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TERRITORI PALESTINESI
06.12.2017 - 16:080

Gerusalemme: bruciate bandiere Usa

In diverse località sono stati organizzati cortei di protesta contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele. I palestinesi si rivolgeranno all'Onu

GAZA - Malgrado l'ondata di maltempo, in diverse località di Gaza e della Cisgiordania sono stati organizzati oggi cortei di protesta contro la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele.

L'agenzia di stampa palestinese Wafa precisa che a Gaza migliaia di persone si sono raccolte nella piazza del milite ignoto dove hanno scandito slogan ostili agli Stati Uniti. Sul web sono comparse immagini di bandiere americane date alle fiamme.

La Wafa aggiunge che negli istituti scolastici gli insegnanti si sono soffermati con i loro allievi sull'importanza di Gerusalemme per la causa palestinese e hanno fornito aggiornamenti sugli ultimi sviluppi politici.

In protesta contro la politica dell'amministrazione Trump sono stati proclamati nei Territori tre giorni di 'collera' che culmineranno venerdì con le preghiere nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme. La polizia di Gerusalemme è stata posta in stato di allerta e la scorsa notte ha compiuto l'arresto preventivo di un dirigente locale di al-Fatah.

I palestinesi si rivolgeranno all'Onu - I palestinesi intendono ricorrere all'Onu contro la decisione del presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele che «viola la legge internazionale».

Lo ha detto Nasser al Qidwa dirigente di al Fatah, citato dall'agenzia Wafa, secondo cui la mossa americana «è un attacco ai diritti nazionali palestinesi, in particolare a quello di stabilire il suo stato. Oltre ad essere un attacco ai diritti di cristiani e musulmani nella città occupata di Gerusalemme».

Secondo la stessa agenzia, citata dalla Maan, il presidente Abu Mazen ha inviato una lettera urgente al segretario generale dell'Onu Antonio Guterres per chiedere il suo intervento contro la decisione Usa. Abu Mazen - che dovrebbe parlare questa sera stessa dopo l'intervento di Trump - ha quindi sollecitato le fazioni palestinesi ad una immediata «riconciliazione mettendo da parte ogni contrasto in modo da fronteggiare i gravi pericoli a tutti i livelli per la causa palestinese».

Leader cristiani: «Aumenterà la violenza» - I leader cristiani di Gerusalemme sono certi che i passi che Donald Trump si accinge a intraprendere «aumenteranno l'odio, il conflitto, la violenza e le sofferenze a Gerusalemme e in Terra Santa».

Lo dicono in una lettera inviata al presidente Usa nove responsabili delle chiese cristiane, tra cui Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino, e padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa.

«Il nostro consiglio - aggiungono - è di continuare a riconoscere lo status quo a Gerusalemme. Ogni cambiamento improvviso provocherebbe danni irreparabili».

A Beirut colloquio Hariri-Hamas - Il rappresentante in Libano del movimento palestinese Hamas, Ali Baraka, è stato ricevuto oggi dal primo ministro Saad Hariri, al quale ha chiesto di «sostenere la causa di Gerusalemme e la causa palestinese per denunciare la posizione americana», dopo che il presidente Usa Donald Trump ha preannunciato il riconoscimento della stessa Gerusalemme come capitale di Israele.

Baraka ha consegnato a Hariri un messaggio del capo dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh.

«Consideriamo la decisione americana - ha detto Baraka, secondo quanto riferito dall'ufficio stampa del premier libanese - un'aggressione non soltanto contro il popolo palestinese ma anche contro la nazione araba e palestinese e contro i sacri siti musulmani e cristiani».

Il rappresentante in Libano ha aggiunto che per questi motivi Hamas fa appello per «una posizione unita araba e islamica per affrontare la posizione americana e per difendere la causa di Gerusalemme e palestinese».

Hariri, ha detto ancora Baraka, ha assicurato che «lo Stato libanese rifiuta la giudaizzazione di Gerusalemme e la decisione americana e adotterà misure diplomatiche e politiche con gli Stati arabi e islamici e la comunità internazionale per sostenere la causa di Gerusalemme araba rifiutando la decisione americana».

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