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06.12.2017 - 19:030

Assolto l’ergoterapista: «Erano massaggi terapeutici, non atti sessuali»

Prosciolto da tutte le accuse l'operatore sanitario ticinese processato per molestie su sei pazienti, lo Stato lo rimborserà con 275mila franchi

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LUGANO - Uno dei pazienti aveva affermato che l’ergoterapista lo aveva masturbato e poi pulito con un asciugamano. Sul telo, però, la scientifica non ha trovato tracce di sperma. È su questa e altre contraddizioni delle presunte vittime che la Corte delle assise criminali di Locarno, riunite a Lugano, ha basato la propria decisione: assolvendo il professionista ticinese di 52 anni. L’uomo era stato accusato di aver commesso abusi sessuali su sei pazienti, ma solo due di questi lo avevano espressamente denunciato. Quattro, invece, hanno negato di aver subito molestie. Il procedimento si è quindi incentrato sulla credibilità dei due accusatori privati, a cui Rosa Item non ha creduto, per le evidenti «contraddizioni e l’incoerenza del racconto».

Per uno di questi: «A fronte di una versione dell’accusatore privato smentita da elementi oggettivi, quella dell’imputato non è mutata», ha detto la giudice. «La Corte non ha raggiunto il granitico convincimento che i fatti siano avvenuti» così come raccontato nell'atto d'accusa. Per il secondo, invece, i giudicanti hanno riscontrato evidenti «discrepanze» nelle versioni. Inoltre alcuni degli atti sessuali descritti dalla seconda presunta vittima, la Corte ha giudicato che in nessuna delle occasioni descritte sono stati riscontrati degli atti sessuali: insomma si trattava di normali trattamenti terapeutici. È mancato, inoltre, «l'atto coercitivo», perché tra ergoterapista e paziente vi era sì fiducia, ma non abbastanza per essere qualificata come una superiorità tale da essere parificata alla violenza. Per questi motivi la Corte ha pienamente prosciolto il terapista dai reati riguardanti questi pazienti.

Per gli altri clienti, invece, «si tratta di massaggi terapeutici e non di atti sessuali», ha detto Rosa Item. La presidente della Corte ha ripercorso le numerose tecniche terapeutiche contestate dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, che aveva chiesto una condanna a 4 anni e 3 mesi. In quasi nessun caso le pratiche sono parse dubbie ai giudicanti. Ma anche nei casi in cui le manovre potevano lasciar intravvedere secondi fini, la corte ha espresso dubbi che si potesse attribuirvi «una valenza sessuale». Anche per il reato di pornografia è stato assolto su tutta la linea anche perché già la Polizia aveva escluso che si potesse provare la visione di materiale pedopornografico.

La Corte ha riconosciuto un rimborso di 275mila franchi, tra perdita di guadagno, spese legali, torto morale e ingiusta carcerazione.

La procuratrice pubblica Margherita Lanzillo ha già annunciato che ricorrerà in appello.

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