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GAMES
06.04.2016 - 12:000

Salt and Sanctuary: un incubo bonsai

"Dark Souls 3" è alle porte, per affilarsi gli artigli non c'è niente di meglio dell'ultimo gioiellino di Ska Studios

 

Ci si rende conto che un titolo è entrato nell'Olimpo dei games quando (molti) altri titoli cominciano a prenderne (più o meno a piene mani) spunto. Si sapeva già che con il super-ostico gioco d'azione/di ruolo "Dark Souls" (2012) From Software aveva fatto qualcosa di grande ma i frutti di tutto ciò stanno cominciando a maturare solo ora.

Emuli demoniaci - A fare del "soulslike" ("stile souls", ndr.) una vera e propria nuova tendenza sono stati gli indie, da sempre più permeabili e reattivi agli stimoli. Molti, infatti, i lavori in cantiere (o quelli già sfornati) da studios indipendenti che hanno preso vari pezzucci  dal capolavoro assoluto di Hidetaka Miyazaki riassemblandoli in maniera più o meno inventiva (fra questi mi sento di consigliare "Wyward Souls" per iOS). "Salt and Sanctuary", realizzato per Playstation 4 dalla mini-compagnia quasi a gestione familiare Ska Studios, è un omaggio tanto sperticato da sembrare un plagio e, forse anche per questo, di qualità estrema.

Come una eco - Se in "Dark Souls" tutto ruotava attorno alle anime (le "souls", appunto), nel titolo dei ragazzi di Ska la valuta base con cui misurare la propria crescita è il sale (in inglese "salt" che si legge /solt/ quasi come /sowls/ per "souls"). Quella dell'omofonia, similitudine per eco, è un po' la chiave di lettura per "Salt and Sanctuary" che riduce tutto il pacchetto di incubi, esplorazione dell'oscurità e lotte con boss spietati, di una dimensione.

Incubo bidimensionale - Insomma, prendete "Castlevania" (ve lo ricordate?) e incrociatelo con uno qualsiasi dei titoli di From Software e il risultato sarà proprio questo. Un bonsai dell'orrore con tantissime piattaforme e azione al cardiopalma. Una riduzione, quella operata in Salt and Sanctuary, solo di principio perché il titolo è immenso e complesso richiede un discreto numero di ore per essere vinto. Il fatto di essere in 2D, per contro, snellisce l'accesso al gioco e ne permette una giocabilità più saltuaria e spizzicata perfetta per chi non ha poi tantissimo tempo libero (non è un caso che ne debba arrivare presto una versione per PS Vita) .

Sistema familiare - La storia è un semplice e pretesto: siamo naufraghi su di un'isola misteriosa (e che si svelerà infernale) e dobbiamo recuperare una principessa, tutto qui. Una semplice spintarella per vincere l'inerzia: poi è tutta discesa. Più o meno, considerando la curva di difficoltà. Il sistema di classi è liquido e permette la più completa customizzazione della nostra/o eroina/eroe. Tutti gli ambienti di gioco (piacevoli alla vista) riecheggiano, come menzionato prima, in maniera familiare.

Più "vero" dell'originale? - Proprio per l'estremo amore per "Dark Souls" di chi l'ha sviluppato, "Salt and Sanctuary" è più vicino ai "Souls" originali che non l'altrettanto ostico (ma per certi versi più accessibile) "Bloodborne". Ai fan della serie, quindi, potrebbe addirittura risultare più autentico del nuovissimo "Dark Souls 3" (atteso con ansia per l'11 aprile). Si tratta senz'altro di un piatto prelibato ma pericoloso, quasi come il  fugu (pesce-palla orientale, ndr.): dal sapore sopraffino ma irto di spine (e veleno). Insomma, tuffatevici subito, ma solo se sapete cosa state per mettere sotto i denti. 

 VOTO: 9

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