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EUROPA
04.01.2021 - 21:210

Gran Bretagna di nuovo in lockdown, chiuse anche le scuole

Al di là della Manica è stato adottato il livello massimo d'allerta. Anche in Germania il lockdown sarà prorogato.

Obbligo di restare a casa che verrà esteso anche in Austria. In Francia è polemica per la lentezza della campagna di vaccinazioni.

LONDRA - L'Europa si blinda sempre di più per resistere alle folate invernali della pandemia, in attesa che i vaccini facciano effetto: la Gran Bretagna, travolta dalla variante del virus, ha adottato il livello massimo di allerta, un sostanziale lockdown, e chiuderà le scuole fino a febbraio. Mentre la Germania è decisa a prolungare il blocco nazionale fino al 31 gennaio.

Nuovo lockdown in Gran Bretagna - La situazione sul fronte dei contagi appare fuori controllo nel Regno Unito: dopo una settimana sopra i 50mila casi al giorno, oggi si è raggiunto il nuovo picco di 58.784 contagi (a fronte di 430 mila tamponi). Per il governo quindi occorre agire subito, e Boris Johnson ha deciso di rivolgersi direttamente alla nazione per annunciare un'ulteriore stretta che era nell'aria da giorni e che prevede un livello di allerta 5 - praticamente il terzo lockdown nazionale - e una stretta senza precedenti anche nelle scuole fino a metà febbraio. Mentre la Scozia, in autonomia, ha già reimposto il confinamento a partire dalla mezzanotte.

«Nuova variante allarmante» - Johnson ha definito «allarmante» la cosiddetta variante inglese, più contagiosa «dal 50% al 70%» del precedente ceppo e ha parlato di un aumento dei ricoveri in ospedale del 40% maggiore rispetto alla prima ondata di aprile. Il premier ha annunciato anche la chiusura - da domani - di tutte le scuole dell'Inghilterra, sia elementari sia secondarie, con il passaggio per le prossime settimane delle lezioni esclusivamente online da remoto.

Germania chiusa fino al 31 gennaio - Il lockdown, in Germania, sarà prorogato fino al 31 gennaio, con la chiusura di scuole, bar, ristoranti e molti negozi. Il governo federale e i 16 Länder sono d'accordo sul fatto che l'epidemia è ancora troppo aggressiva. E gli stessi medici hanno rilevato che la stretta nazionale adottata il 16 dicembre non ha ancora prodotto risultati tangibili. L'obbligo di restare a casa verrà esteso anche in Austria, fino al 24 gennaio. In Spagna, la Catalogna chiuderà per 10 giorni, con tutto il Paese che parla già di terza ondata.

Francia in ritardo - L'Ue, nel suo complesso, sconta una generale lentezza nella campagna di vaccinazioni, con punte disastrose registrate in Francia, che nei primi 5 giorni ha effettuato poche centinaia di vaccinazioni, anche se il ministro della Salute Olivier Véran si è affrettato ad annunciare migliaia di dosi inoculate nella giornata di oggi dopo che il presidente Macron è andato su tutte le furie. In alcuni Paesi si sta pensando peraltro di seguire l'esempio della Gran Bretagna, estendendo l'intervallo tra la prima e la seconda dose per coprire un maggior numero di persone. Ma una significativa accelerazione avverrà soltanto con il via libera ad altri sieri, oltre quello della Pfizer che al momento è l'unico ad essere utilizzato tra i 27.

Forniture insufficienti - Su questo fronte diverse cancellerie, a partire da Berlino, hanno fatto pressione sull'Ema. L'Agenzia europea del farmaco ha anticipato a oggi una riunione per la possibile autorizzazione al prodotto dell'americana Moderna. Ma l'attesa luce verde non è arrivata e la decisione è slittata a mercoledì. Il nodo principale è quello delle forniture insufficienti. La Commissione Ue in questa fase sta negoziando con la Pfizer per ottenere più dosi oltre le 300 milioni che si è già assicurata. Inoltre vuole aumentare la fornitura di Moderna da 80 a 160 milioni di dosi. Bruxelles ha chiuso accordi con 6 compagnie farmaceutiche per quasi due miliardi di dosi, una volta che arriveranno le autorizzazioni, ha ricordato un portavoce. Il problema attuale, ha tuttavia osservato, è «una questione di capacità produttiva, che riguarda tutti».

Da questo punto di vista, la disponibilità dei vaccini diventa inevitabilmente una questione politico-strategica. Basti pensare ad esempio che l'India, il principale produttore di vaccini al mondo, ha deciso di vietare l'export dell'AstraZeneca (ne ha già pronte 60 milioni di dosi) per dare priorità assoluta alla sua popolazione nei prossimi mesi.

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