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UNIONE EUROPEA
10.03.2021 - 19:550

L'Ue, tra polemiche e accuse, ha esportato 34 milioni di vaccini

Nel quadro di una situazione vaccinale tutt'altro che rosea, le cifre dell'export fanno discutere

BRUXELLES - L'Unione europea ha finora esportato oltre 34 milioni di vaccini anti-Covid verso 31 Paesi, inclusi 9,1 milioni alla Gran Bretagna, 954 mila agli Stati Uniti e 3,9 milioni al Canada.

In un continente che lamenta una carenza di vaccini e nel pieno della polemiche con alcune case farmaceutiche - accusate di non rispettare gli impegni assunti - sono numeri importanti, soprattutto se rapportati alla fotografia della situazione vaccinale europea: in tutta l'Ue finora sono stati distribuiti 55 milioni di sieri, mentre 42,7 sono state le somministrazioni, secondo gli ultimi dati dell'Ecdc.

Il dato è filtrato da un documento distribuito agli ambasciatori presso l'Ue a pochi giorni dalla decisione dell'Italia, avallata da Bruxelles in base al nuovo regolamento sull'export, di bloccare 250 mila dosi di AstraZeneca verso l'Australia. Ed è destinato a far discutere.

Oltre manica, c'è chi gongola

In tutto questo, il Regno Unito si gode il vantaggio accumulato su qualunque altro Paese europeo e rispedisce al mittente a muso duro le recriminazioni di chi è partito tardi o è rimasto indietro. Negando in tono categorico i sospetti del presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel, secondo cui Londra e Washington avrebbero allungato il passo anche attraverso un blocco de facto dell'esportazione degli antidoti sfornati nei rispettivi territori.

«Il Regno Unito non ha bloccato un singolo vaccino o una componente» vaccinale, ha replicato il premier britannico Boris Johnson. «Siamo contrari al nazionalismo sui vaccini in ogni forma», ha poi ribadito, intimando perentoriamente a Michel di ritirare le sue affermazioni.

Un vantaggio frutto solo, nelle precisazioni di Londra, della maggiore rapidità con cui il governo e l'agenzia del farmaco d'Oltremanica hanno saputo approvare i primi vaccini e chiudere i contratti con le aziende farmaceutiche coinvolte; oltre che - nel caso del siero AstraZeneca, sviluppato dall'università di Oxford - accollarsi gran parte del finanziamento iniziale della ricerca. Le parole di Michel erano state del resto già bollate nelle ore precedenti come «completamente false», in una lettera ad personam, dal ministro degli Esteri, Dominic Raab.

Le accuse...poi frenate

Una correzione alla fine è arrivata, almeno nei termini d'una frenata, da parte di un portavoce della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: il quale si è ben guardato dallo smentire Charles Michel, ma anche dal difenderne la sparata polemica. E ha anzi ammesso come von der Leyen avesse in effetti avuto già da «qualche tempo rassicurazioni» da Johnson sul fatto che «il Regno Unito non stesse adottando alcuna misura» restrittiva «rispetto alla fornitura di vaccini all'Unione Europea».

Incalzato dai giornalisti britannici su Michel, il portavoce s'è poi limitato a dire di non voler «commentare le dichiarazione di altri». Anche se in generale ha insistito nel giustificare la minaccia di un possibile stop dell'export degli antidoti di produzione europea da parte di Bruxelles in nome di una più vaga reciprocità verso il comportamento di altri imprecisati Stati.

«L'Ue - ha puntualizzato al riguardo - rifornisce ed esporta vaccini in tutto il mondo e questo non è sempre vero per tutti i nostri partner. Vogliamo continuare ad avere questo ruolo, ma a patto che le società farmaceutiche che hanno contratti con noi li rispettino in modo che tutta la catena di rifornimento globale resti aperta».
 

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ciapp 3 mesi fa su tio
UE un fallimento totale vergogna
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