi sulle prospettive per il 2021 e oltre, e ampliando la ricerca includendo 25 paesi e intervistando 15mila persone in tutto il mondo.

Il lavoro ibrido - Lo studio mostra che la nuova normalità è un ibrido tra lavoro in ufficio e da remoto: un modo di lavorare che, secondo i ricercatori, potrebbe forzare un ripensamento fondamentale nel modo di misurare le prestazioni dei lavoratori basato sui risultati più che sulle ore lavorate. Monica Dell'Anna, responsabile del Gruppo Adecco Svizzera, spiega: «I dipendenti svizzeri apprezzano molto la flessibilità che hanno ottenuto dal lavoro ibrido» I dati svizzeri mostrano come il 49% della forza lavoro voglia lavorare a distanza. «Allo stesso tempo, rispetto ad altri Paesi, sono particolarmente felici di vedere i loro colleghi e di tornare in ufficio»: si parla di una percentuale del 58%. «Tuttavia, è chiaro che ogni dipendente è diverso» osserva Dell'Anna, tenendo conto di quel 35% che ha riferito di provare ansia all'idea di tornare sul posto di lavoro.

La sfida per i manager - Si tratta di una sfida anche per i manager: «Devono riuscire a valorizzare le capacità e i punti di forza dei dipendenti da un lato, e mantenere alta la motivazione e prendersi cura della loro salute dall'altro» aggiunge Dell'Anna. Che avverte: «Allo stesso tempo, c'è una crescente carenza di lavoratori qualificati ed è più difficile di quanto non sia stato in passato trovare buoni lavoratori qualificati. Secondo il nostro Swiss Job Market Index, le offerte di lavoro sono aumentate del 28% nel secondo trimestre 2021 rispetto all'anno precedente»

«Qui per restare» - La ricerca dimostra che il lavoro ibrido non è solo una moda passeggera, «ma la flessibilità è la chiave». Globalmente, una percentuale significativa di lavoratori (53%) vuole un modello di lavoro ibrido, in cui almeno la metà del loro tempo di lavoro sia a distanza, con un 71% che ha ora un set-up a casa tale da consentirgli un efficace lavoro a distanza. In Svizzera la percentuale è ancora maggiore: si arriva al 79%.

Gli ultimi 18 mesi, ha rilevato Adecco, hanno dimostrato che «il lavoro a distanza non comporta una perdita di produttività e che un modo più inclusivo e flessibile di lavorare è possibile». Più di tre quarti dei lavoratori vogliono mantenere la flessibilità sul proprio orario, tornando sì in ufficio, ma alle proprie condizioni. Ciò vale in modo particolare per i più giovani e per i genitori che chiedono più tempo in ufficio: quelli che hanno figli, infatti, vogliono lavorare in ufficio di più di quelli che non ne hanno (51%).

Un nuovo metodo di valutazione - Non tutti, però, hanno avuto un'esperienza positiva. La flessibilità induce a porsi domande sulla lunghezza della settimana lavorativa. C'è chi ha lavorato di più a causa dell'home working - In Svizzera è un lavoratore su 10 - e chi (il 57% dei partecipanti) ritiene di essere in grado di fare lo stesso carico, ma in meno di 40 ore. Cresce inoltre nel 2021 una tendenza già emersa lo scorso anno: sia dipendenti che leader (complessivamente il 73%) chiedono di essere valutati in base agli esiti e ai risultati, piuttosto che alle ore di lavoro.

Il problema emergente della salute mentale - Il rapporto rivela anche che stiamo rischiando di perdere una nuova generazione di leader: il 54% dei giovani manager soffrono di burnout e tre lavoratori su 10 che, più in generale, dichiarano che la loro salute mentale e fisica è diminuita negli ultimi 12 mesi. Più della metà dei manager intervistati in Svizzera ha riferito di avere difficoltà nel gestire il burnout (62%) e il benessere mentale (65%) dei propri lavoratori. «Le aziende devono pensare a come supportare meglio i loro dipendenti, a come fornire loro le risorse adeguata per un soddisfacente grado di benessere all'interno del nuovo modello di lavoro ibrido, con il 67% dei lavoratori che affermano che i leader non soddisfano le loro aspettative in materia di controllo e verifica del loro benessere mentale».

Il deficit di leadership - In un contesto simile, lo studio rileva come ci sia una grande disconnessione tra le opinioni dei dirigenti sulle proprie prestazioni e quelle dei loro dipendenti. La soddisfazione nei confronti della leadership è bassa, con solo un terzo dei dipendenti che sente di ricevere il giusto riconoscimento all'interno dell'azienda, mentre solo la metà dei lavoratori a tempo pieno dice che i loro dirigenti hanno soddisfatto o superato le aspettative quando si tratta d'incoraggiare una buona cultura lavorativa (48%) o di aiutare a sostenere l'equilibrio tra lavoro e vita privata (50%). «Questo è particolarmente vero in Europa occidentale e in Giappone», rileva Adecco.

I dipendenti rivalutano le loro carriere - Infine, i risultati hanno evidenziato che con la motivazione e l'impegno al minimo, meno della metà è soddisfatta delle prospettive di carriera nella propria azienda, quasi due su cinque stanno cambiando lavoro o considerando nuove carriere e il 41% sta valutando di passare a impieghi che garantiscono maggiore flessibilità. «La prevista "grande rassegnazione" non è ancora evidente, ma è il momento per le organizzazioni di riconnettersi con la loro forza lavoro. Inoltre, due terzi dei lavoratori sono fiduciosi che le aziende ricominceranno a fare assunzioni significative, con la sicurezza, la cultura, il benessere e lo sviluppo come aspetti più importanti del lavoro per il futuro» conclude Adecco.

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