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CINACoronavirus, Pechino vieta (anche) il commercio di animali selvatici

26.01.20 - 08:57
Intanto l'epidemia non si ferma, anzi accelera: l'ultimo bollettino parla di 56 morti e quasi duemila contagiati
keystone-sda.ch / STF (FACUNDO ARRIZABALAGA)
Coronavirus, Pechino vieta (anche) il commercio di animali selvatici
Intanto l'epidemia non si ferma, anzi accelera: l'ultimo bollettino parla di 56 morti e quasi duemila contagiati

PECHINO - La Cina ha annunciato un divieto temporaneo al commercio di animali selvatici mentre il Paese lotta per contenere l'epidemia di coronavirus che si ritiene sia stato generato in un mercato che vendeva animali selvatici come cibo.

L'allevamento, il trasporto o la vendita di tutte le specie di animali selvatici è vietato «dalla data dell'annuncio fino alla fine della situazione epidemica nazionale», si legge in una direttiva congiunta di tre agenzie di alto livello, tra cui il ministero dell'Agricoltura.

Nel frattempo il coronavirus non si ferma, anzi accelera il contagio e l'ultimo bollettino «di guerra» parla di 56 morti e quasi duemila contagiati.

C'è una prima vittima a Shanghai e una delle maggiori piazze finanziarie mondiali trema per il possibile contagio con 40 casi accertati. Dopo Pechino, Tianjin, Xi'an e la provincia di Shandong hanno proclamato lo stop dei mezzi pubblici a lunga percorrenza.

La città cinese di Shantou ha invece ribaltato stamani un precedente annuncio in cui le autorità affermavano che sarebbe stata isolata come parte degli sforzi per controllare la diffusione del coronavirus.

Le autorità adesso precisano che il trasporto pubblico sarà temporaneamente sospeso, ma che «non avrebbero limitato l'accesso dei veicoli» o delle persone. La decisione, per la quale non è stata data nessuna spiegazione, giunge a poche ore dall'annuncio in cui le autorità affermavano che l'ingresso nella città di 5,6 milioni di persone, a 1'100 chilometri a sud di Wuhan, l'epicentro dell'epidemia, sarebbe stato vietato.

Chiude anche Disneyland Hong Kong, gli americani avviano l'evacuazione dei propri connazionali, mentre la Peugeot quella del proprio staff.

Intanto c'è un primo caso anche in Canada. Si tratta di un uomo sui 50 anni che ha viaggiato nella città cinese di Whuan e che ora si trova in ospedale a Toronto. Si attende la conferma dagli ulteriori esami.

Il presidente Xi Jinping ha ammesso che la situazione è «grave» e l'epidemia «accelera». Ma assicura: «Ce la faremo».

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