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QATAR
18.11.2021 - 09:450
Aggiornamento : 13:05

Stadi costruiti col sangue, un Mondiale di contraddizioni

Sfruttamento e morti sul lavoro. La polemica sulla costruzione degli stadi di calcio nel Qatar prende piede.

E c'è chi chiede alla Nazionale svizzera di boicottare i mondiali

di Redazione
L.F.

QATAR - Una qualificazione sfavillante. La Svizzera ai Mondiali dalla porta principale è un altro segnale importante della crescita del movimento e del lavoro di Yakin che ha già in tasca il rinnovo sulla panchina rossocrociata. Si va in Qatar dunque. E torna d’attualità il tema dello sfruttamento del lavoro al centro di mille polemiche e denunce per la costruzione degli stadi e delle infrastrutture nel paese che ospiterà la prossima Coppa del Mondo.

«Non camminate sui cadaveri» - Proprio in un comunicato diffuso nelle ultime ore, Amnesty International afferma che nonostante l’introduzione di nuove norme «la realtà quotidiana di molti lavoratori immigrati rimane difficile». Amnesty denuncia diverse morti non chiarite: «Le statistiche ufficiali del Qatar mostrano che dal 2010 al 2019 sono morti 15.021 stranieri di ogni età e occupazione ma che le cause del decesso sono inattendibili». A questo si unisce la proposta dei giovani socialisti svizzeri che hanno chiesto alla Federazione elvetica di calcio e alla Nazionale di boicottare i mondiali nel Qatar. «La Svizzera non deve camminare sui cadaveri» ha detto la GISO in una nota secondo cui nemmeno la tv dovrebbe trasmettere le partite.

A che prezzo Qatar - Una questione decennale oramai quella dello sfruttamento del lavoro per i Mondiali in Qatar. Era il lontano dicembre 2010 quando il Qatar, un po’ tra lo stupore di tutti, riusciva ad aggiudicarsi l’organizzazione dei Mondiali del 2022. Una scelta doppiamente storica visto che andava ancora una volta a scardinare l’alternanza tra Americhe ed Europa dopo la coppa in Corea e Giappone, ma anche perché stravolgerà i calendari internazionali della prossima stagione con i Mondiali previsti a dicembre. Nell’ultimo decennio il paese ha conosciuto un boom edilizio: stadi, hotel e grattacieli sorgono in mezzo al nulla, nuove strade e metropolitane attraversano il deserto. Ma a quale prezzo?

Negli anni, indagini condotte da giornalisti e organizzazioni quali Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato le flagranti violazioni dei diritti umani commesse dal Qatar nei confronti dei lavoratori migranti da paesi africani e asiatici: Bangladesh, Nepal, Sri Lanka, Pakistan, Ghana, Kenia, India, Filippine. Nonostante nel 2017 la pressione internazionale abbia portato il governo a firmare un accordo con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) i dubbi sulla reale osservanza dei diritti per i lavoratori resta.

La “Città del futuro” che ha rovinato i lavoratori - Come se non bastassero le condizioni di sicurezza inesistenti, lo sfruttamento estremo del lavoro come in una delle tante denunce di Amnesty International che parla di un’azienda ingegneristica coinvolta in alcuni tra i più prestigiosi progetti collegati alla Coppa del Mondo, come Lusail City, la “Città del futuro” che ospiterà la partita inaugurale e la finale, non ha versato migliaia di dollari in stipendi e versamenti pensionistici, mandando in rovina numerosi lavoratori provenienti dall’Asia. Amnesty ha denunciato anche che lo stadio internazionale Khalifa, dove si svolgerà una delle semifinali sarebbe stato costruito grazie allo sfruttamento dei lavoratori migranti, sottoposti a sistematici abusi che in alcuni casi corrispondono a lavori forzati.

Intanto il governo di Doha, sempre in queste ore, ha risposto per le rime smentendo quanto dichiarato da Amnesty: «Il Qatar respinge le affermazioni secondo cui le riforme non sono state tradotte in realtà per centinaia di migliaia di lavoratori immigrati».

Spesi 6,5 miliardi di dollari per otto perle
Qatar 2022 inizierà il 21 novembre e si concluderà il 18 dicembre. Questo per evitare il caldo dei classici mesi estivi in queste zone. Sarà l'ultimo Mondiale con 32 nazionali (dal 2026 saranno 48). Si giocherà in otto stadi (sette nuovi e uno rimodernato) dislocati in cinque città: Doha, Al Khor, Al Wakrah, Ar Rayyan, Lusail. Secondo la Gazzetta dello Sport sono stati spesi qualcosa come 6,5 miliardi di dollari spesi solo per gli stadi e i campi di allenamento. E pensare che dopo il Mondiale molti di questi impianti saranno parzialmente o interamente smantellati. Sette stadi su otto prevedono un impianto di aria condizionata non solo sulle tribune, ma anche in campo. Il più caratteristico è il Ras Abu Aboud, che è composto da 974 containers, di colori diversi perché ogni variazione cromatica ne illustra l'utilizzo (bar, bagni, uffici, lounge, spogliatoi). Allo stadio Al Bayt, che ospiterà l'inaugurazione, ci sono suite con cucina, bagno e camera da letto con vista campo.

AFP
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