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UCRAINALa "trappola" di Kherson, la fuga russa e la "paura" di Putin

13.09.22 - 10:00
La controffensiva di Kiev ha riconquistato 6000 km quadrati di territorio in pochi giorni. E ora? Facciamo il punto
Rueters
La "trappola" di Kherson, la fuga russa e la "paura" di Putin
La controffensiva di Kiev ha riconquistato 6000 km quadrati di territorio in pochi giorni. E ora? Facciamo il punto

IZYUM - Kherson come specchietto per le allodole, per poi invece puntare con decisione in direzione di Kharkiv. Sono queste le due principali direttrici su cui ha trovato slancio la controffensiva ucraina che, nel giro di pochi giorni, ha consentito alle forze di Kiev di riprendersi - secondo le cifre riportate da Hanna Malyar, viceministra della Difesa dell'ex repubblica sovietica - circa 6'000 chilometri quadrati di terreno che era finito in mani russe.

L'avanzata ucraina, lo si è detto più volte, è stata folgorante. Politico oggi scrive che «neanche il Pentagono si attendeva una guerra lampo così rapida», nonostante ai piani alti sapessero in anticipo che Kiev fosse intenzionata e, finalmente, pronta a compiere lo scatto in avanti. Uno slancio che ha sorpreso gli alti funzionari della Difesa a stelle e strisce e, anche questo lo si può dare per certo, ha pure assestato un montante al mento al morale, o a quel che ne rimane considerando i logoranti mesi di stasi, delle linee russe e filorusse. Mappa alla mano, gli ucraini sono riusciti a riprendersi, in meno di una settimana, il "nodo" strategico di Izyum e tutta la zona a est di Kharkiv, spingendo la soglia dell'occupazione russa indietro fino a Kupiansk.

È stata un'offensiva al fulmicotone; alimentata dalle armi occidentali che sono state recapitate in Ucraina - e che, lo ricordiamo, sono tecnologicamente più avanzate di quelle a disposizione delle forze di Mosca - e, soprattutto, dall'acquisita capacità di utilizzarle, che ha richiesto un addestramento ad hoc. E si spiega anche così il fatto che la controffensiva sia scattata solo ora. Gli effetti però sono plateali. E non siamo noi a dirlo quanto tutti quei cronisti ormai assuefatti dal suono delle esplosioni, che in alcune zone però non si sentono più. E quel silenzio, dopo mesi, fa rumore.

Una macchina da guerra arrugginita
Lì dove fino a pochi giorni fa erano presenti in forze i russi, ora sono rimasti i veicoli, le loro armi e l'artiglieria abbandonata. Innumerevoli pezzi della "macchina da guerra" di Mosca. Un segno evidente di come non si possa parlare di una ritirata strategica. È stata una fuga. Di quelle che mettono inevitabilmente in bella mostra la ruggine che incancrenisce quella stessa macchina - peraltro affidata in quella regione alle mani delle milizie, quindi non certo i più qualificati dei reparti militari di Mosca - dove «il marcio è radicato in profondità» scrive l'analista della Cnn, Brad Lendon. «Le perdite russe sono frutto dell'accumulo di molti problemi che già c'erano e che ora si stanno scontrando frontalmente con le forze militari ucraine, che sono state pazienti, ordinate e» soprattutto «foraggiate con miliardi di dollari di equipaggiamento militare occidentale che la Russia non è in grado di pareggiare».

Il ritiro della marea russa, così come era avvenuto la scorsa primavera nella regione che circonda la capitale ucraina - e pensiamo in particolare a Bucha -, sembra aver fatto riemergere nuovi orrori e l'ombra di altri crimini di guerra. In queste prime ore si è parlato di civili seppelliti nei giardini delle proprie abitazioni e di una "camera delle torture" - attrezzata con sedie, nastro adesivo, guanti protettivi e un martello - che è stata scoperta nella città di Balakliya, a est di Kharkiv. Ciò che è effettivamente accaduto dovrà, anche in questo caso, essere chiarito da un'inchiesta indipendente.

La grande domanda del momento, alla quale però - lo diciamo subito - non si può ancora dare una risposta è: la controffensiva ucraina sarà in grado di mantenere il suo momentum positivo? Nell'immediato sembra - lo dice Kiev, Mosca non replica - che la Federazione Russa abbia sospeso l'invio di nuove truppe oltre il confine. E l'armamentario che i russi si sono lasciati alle spalle fornirà con ogni probabilità un surplus di "carburante" nel serbatoio di Kiev per rinvigorire la sua avanzata. Detto questo, il fronte su cui si sta combattendo, perché non vanno dimenticate le regioni più a sud, a ridosso della Crimea, è estremamente dilatato. E un consolidamento nei territori riconquistati, per quanto possibile, non può essere dato per scontato.

Putin all'angolo?
Ma l'evoluzione repentina di questi ultimi giorni ha reso pesante anche l'aria in quel di Mosca, aumentando la pressione sul Cremlino, che tuttavia dal suo mazzo, oltre all'attendismo, può pescare altre carte; dalla mobilitazione generale fino all'extrema ratio di un'escalation nucleare. Ipotesi e scenari che si sviluppano alle spalle di una certezza: Vladimir Putin, anche volendo, non può accontentarsi di quello che ha in mano in questo momento. E non lo può fare perché - ricordiamo che la cosiddetta operazione speciale è in corso da oltre 200 giorni - un "ritiro" in questi termini, per di più dall'Ucraina, sarebbe un'umiliazione per la popolazione russa. E quest'ultima è un'eventualità che suggerisce ben altri scenari. Che fanno tremare anche lo Zar.

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