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RUSSIA
17.01.2022 - 11:200
Aggiornamento : 11:40

Un anno dopo: Aleksey Navalny e i suoi soci vivono «un inferno sulla Terra»

La denuncia di Amnesty International, secondo cui l'oppositore rischia ulteriori 15 anni di prigione

Col senno di poi non sarebbe rientrato in Russia? «Non me ne pento per un secondo», ha detto il diretto interessato

MOSCA - Il 17 gennaio dell'anno scorso, Alexei Navalny è stato arrestato all'aeroporto di Mosca. Da allora, l'oppositore e i suoi sostenitori hanno subito «una campagna di repressione incessante, senza precedenti», che ha reso le loro vite un «inferno sulla Terra».

È la denuncia di Amnesty International, che in un comunicato ha ribadito come la Russia stia da 365 giorni «distruggendo ogni residuo dei diritti alla libertà di espressione e associazione».

Dopo la condanna espressa da un Tribunale di Mosca contro Navalny (il 2 febbraio 2021), «le autorità russe» hanno poi «smantellato le sue fondazioni (quella anti-corruzione e quella per la protezione dei diritti dei cittadini), etichettandole come "estremiste"», ha denunciato l'associazione internazionale.

Rischia altri quindici anni di prigione
Aleksei Navalny sta intano affrontando «ulteriori accuse fasulle», che potrebbero portarlo a dover scontare fino a 15 anni aggiuntivi di prigione (oltre alla sua attuale condanna). È infatti accusato di «oltraggio alla corte, frode e riciclaggio di denaro in relazione alla presunta appropriazione indebita di donazioni alle sue ONG», ha riferito Amnesty. È stato anche accusato di aver creato un'organizzazione che «viola i diritti dei cittadini».

«Le azioni insensibili del Cremlino, che rimane deciso a mettere a tacere e diffamare Aleksei Navalny e i suoi sostenitori, devono finire ora. Più di 360'000 persone in tutto il mondo hanno firmato una petizione creata da Amnesty International che chiede alle autorità russe di rilasciare immediatamente e senza condizioni Aleksei Navalny» ha dichiarato Marie Struthers, direttrice dell'Europa orientale e dell'Asia centrale di Amnesty International.

Lo stesso Navalny, in un post su Instagram, ha dichiarato di non rimpiangere affatto di essere tornato in Russia: «Non me ne pento, neanche per un secondo». «Vi voglio dire di nuovo: non abbiate paura di nulla», «questo è il nostro paese e non ne abbiamo altri».

Perseguiti anche i suoi alleati
Anche «decine di associati e sostenitori di Navalny (coloro che non sono già in carcere) stanno affrontando processi con accuse fasulle. Le autorità hanno etichettato le loro organizzazioni come 'estremiste' e bloccato i loro siti web», ha aggiunto Marie Struthers, 

«Alcuni degli associati di Aleksei Navalny sono riusciti a fuggire dal paese, ma ora temono che i loro parenti in Russia subiscano un destino simile di persecuzione e imprigionamento infondati». Amnesty ha citato l'esempio di Yuri Zhdanov, il padre di Ivan Zhdanov (direttore della Fondazione anti-corruzione), che è stato arrestato con accuse di "falsificazione" e "frode su larga scala" nel marzo del 2021.

«Chiediamo ai leader mondiali, alle organizzazioni internazionali e alle persone di tutto il mondo di aggiungere le loro voci non solo all'appello per l'immediato rilascio di Aleksei Navalny, ma anche per la fine delle brutali rappresaglie contro i suoi sostenitori. Il popolo russo non dovrebbe soffrire per l'implacabile soppressione dei suoi diritti umani». Questo l'appello conclusivo di Amnesty.

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