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CANTONELe Isole di Brissago, acque (dolci) di pirati

17.12.21 - 10:45
Ne parla il romanzo storico “I Pirati del Lago Maggiore”, firmato da Marco Bazzi e pubblicato da Fontana Edizioni
Tipress/Fontana Edizioni
Le Isole di Brissago, acque (dolci) di pirati
Ne parla il romanzo storico “I Pirati del Lago Maggiore”, firmato da Marco Bazzi e pubblicato da Fontana Edizioni

LUGANO - L'avreste detto mai che il Lago Maggiore e le isole di Brissago fossero... acque di pirati? A raccontarne le gesta, fra storia e finzione romanzata, il nuovo libro di Marco Bazzi, edito da Fontana Edizioni, e illustrato da Tanja Bassi Meregalli. Ne abbiamo parlato proprio con l'autore.

Parto di getto parlando del tema che è anche il titolo del libro: “I Pirati del Lago Maggiore”, mi sembra una parentesi curiosa e di cui si sa pochissimo della storia del nostro Cantone...

In effetti è una storia “sommersa”. Però va ricordato che già nel Quattrocento sul Lago vi furono dei pirati, i fratelli Mazzardi, che da Cannobio sfidarono il potere del Ducato di Milano. E ne accenno nel romanzo.

L’idea mi è venuta quando mio cugino, Ilario Fidanza, che purtroppo non è più tra noi, mi affidò alcune fotocopie di manoscritti del Cinquecento trovati nell’archivio parrocchiale nei quali si parlava della faida scoppiata a Brissago dopo l’adesione del Comune alla Confederazione. Adesione di cui ricorre quest’anno il Cinquecentesimo. Ho ripreso in mano queste vicende circa un anno e mezzo fa con l’intento di tradurle in un romanzo.

Ho individuato due protagonisti centrali: Giovanni Baciocchi, il pirata, e Giacomo Rinaldi, il bandito. Entrambi sono realmente esistiti, il primo era esponente di una famiglia che parteggiava per gli Svizzeri, il secondo sognava il ritorno di Brissago sotto il dominio del Ducato di Milano, e si era alleato con feroci banditi che imperversavano a cavallo del confine, di cui cito nomi e cognomi. La storia inizia di fatto con la nascita, in circostanze tragiche, di Giovanni Baciocchi, il 7 ottobre del 1571, giorno della battaglia di Lepanto…

Se non sbaglio questo è il tuo primo romanzo storico, quali sono state le sfide? Nel comunicato parli di «fonti frammentarie», com'è stato il tuo lavoro di ricerca? 

Esatto, in realtà è anche il mio primo vero romanzo. La sfida principale è stata quella - partendo da frammenti di cronache dell’epoca, da documenti delle Diete svizzere e da qualche manoscritto scarabocchiato - di definire il quadro in cui si svolge il racconto cercando di rispettare il principio della verosimiglianza storica. E su questo canovaccio si innesta la finzione.

Per quanto riguarda le ispirazioni letterarie, ti sei fatto influenzare da qualche autore in particolare?

Mi sono ispirato a diversi autori, da Italo Calvino a Mo Yan, da Alessandro Baricco a José Riço Direitinho, autore del bellissimo Breviario degli istinti malvagi, ma anche a tutto l’universo immaginario di García Márquez. Libri che mi hanno accompagnato e guidato durante la scrittura. Non si può scrivere senza leggere.

Immaginarsi un cantone d'altri tempi - fra conflitti politici, controriforma e superstizioni - sembra molto complesso. Come hai strutturato il tuo mondo narrativo?

Cito l’incipit del mio prologo: «Scrivere questa storia è stato come entrare in una macchina del tempo senza sapere esattamente dove sarei finito e cosa avrei trovato». 

Ho svolto lunghe ricerche su costumi, armi, navi, nomi di luoghi e di persone, eventi e usanze dell’epoca… Poi ci ho messo molta fantasia, e per me è stato come vivere davvero accanto ai personaggi del romanzo: ho visto i loro volti, ho sentito le loro voci e le loro passioni.

Sullo sfondo ci sono la guerra di religione tra cattolici e protestanti, la figura di San Carlo, la peste, la caccia alle streghe, le credenze popolari, tra diavoli e lupi mannari…

Per caso c'è finito anche un po' di Ticino contemporaneo?

Se vogliamo cercare un aggancio con il Ticino di oggi, beh, direi che la faida continua, per fortuna in forme meno violente e non armate. Ma ci sono anche valori positivi che si possono declinare al presente, come il desiderio di libertà, di autodeterminazione e d'indipendenza dal potere centrale, che animano la gente del mio paese, Brissago, e larga parte della popolazione ticinese.

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