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MONDOLa pandemia ha acutizzato le disparità alimentari del pianeta

15.10.21 - 11:28
Chi spreca cibo e chi non ne ha. L'impatto di Covid e tensioni politiche si fa sentire
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La pandemia ha acutizzato le disparità alimentari del pianeta
Chi spreca cibo e chi non ne ha. L'impatto di Covid e tensioni politiche si fa sentire
In occasione della Giornata mondiale dell'alimentazione, che ricorre domani, tutti gli squilibri che pesano sulla bilancia del pianeta.

ROMA - A chi tanto e a chi nulla. È da sempre o quasi così. Ieri come oggi al terzo e quarto mondo sempre più denutrito, con sacche di povertà oramai diffuse in tutto il globo, fa da contrapposizione l’opulenza della realtà occidentale sempre più obesa e sprecona in fatto di cibo. Due facce dalla stessa moneta che anche il Covid ha contribuito ad allontanare ulteriormente. Perché se è vero che, in una prima fase, sembrava che il virus fosse “democratico” nel suo tragico incedere, è altrettanto vero che con il tempo i Paesi più sviluppati ne stanno uscendo meglio, sul piano sanitario ed economico, quindi anche alimentare.

Progressi rallentati - Nel 2020 la pandemia potrebbe aver spinto tra 83 e 132 milioni di persone nella fame cronica, rendendo ancora più lontano l’obiettivo di porre fine alla fame. ll totale delle persone esposte all’insicurezza alimentare acuta a livelli critici o ancora peggiori dovrebbe infatti superare la cifra record di 135 milioni di persone registrata nel 2019. È quanto si legge nel nuovo rapporto “Tracking progress on food and agriculture-related Sdg indicators 2021” della Fao, l'organizzazone dell'Onu basata a Roma, che dimostra come «il Covid-19 ha rallentato i progressi verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) sanciti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, minando decenni di lavoro per lo sviluppo».

La variante talebana del virus - «Gli shock dell’ultimo anno lasceranno strascichi per tutto il 2021 e oltre. Per evitare uno scenario di caso peggiore è necessario intensificare le azioni il prima possibile» ha ammonito Dominique Burgeon, direttore dell’Ufficio per le emergenze e la resilienza della FAO. Ma non c’è solo il covid. Un esempio su tutti, l’Afghanistan in piena crisi dal colpo di Stato dei talebani di metà agosto. «Ci sono 14 milioni di afghani che secondo i nostri parametri vivono in stato d'emergenza, 4 milioni versano in a situazione ancora peggiore. Ciò rappresenta divari estremi nel consumo di cibo, livelli molto elevati di malnutrizione e eccesso di mortalità» è il grido d’allarme lanciato da Rein Paulsen, direttore Fao sul rischio di una forte crisi umanitaria e non solo soprattutto nell'aree rurali, dove il 97% della popolazione è a rischio povertà.

Chi fa scorta, chi si scorda - Stando al rapporto globale della Fao, tra gli altri dati, impressiona il fatto come il sistema alimentare sia allo sbando, con una persona su dieci denutrita e una su quattro in sovrappeso. Il paradosso sta nel fatto che mentre, da una parte, si patisce la fame dall’altra regnano gli sprechi. Ogni anno circa il 14% della produzione globale di cibo va perduta prima di raggiungere i consumatori. Gli sprechi però, come dimostra il rapporto Waste Watcher G8, spesso avvengono una volta che il cibo è già stato acquistato. Secondo il rapporto Waste Watcher G8, uno dei motivi più diffusi è che le famiglie si dimenticano di quanto cibo hanno comprato.

Le cifre dello spreco - Dalla ricerca, condotta su campioni di cittadini in Italia, Russia, Cina, Stati Uniti, Spagna, Germania, Regno Unito e Canada, emerge che i motivi principali per lo spreco di cibo a livello domestico sono simili in tutto il mondo. Secondo il rapporto, il 44% delle famiglie dimentica la data di scadenza dei prodotti, il 40% ne acquista quantità troppo grandi e il 33% cucina troppo cibo, dovendolo così poi buttare via. Si tratta di un dato che stride con il contesto globale, nel quale sono 2,37 miliardi le persone che non hanno avuto accesso a un’alimentazione sana nel 2020, in aumento di quasi 320 milioni in un anno.

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